La discussione a proposito dell'arte pubblica non è certo una novità, ma se la natura degli interventi artistici in luoghi pubblici è andata cambiando radicalmente, come è effettivamente avvenuto, allora l'argomento si fa interessante. Finora, infatti, i lavori in ambito pubblico sono stati realizzati all'interno di una sfera protetta come quella espositiva, che oltre a mantenere le performance in un ambito di eccezionalità, si rivolge soprattutto ad un pubblico selezionato di appassionati ed esperti, oppure sono stati promossi autonomamente dagli stessi artisti, come volontaria forma di interferenza, senza alcuna possibilità di ricezione allargata. Oggi le cose stanno cambiando e sono sempre più spesso le istituzioni comunali e provinciali a farsi committenti di opere pubbliche, con la speranza che queste possano essere anche strumento di trasformazione, o comunque di dialogo comunitario. Se il caso piemontese è notevole, con il finanziamento di numerosi progetti di sviluppo sociale che prevedono la realizzazione di lavori site specific capaci di far riflettere attorno alla particolarità del luogo in questione, la Toscana da qualche tempo a questa parte sta attuando diverse iniziative rilevanti che sorprendono, forse, ancora di più. Regione legata alla fama di una storia artistica senza paragoni, gravata da un confronto estremamente duro con il passato, la Toscana sta cominciando a investire sulla creazione di un'identità declinata al presente, differenziandosi dunque dall'atteggiamento nazionale più in voga, di sostanziale disinteresse per le possibilità offerte dalla produzione artistica, tanto più se contemporanea. Nell'attuale edizione di Tusciaelecta, Arte contemporanea nel Chianti, ben sette comuni, da Castellina a San Casciano, da Tavernelle a Greve, si sono impegnati per ospitare progetti ideati da alcuni degli artisti più interessanti del momento, tra i quali Tony Ousler, Alicia Framis, Renée Green e Antony Gormley, nell'area italiana a maggior tasso di turismo internazionale (A cura di Arabella Natalini, fino al 6 luglio 2001, catalogo Maschietto Editore). Estremamente differenti l'uno dall'altro per modalità e linguaggio, tutti i progetti sembrano essere accomunati dalla medesima volontà di riuscire a comunicare con un pubblico il più possibile stratificato, sembrano essere stati selezionati per motivi di natura estetica, ma anche per una forte capacità relazionale. Non a caso nelle passeggiate preparatorie che la curatrice, Arabella Natalini, ha voluto fare con ciascuno degli artisti, alla ricerca dei luoghi più congeniali per ogni lavoro, sono stati scelti punti focali della vita cittadina, come piazze e strade frequentate e persino mezzi pubblici, allo scopo di inserire le opere nel fluire della vita comunitaria e di suggerire, contemporaneamente, una diversa percezione. Se, per esempio, Franco Vaccari è riuscito a trasformare il triste monumento a Giovanni di Verrazzano che campeggia nella piazza di Greve, sovrapponendo l'effigie dell'illustre scopritore della Baia di Hudson con un attuale scorcio di New York, tanto che i passanti non smettono di sorprendersi all'improvviso animarsi tridimensionale dell'immagine, Cesare Pietroiusti ha affrontato la storia più piccola, locale, trattandola con una (divertita) deferenza che generalmente si riserva a quella con la s maiuscola. Linea Greve-Panzano, otto luoghi e storie, con «un'opera in movimento» e un'altra statica, ridisegna una mappa locale a partire dal racconto di quegli avvenimenti che, sebbene epici per gli abitanti, mai troveranno spazio in una cronaca ufficiale. Sugli autobus Sita (particolarmente divertente il libretto ufficiale della compagnia che ospita con tutti gli orari anche il racconto del tour), durante il tragitto che da Greve porta a Panzano, il conducente illustra ai passeggeri siti solo in apparenza banali, in realtà teatri di eventi assolutamente degni di nota. C'è lo stadio che ospita le partite della Grevignana, per esempio, anche quelle della gloriosa squadra femminile che nel 1998 vinse il campionato italiano di serie C contro avversarie come il Torino e il Bologna. Oppure c'è il punto della finta lepre, dove nella primavera del 1964 molti, ignari, automobilisti si fermarono speranzosi di mangiare l'appetitoso animale, fatto in realtà di paglia imbottita e sapientemente presentato. Mobile anche il lavoro di Nicola Pellegrini, che ha scelto di mettere in movimento le quattro pareti domestiche, non prima però di averle abbattute: è un interno perfettamente arredato quello che si muove su un autocarro per il Chianti ad accogliere, non più i soliti meccanismi familiari, ma le storie dei tanti lavoratori stranieri arrivati in Toscana alla ricerca di nuove possibilità. In questo modo Pellegrini, con la sua capacità di operare efficacemente lungo una linea di confine tra il linguaggio televisivo e quello artistico, riesce a ribaltare ogni abituale prospettiva: ad essere «incorniciata» non è più l'immobilità da cartolina della campagna toscana, ma sono le storie di vita degli immigrati. Rappresentata in un set da serial televisivo non è più la quotidianità della famiglia tipo, ma quella di chi ancora fatica ad ottenere i diritti primari vantati dalla nostra società. Meno contaminati, infine, i lavori di Eva Marisaldi e Massimo Bartolini. Mentre Marisaldi propone una raffinata e minimale sala di lettura nel parco pubblico di Radda in Chianti, separata dalla strada con un pannello interamente disegnato (sono entomologi che scuotono degli alberi ad essere rappresentati, perché la lettura, dovrebbe, appunto, scuotere ed elevare), Conveyance di Bartolini, che bisogna scovare percorrendo un sentiero boscoso a partire dal «pallaio» di Tavernelle Val di Pesa, è intenzionalmente destabilizzante: si tratta di una panchina circolare oppure, forse, di una fontana che sul fondo, come un oggetto di design all'avanguardia, ospita un abat-jour.
Artisti attuali nelle antiche terre del Chianti
L'arte pubblica sta cambiando radicalmente, con le istituzioni comunali e provinciali che si rendono conto della sua importanza come strumento di trasformazione e di dialogo comunitario. In Toscana, la regione legata alla fama di una storia artistica senza paragoni, stanno attuando diverse iniziative per creare un'identità declinata al presente. Nel corso dell'edizione di Tusciaelecta, Arte contemporanea nel Chianti, sette comuni hanno ospitato progetti ideati da artisti come Tony Ousler, Alicia Framis, Renée Green e Antony Gormley.
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