Arriva Jeff Koons al Museo Nazionale di Napoli e, immediata, scatta il meccanismo di associazione di idee con la mostra - sempre all'Archeologico - di Francesco Clemente: sarà un evento artistico o mondano? Il "privato" di Koons sposato con la pornostar, e perfino deputata, Ilona Staller meglio nota come «Cicciolina», poi rapidamente divorziato dopo una furiosa lite giudiziaria (e tante furiosissime liti nel corso delle quali sono andate distrutte le opere, ispirate al Kamasutra, dei rapporti sessuali tra i due appassionati coniugi) per l'affidamento del figlioletto, Ludwig, rapito dalla donna a New York - come la sua appartenenza al variegato mondo dell'arte-spettacolo enfatizza l'aspetto per così dire di contorno a quella che in ogni caso resta un'esposizione d'arte di grandissimo richiamo. Quella che si inaugurerà il 9 giugno prossimo, infatti, sarà la prima personale dell'artista concettuale americano in un museo italiano. In mostra vent'anni di lavoro di uno dei più noti esponenti della scena artistica internazionale, un ex giovanotto che faceva il broker a Wall Strett e che un giorno (albori anni '80) lasciò la Borsa e il mondo finanziario esponendo da Liliana Sonnabend, a New York, riscuotendo i consensi dei critici ed inserendosi nel solco di Andy Warhol, di cui legittimamente, da molti è ritenuto l'unico vero erede. Koons è stato insignito nell'aprile 2002 della Legion d'Onore per le Arti. Ha avuto, per le sue grandi retrospettive, negli ultimi dieci anni sedi prestigiose tra cui lo Stedelijk Museum di Amsterdam e il Museum of Modern Art di San Francisco. Sue monumentali sculture floreali sono installate al Guggenheim di Bilbao, al Rockefeller Centre, al Palazzo dei Papi di Avignone. Sarà dunque un evento d'arte questa venuta a Napoli di Jeff Koons, promossa dalla Regione e della Soprintendenza per i Beni archeologici nell'ambito degli «Annali delle Arti» ideato e diretto da Achille Bonito Oliva e a cura di Eduardo Cicelyn. Accanto alla mostra (fino al 15 settembre, curata da Mario Codognato ed Elena Geuna, organizzata da Civita: seguiranno quelle di Anish Kapoor e Richard Serra), e fatalmente più interessanti dal punto di vista mediatico per il grosso pubblico, c'è il coté di richiamo mondano che prevede una cena di beneficenza domenica 8 giugno: è a pagamento, non ci dovrebbero essere i problemi di richiesta di partecipazione (se ne parla ancora, numerosi gli esclusi, come gli "imbucati"...) registrati in occasione della mostra di Francesco Clemente. Jeff Koons è membro attivo della Icmec, un'organizzazione impegnata su scala mondiale nella ricerca di bambini scomparsi e vittime di abusi e si autofinanzia con in contributo di numerosi soci, artisti, mecenati, benefattori: si pagherà 800 euro (1.200 a coppia) per sedersi ai tavoli della Sala Farnesiana, dove si svolgerà la cena alla quale è prevista la presenza di Susanna Agnelli, Yoko Ono, nobildonne note alle cronache rosa, il presidente della Camera dei Deputati, Casini, altri parlamentari (pagheranno anche loro, è stato assicurato). Ma il carnet è destinato a riempirsi di nomi famosi man mano che ci si avvicinerà alla data. Due giorni, dopo, peraltro, si inaugurerà la Biennale di Venezia, e certo ci sarà (mercanti, operatori, appassionati) chi passerà per Napoli sulla rotta per la Laguna. Con il ricavato della serata la Icmec aprirà un centro in Italia: allo stesso scopo Koons metterà in vendita una sua opera, pensata e realizzata per l'occasione, una scultura murale - «Flower» - specchiante in acciaio. Ogni partecipante-pagante riceverà una litografia di Koons, la cui opera - per usare le sue stesse parole - aspira a comunicare con le masse attraverso un vocabolario visivo estrapolato dalla pubblicità commerciale e dall'industria dell'intrattenimento, portando al limite estremo il confine tra linguaggio artistico e cultura popolare. Aspirapolvere, oggetti d'uso commerciale costituiscono il suo linguaggio espressivo per mettere in evidenza le distorsioni del consumismo, del mercato, della società dei consumi che ci avvolge e dalla quale si fa fatica ad affrancarsi, nei limiti del possibile.