Roma continua a cambiare pelle con una vertiginosa rapidità. E ciò che fino a pochi anni fa sembrava una inverosimile fantasia diventa realtà. I giardini di Castel Sant'Angelo potrebbero trasformarsi in un progetto-pilota di collaborazione tra pubblico e privato. Le risorse pubbliche sono agli sgoccioli e anche beni preziosi come la Mole Adriana rischiano un degrado irreversibile: come non pensare alla mano imprenditoriale di chi pubblico non è. Fin qui benissimo, tutti d'accordo. I1 vero problema sta nell'equilibrio complessivo. I «Giardini di Castello», come li chiamano da sempre i romani, sono da anni al centro di polemiche e divisioni: d'estate vivono (feste di partito, rassegne di libri) ma d'inverno muoiono (degrado, sacche di marginalità). Passare da un uso discutibile ma comunque «leggero» come questo a uno straordinario peso di iniziative contemporanee è molto pericoloso. L'elenco fornito qui a fianco da Edoardo Sassi è eloquente: si parla non solo di bar, di punti ristoro, di librerie, di un teatro. Ma anche di una palestra e di realtà commerciali di vario tipo. Nessuna demonizzazione, sia ben chiaro: il mercato è una realtà con la quale occorre fare i conti per sopravvivere. Ma i Giardini di Castello non sono un'area qualsiasi. Molto giustamente Alberto Ronchey si preoccupa per il futuro della tutela: e parla un ex ministro per i Beni culturali al quale si deve quel Codice che ha permesso l'ingresso dei privati nella gestione dei musei, quindi si tratta di un giudizio al di sopra di ogni sospetto ideologico. La preoccupazione che si possa commettere un grosso errore, magari destinato a produrre conseguenze irrimediabili, è dunque concreta. Viviamo in una città che a suo tempo negò Villa Borghese all'Estate Romana di Nicolini per timore di possibili devastazioni. O che ha sottratto per anni il simbolo estivo della stagione operistica cittadina, Caracalla, per le identiche preoccupazioni: e parliamo comunque di manifestazioni culturali. Sarebbe da irresponsabili non esigere, nel caso di un'intesa, il massimo livello di attenzione da parte del Campidoglio e un parere sicuro e convinto da parte delle soprintendenze competenti. Roma è una risorsa per i suoi cittadini, lo diciamo tutti da anni, e la cultura sta diventando - grazie alla politica di questa amministrazione, occorre riconoscerlo - un meraviglioso carburante. Fin qui l'equilibrio è stato perfetto. Stiamo tutti attenti a non premere troppo, e soprattutto inutilmente, sull'acceleratore.
(Roma) Tesori ed esperimenti. La prudenza opportuna
I Giardini di Castel Sant'Angelo a Roma sono al centro di polemiche e divisioni. La città sta cambiando rapidamente e le risorse pubbliche sono limitate. I giardini potrebbero diventare un progetto-pilota di collaborazione tra pubblico e privato. La Mole Adriana e altri beni preziosi rischiano di degrado irreversibile. I giardini sono già al centro di discussioni, con eventi estivi come feste di partito e rassegne di libri, ma d'inverno sono abbandonati. La proposta di trasformare i giardini in un'area commerciale e culturale è stata avanzata, ma ciò potrebbe avere conseguenze negative. L'ex ministro per i Beni culturali ha espresso preoccupazioni per la tutela dei giardini.
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