Al via la Scuola di cultura italiana in ricordo di Branca, la nuova Biblioteca alla Manica Lunga, un college da 80 posti e un centro espositivo permanente Venezia Dopo qualche impacco, qualche lifting, qualche incisione dolorosa che ha disturbato il paziente e i suoi interessati tutori veneziani, comincia a definirsi quello che il direttore Pasquale Gagliardi definisce "il nuovo volto della Fondazione Cini". Un volto che si presenta con la programmazione culturale stagionale e con imponenti interventi strutturali, che in parte abbiamo già anticipato su queste pagine, e di cui riferiamo a fianco: non senza anticipare le notivà più recenti, cioè la fine del contenzioso con i Benedettini sugli spazi di San Giorgio (che hanno ottenuto maggiori spazi), l'avvio della Scuola di Lingua e civiltà italiana Vittore Branca, e la previsione di un nuovo Centro espositivo permanente, nell'ala nord dell'ex convitto dell'Istituto Cini, per ospitarvi mostre e collezioni. Il tutto è inserito dentro una strategia abbozzata dal Presidente Giovanni Bazoli e dal suo braccio destro, Gagliardi, fin dal loro primo sbarco in laguna: «Valorizzare, facendolo conoscere e rendendolo fruibile, il patrimonio ideale, documentale e artistico accumulato dalla Fondazione; fare dell'istituzione un grande laboratorio per l'integrazione culturale della nuova Europa». Da queste premesse derivano alcuni passaggi precisi: l'apertura di un grande cantiere concettuale e operativo sui temi della conservazione, della tutela e della fruizione di questa eredità culturale, utilizzando le nuove potenzialità del digitale; l'avvio di progetti di largo respiro per favorire l'interscambio culturale e scientifico, rilanciare il ruolo di "ponte fra culture" da sempre assunto dalla Cini, e portare a San Giorgio studenti, studiosi e protagonisti della vita pubblica da tutto il mondo; la creazione di nuovi spazi, di lavoro e di ospitalità, per i nuovi utenti; la ricerca di nuove risorse professionali e finanziarie da destinare a questi progetti. «Operativamente tutto questo ha significato - spiega Gagliardi - favorire le visite pubbliche al complesso monumentale, aprire le biblioteche e gli istituti (oggi siamo a 100mila visitatori all'anno), potenziare l'offerta di stage, amplificare la comunicazione, aprirsi all'apporto del volontariato». Concretamente, poi, c'è stata la ristrutturazione e il raddoppio della Foresteria, dove gli ospiti hanno ora a disposizione 12 camere, arredate magari con un tavolino del Settecento, o con un Guercino alle pareti; fra due mesi sarà aperto il nuovo bar, il primo dell'isola, con una veduta mozzafiato su Palazzo Ducale e San Marco; entro l'anno sarà presentato dall'architetto Michele De Lucchi il progetto esecutivo del riassetto funzionale della Manica Lunga, che sarà completato entro il 2007; e sempre nel 2006 sarà avviato il processo di progettazione e costruzione di una nuova residenza per ricercatori e studenti ospiti: sessanta camere per studenti e ricercatori, per un totale di 12mila metri cubi (invisibili da Venezia), che saranno realizzati - previo concorso di idee fra i migliori architetti - al posto dell'ex officina dei salesiani, proprio alla fine della manica lunga. Fin qui, dunque, le iniziative già avviate. Nel frattempo la Fondazione ha continuato però a macinare proposte culturali. L'appuntamento più importante è l'annunciato avvio della Scuola di Lingua e Civiltà italiana fondata in ricordo di Vittore Branca: la scuola si propone di fornire a giovani studiosi di tutto il mondo la possibilità di perfezionare la loro conoscenza della lingua, della letteratura, dell'arte e della storia italiane, trascorrendo a San Giorgio un periodo di almeno sei mesi. «Contestualmente - spiega il direttore della Cini - potranno portare avanti i loro progetti di ricerca, godere di un tutoraggio personalizzato in collaborazione con i direttori degli Istituti della Fondazione, soprattutto confrontarsi con studiosi di altre discipline e di altissimo livello scientifico, ovviando così alla mancanza di scambi fra i diversi specialisti che è uno dei mali della scienza moderna». Per quanto riguarda il programma culturale, il fiore all'occhiello di quest'anno sono forse i Dialoghi di San Giorgio, che dal 13 al 15 settembre richiameranno alla Cini sociologi, antropologi, politologi, storici, filosofi (da Gilles Kepel a Bruno Karsenti, da Charles Malamoud a Luc Boltanski, da Robert Pape a Ian Shapiro, da Ennio Concina a Giorgio Gargani) a discutere su un tema di strettissima attualità come "Martìri. Testimonianze di fede, culture della morte, nuove forme di azione politica": la questione dei kamikaze, in altre parole, che completa idealmente la prima edizione dei Dialoghi dedicata alla crisi della democrazia, di cui sta uscendo un resoconto in... forma teatrale, in linea con gli animati scambi che si registrarono fra i protagonisti, e con l'imprevisto dell'irruzione di un gruppo di disobbenienti. E Gagliardi ha in mente già il tema dell'edizione del 2007, che sarà incentrata (siamo all'autobiografia) sul significato di un'eredità artistica, su come si tutelano e si valorizzano i beni del passato, sul dilemma conservazione-fruizione e tradizione-traduzione: questione su cui la Cini intende avviare anche un vero e proprio laboratorio per professionisti del restauro, al primo piano del braccio corto dell'ex convitto. Ma tornerà a San Giorgio, a partire dal 20 settembre, anche la Conferenza sul futuro della scienza, organizzata in collaborazione con le Fondazioni Veronesi e Tronchetti Provera: il tema affrontato quest'anno da scienziati di tutto il mondo (confermati Peter Atkins e Giulio Giorello, Margherita Hack e Luc Montagner, Edoardo Boncinelli e Lo Woltjer, Luigi Luca Cavalli Sforza e Daniel Dennett) sarà l'Evoluzione, su cui si sta discutendo molto in Europa e in America. Le iniziative più vicine sono invece il convegno su "Tullio Lombardo scultore e architetto nella cultura artistica veneziana del suo tempo" (4-6 aprile), lo stage di Danza del Maghreb (7-9 aprile), ma soprattutto la mostra "Omaggio a Milloss" (a Palazzo Cini a San Vio), che a giugno e luglio ricorderà il danzatore e coreografo ungherese, di cui la Fondazione conserva l'archivio artistico e la biblioteca personale, a cento anni dalla nascita: la mostra sarà realizzata in collaborazione con la Biennale, e verrà inserita all'interno del calendario del Festival di Danza contemporanea. A ottobre un convegno celebrerà gli 85 anni di Andrea Zanzotto. E poi si sta pensando a un seminario sull'Esoterismo e l'Occidente, e a una grande mostra su Cini Collezionista, ma nel 2007, se si risolverà l'eterno problema dei finanziamenti. Quest'anno intanto proseguiranno, naturalmente, gli Incontri orientalistici, il Corso per italianisti, le presentazioni di libri a San Vio, e la singolare iniziativa "La porta sul retro", dedicata (ancora a San Vio, alle 11 di ogni domenica) alla musica rara, compresi un concerto di campane d'Ungheria, le canzoni oscene della goliardia (l'11 giugno), cantate barocche e "La fabbrica illuminata" di Scabia e Nono per soprano e nastro magnetico. Perchè è vero che la Cini vuole aprirsi al grande pubblico, ma intende anche tenersi strette le sue nicchie, dove si fa cultura solo per il gusto di farla.
Il Gazzettino
8 Marzo 2006
Fondazione Cini, un volto meno arcigno
SE
Sergio Frigo
Il Gazzettino
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Bene culturale
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