La struttura liberty diventerà la sede di un centro di promozione della Sicilia all'estero gestita da una società di Naro. UN MANOVRA in tre tempi ha sfilato dalle mani del centro del catalogo il Villino Favaloro destinato a diventare museo, consegnandolo a una giovane Fondazione, la Plaza, partecipata dai Beni culturali. In mezzo si è consumato uno spreco di risorse finite polverizzate in progetti mai realizzati e in affitti inutili. La Plaza si ritrova adesso un gioiello liberty che potrà gestire a piacimento per 30 anni, facendone l'epicentro di una macchina di promozione della Sicilia all'estero, almeno stando alle intenzioni. La storia comincia nel 2002, quando col terremoto, l'edificio costruito su progetto del Basile, completato dal figlio all'inizio del secolo scorso, con l'aggiunta della torre, viene dichiarato inagibile. Il centro del catalogo che vi era ospitato trasloca in fretta e furia. Vanno via i vari servizi che si occupa della custodia e dell'inventario della memoria della Sicilia e vanno via anche un centinaio tra dipendenti e catalogatori. Il centro del catalogo conclude con l'unica ditta presentatasi al bando, l'immobiliare Costa Bianca, un contratto di affitto da 350 mila euro più Iva l'anno e va occupare l'ex sede della Finanza in piazza Sturzo. Il villino rimane vuoto. Nell'attiguo chalet continuano a lavorare i responsabili della fototeca. Nelle intenzioni, il villino è destinato a diventare un museo della fotografia. Ma nel 2003 le certezze vacillano. La giunta regionale di governo compie dei passi per acquisire la titolarità del bene passandolo dal Demanio al sovrintendente di Palazzo d'Orleans. L'idea è quella di sistemare al villino una sorta di assessorato per gli esteri. A fine 2003, la giunta revoca il trasferimento della titolarità dell'immobile. Intanto è scattata la sollevazione degli intellettuali e dei dipendenti della fototeca. Parte l'appello nazionale e l'allora assessore Fabio Granata, riconferma l'impegno a fare del villino un museo della fotografia. La polemica rientra. Al centro del catalogo viene assegnato un finanziamento di 300 mila euro per sviluppare i labora-tori della fototeca e gettare le basi per il museo. Dei 300 mila euro non ne arrivano che centomila. Il progetto del museo viene partorito a tempo di record. L'idea centrale è quella di creare un allestimento nel giardino d'inverno della residenza, proponendo anche un set a luce naturale come negli atelier dell'Ottocento. Con il cambio al vertice dell'assessorato, nonostante il finanziamento per il museo dorma, è il successore di Granata, Alessandro Pagano, a riconfermare la scelta di una galleria per la fotografia al villino Favaloro. Tanto ci crede che nel novembre del 2005 lo scrive anche al ventunesimo punto dei 22 delle linee guida per l'assessorato pubblicate nel volume Identità e futuro, edito proprio dal centro del catalogo. A dicembre è già cambiato tutto. La Rps di Naro, la società di Antonio Fabbrizio, ha fatto debuttare la Fondazione Plaza con due convegni. E a fine dicembre, il 28, la giunta regionale di governo assegna alla Fondazione il villino per trent'anni. Un conferimento reso possibile dalla partecipazione dell'assessorato alla Fondazione e dalla specifica previsione di questa eventualità nello statuto dell'Ente. Appena pochi giorni dopo, si conosce intanto l'esatto ammontare dei danni al villino Favaloro. Il 5 gennaio, infatti, il dipartimento del Demanio finanzia per 160 mila euro i lavori di manutenzione e ripristino del villino per revocare l'inagibilità del 2002. Riparata e ripulita, la struttura può andare alla Fondazione che per mantenerla avrebbe anche potuto godere di 500 mila euro cassati dal commissario dello Stato.
SICILIA: Favaloro, sprechi e false promesse. Così in tre mesi il villino è passato a una fondazione privata
Il villino Favaloro, un edificio liberty a Palermo, è stato oggetto di una serie di trasferimenti e cambi di destinazione. Nel 2002, dopo il terremoto, il centro del catalogo si trasferisce e il villino viene dichiarato inagibile. La giunta regionale di governo cerca di acquistare il bene, ma la decisione viene revocata. Nel 2003, gli intellettuali e i dipendenti della fototeca si sollevano e l'assessore Fabio Granata riconferma l'impegno a fare del villino un museo della fotografia. Tuttavia, il progetto viene partorito a tempo di record e non viene realizzato.
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