Si sperava che la proposta cosmetica come strumento salvifico perla riqualificazione del territorio siciliano fosse stata accantonata dal governo Cuff aro a favore di argo -menti più seri. Evidentemente le critiche di esperti in urbanistica, riqualificazione territoriale e urbana, progettazione architettonica e restauro non hanno scalfito le convinzioni del governatore. Né quelle dell' assessore Pagano, tanto da arrivare alla presentazione mercoledì 1 marzo delle linee guida del "Piano di riqualificazione territoriale della Sicilia". Se l'obiettivo della riqualificazione del territorio siciliano è certamente condivisibile è invece del tutto improprio pensare di raggiungerlo attraverso tinteggiature e colori. Infatti ogni contesto o manufatto da riqualificare necessità di strategie e progetti specifici. Se ci si vuole occupare della riqualificazione del paesaggio, il ruolo del colore di uno o più edifici, di un viadotto o di un ponte, è assolutamente secondario rispetto alla conservazione e alla valorizzazione delle risorse naturali: flora, fauna, rarità geologiche, risorse idriche, e così via. Se scegliamo come campo di applicazione il contesto urbano, lari-qualificazione deve passare prima di tutto attraverso una verifica della funzionalità del centro urbano, della conservazione del patrimonio edilizio e della qualità della vita a cominciare dalla dotazione minima di verde pubblico, scuole e parcheggi di cui le nostre città sono cronicamente carenti per via di uno sviluppo distorto. Se consideriamo gli edifici storici monumentali, questi devono essere prima restaurati, riutilizzati e rifiniti attraverso l'uso di materiali e coloriture derivanti da apposite ricerche condotte da esperti di restauro. La definizione delle facciate degli edifici, attraverso l'uso di materiali e colori adeguati, è una procedura da ubicare a valle delle scelte urbanistiche, che può essere legittimamente ancorata e approfondita all'interno dei regolamenti edilizi comunali che accompagnano i piani regolatori. Non credo che Cuffaro ritenga che basti colorare vivacemente i palazzi abusivi multipiani di Favara o di Palma di Montechiaro o le villette costiere di Triscina o di Tre Fontane per riqualificare il paesaggio di quelle contrade. Pertanto se si vuole raggiungere l'obiettivo della riqualificazione del territorio siciliano che sta a cuore a tutti, il governo si adoperi per contrastare l'abusivismo e per rendere più credibile e più qualificata la pianificazione urbanistica ordinaria, finalizzata anche alla salvaguardia e alla valorizzazione delle risorse na-turalistiche, ambientali e paesaggistiche; si impegni anche a finanziare la redazione dei piani per i centri storici, mettendo nel bilancio regionale adeguati contributi destinati ai comuni per eseguire i rilievi delle strutture edilizie storiche e idoneo sostegno finanziario ai privati che vogliono recuperare il proprio patrimonio edilizio; si impegni a finanziare l'attuazione del miglioramento antisismico delle strutture edilizie dei centri storici. Qualunque buona intenzione progettuale più o meno colorata si scontra infatti con la mancanza di ricerche storiche, di verifiche sui materiali locali, con l'assenza di rilievi architettonici sui quali ipotizzare piani particolareggiati di recupero, progetti di restauro e ipotesi di finitura delle facciate. Si scontra anche con la mancanza di risorse finanziarie. Il degrado del territorio e delle città siciliane non si contrastano con operazioni cosmetiche ma con analisi in grado di individuare leve-re cause del degrado e con proposte di interventi adeguati sicuramente meno epidermici di quelli fin qui ipotizzati dal governo Cuffaro.