"Non va ceduto ai privati, voglio un chiarimento in giunta " SULLA cessione del Villino Favaloro la giunta regionale di governo si spacca. L'ex assessore ai BEni culturali Fabio Granata, ora al Turismo, minaccia fuoco e fiamme contro la decisione del suo successore Alessandro Pagano. Lo convincono poco gli scopi della fondazione Plaza, che ha ottenuto in comodato d'uso per trent'anni l'edificio per farne la sede di un ente che intende promuovere la Sicilia all'estero. Lo convince ancora meno la retromarcia che sottrae a un destino da museo il gioiello Liberty di piazza I Virgilio. «Come assessore ai Beni culturali dice Granata intervenni già a bloccare l'idea di farne la sede di rappresentanza della Regione. Privilegiammo allora la destinazione museale di una struttura la cui fruizione veniva così garantita. Stupisce adesso la scelta di darla a una fondazione appena nata. Ci sono realtà ben più titolate in Sicilia che non hanno ancora una sede». Granata non ricorda di averne sentito parlare in giunta regionale di governo, dove pure il 28 dicembre scorso è stato firmato l'atto ufficiale che sottraeva la palazzina al Demanio e lo consegnava ai Beni culturali per conferirlo alla neonata fondazione. All'interno di Plaza, all'assessorato tocca infatti la vice presidenza, e per statuto dai soci fondatori l'ente può ricevere non meno di 50 mila euro come ticket di ingresso o, in alternativa, beni in comodato d'uso per un periodo non inferiore a trent'anni. «Non ricordo se il 28 fossi in giunta, ma evidentemente deve essere passato tutto in maniera abbastanza frettolosa», spiega Granata. «Di sicuro annuncia giovedì prossimo chiederò un chiarimento nella riunione del governo. Ma fin d'orala mia contrarietà all'idea che il Villino vada a una fondazione costituita nel 2003 e dietro la quale non so neppure chi ci sia, è totale». E il no di Granata non chiude la questione. «Desidero anche capire e vedere aggiunge l'assessore quale sia il contratto di cessione del bene alla fondazione, dal momento che apre un pericolosissimo precedente. Chiunque può rivendicare un analogo trattamento». A insorgere è anche l'opposizione. Uno stop viene invocato dal deputato di Rifondazione Francesco Forgione, che era già intervenuto due anni fa, quando il mondo della cultura si sollevò al primo tentativo di accantonare l'idea di un museo della fotografia nell'edificio di piazza Virgilio. «La cessione del Villino Favaloro va bloccata dice Forgione Gli interessi della Plaza sono vari e strani rispetto alla storia e all'identità della Villa. In ogni caso sembrano rientrare fra le scelte di privatizzazione e di favori ad amici politici ai danni del patrimonio pubblico della Regione. È la stessa logica conclude il capogruppo del Prc che ha portato l'assessore Pagano a tentare di finanziare le case editrici degli amici di Dell'Utri». Sebbene bersagliato dalle critiche, Pagano si chiude a riccio e rifiuta di commentare la vicenda. Di certo aveva confermato nel suo programma, fatto stampare a novembre, la scelta del museo al Villino Favaloro. Un mese dopo, però, aveva dato il proprio assenso all'operazione fondazione. Che la cessione sia stata quanto meno precipitosa è testimoniato anche da uno sfondone nella scheda che la fondazione Plaza aveva approntato per celebrare la storia della propria nuova sede. L'edificio veniva correttamente definito in stile Liberty da Arthur Lasenby. Liberty fatto passare però per statunitense, quando il suo magazzino di prodotti di gusto floreale si trovava a Londra. Forse consci dell'errore, i curatori del sito della fondazione hanno ritirato la scheda. Rimangono la mappa e le indicazioni che danno come sede ufficiale della fondazione il Villino Favaloro, anche se a tutt'oggi il presidente, l'imprenditore Antonio Fabrizio, sostiene di non averne ricevuto le chiavi. Il che però non ha impedito alla fondazione di indicare la palazzina come domicilio legale anche per instaurare rapporti bancari. Tanto che la corrispondenza arriva regolarmente in piazza Virgilio già da parecchio tempo.