Italia Nostra e un gruppo di residenti riaprono la polemica su destino di Ca' de Dè, a San Pietro in Cariano Massignan: «Questo è un territorio-museo, non si può costruire a sproposito» «Chi ha dato il permesso di fare uno scempio simile vicino a Villa Santa Sofia, abbattendo la corte quattrocentesca di Ca' de Dè per costrurvi sopra un edificio moderno, anche se somigliante?», si chiede Giorgio Massignan, presidente di Italia Nostra, che ha inviato due lettere alla Soprintendenza ai beni artistici e al comune di San Pietro, per chiedere informazioni sul perché si è fatto questo tipo di intervento, chi l'ha autorizzato e in base a quali indagini preliminari. «La zona è tutta tutelata, il vincolo non è mai decaduto», sottolinea. Il Comune conferma però che le autorizzazioni ci sono. Per cui tutto l'intervento ha le carte in regola. Ma a lamentarsi non è solo Massignan; anche i residenti nella zona e membri dell'associazione «Salvalpolicella», nata per salvare il salvabile nella valle, più volte deturpata delle sue bellezze, denunciano la vicenda. «Per allargare la strada di due metri e per la lunghezza di forse dieci, hanno abbattuto un edificio antichissimo, un pezzo storico, e per fare cosa? Vendere l'area a una ditta che ci fa ancora case! A ridosso del monumentale cancello e del viale della Villa!», è la critica di Gianfranco Tapparelli. Infatti nella Ca' de Dè, che vuol dire Casa di Dio, perché ospitava i malati e i pellegrini, ma che è sempre stata la «casa di lavorenzia» dei braccianti di Villa Santa Sofia, si stanno realizzando una ventina di piccoli appartamenti con due garage ciascuno interrati. «Altre nuove macchine nel traffico della Valpolicella!», incalza Tapparelli. «Ca' de Dè era stata ristrutturata nel XVII sia internamente che esternamente, nell'aia c'erano archi in tufo, una cantina a volta. Ma la cosa più assurda è che hanno giustificato l'abbattimento di questo monumento per dieci metri di marciapiede, e dicono che è tutto regolare e che hanno i permessi, ma chi gliel'ha dato il permesso? Con il caos che c'è in Soprintendenza, non mi meraviglierei se non ne sapessero niente». Anche in questo caso ha funzionato il meccanismo del silenzio-assenso. Ma le critiche degli ambientalisti non si fermano qui. «La nuova costruzione è molto più grande, allungata e alzata con tante finestre in più, un casermone, non assomiglia affatto all'antica Ca' de Dè; anche la corte è ridotta rispetto a quando era ricoperta di pietra di Prun. Ho visto camion e camion che portavano via le pietre antiche», racconta Mariangela Boccoli, figlia di Camilla Boccoli Rizzardi, proprietaria della villa fino al 1965, conoscitrice di ogni angolo e di ogni segreto del brolo, ormai scomparso, della Santa Sofia, villa progettata da Andrea Palladio nel 1570. Quanto sia cambiato l'ambiente lì attorno lo si può immaginare leggendo le righe autentiche del Palladio, nei suoi «Quattro libri dell'architettura». Dice il Palladio: «A Santa Sofia luogo vicino Verona cinque miglia è la seguente fabrica del signor conte Marcantonio Serego posta in bellissimo sito cioè sopra un colle di ascesa facilissima, che discuopre parte della città ed è tra due vallette. Tutti i colli intorno sono amenissimi e copiosi di acque onde questa fabrica è ornata di giardini e di fontane meravigliose». «Si rotolerebbe nella tomba, il Palladio, vedendo il disastro di adesso!», continua la Boccoli sfogliando antichi fogli manoscritti su carta ingiallita e fotografie che rappresentano la bellezza del paesaggio prima, cinquant'anni fa, «altroché luoghi amenissimi e vista sulla città: qui c'è solo vista su un altro scempio, Montericco, brutti muri e case in mezzo ai campi, lottizzazioni su lottizzazioni sull'antico brolo, tutte addosso alla villa! Ora la villa sembra voglia prenderla l'Unesco». Per Massignan non c'è dubbio: «Si tratta di mancanza di cultura e sensibilità, una mancanza di cultura che fa comodo, così possono fare tutte le speculazioni edilizie che vogliono, tutti i disastri che vogliono. Qui non si è capito che la villa veneta non è solo un bene monumentale e che basta tenersi lontano un tot con le nuove edificazioni (cosa che non hanno neanche fatto), ma che la Valpolicella è un territorio museo-monumento, che ha caratteristiche sue proprie: non si può costruire a sproposito! Si combinano disastri, che cambiano la lettura del paesaggio e la tipologia del territorio e del suo equilibrio. C'è una mancanza di conoscenza della storia del paesaggio e del rispetto che gli è dovuto, altrimenti si potrebbero fare interventi, ma non così devastanti!».