PESCARA. L'obiettivo finale è ottenere indicazioni sul livello di rischio al quale sono sottoposti i monumenti abruzzesi. Così l'assessorato alle politiche culturali della Regione Abruzzo ha completato il primo lotto della «Carta del rischio del patrimonio culturale» regionale, che ha censito lo stato di conservazione di 350 edifici storici dislocati in 70 Comuni. Ciò è stato ottenuto attraverso una metodologia che incrocia i dati di vulnerabilità dei singoli edifici con la pericolosità territoriale, ovvero la componente di rischio derivante dalla loro localizzazione in una determinata area. L'iniziativa è stata presentata in conferenza stampa dall'assessore regionale alle Politiche culturali, Elisabetta Mura, la quale ha annunciato che al primo censimento seguiranno presto lotti successivi. Una volta completato, lo studio sarà esteso a tutto il territorio regionale. La Carta è stata realizzata da un raggruppamento temporaneo di imprese, composto da Eds informatica e cultura srl, Tecnoconsud srl e Iss srl. «E' un lavoro fortemente voluto dall'assessorato», ha detto Mura, «le nostre dimore storiche sono il tracciato delle popolazioni dell'Abruzzo, la loro tutela coincide con la tutela della nostra storia. Di fronte all'impoverimento generale del Paese, non ci possiamo permettere di depauperare anche il patrimonio culturale e di non riuscire a promuoverlo». La Carta, ha sottolineato l'assessore è «una mappatura, uno studio scientifico sulle dimore storiche esistenti, indispensabile ai fini della programmazione». Si tratta di chiese, palazzi, fontane, di proprietà di enti locali o statali, privata, ecclesiastica o mista. Le linee guida del progetto sono state illustrate da Giuseppe Corazzol, responsabile delle imprese che lo stanno curando per conto della Regione. «E' stata eseguita l'analisi di ogni singolo edificio - ha spiegato - con la rilevazione delle patologie riscontrate, corredata da un'ampia documentazione fotografica dell'oggetto e dei danni subiti. La vulnerabilità di un edificio», ha aggiunto, «cambia in base al territorio. Sono state pertanto rilevate anche le informazioni relative all'area nella quale la struttura è inserita, per costruire un database della pericolosità territoriale». I dati sono stati inseriti in database che saranno consultatoli localmente presso i sistemi informativi regionali e, via Internet, dai soggetti abilitati. Il dirigente del servizio Beni culturali della Regione Abruzzo, Paolo Antonetti, ha sottolineato che la metodologia di riferimento è quella sviluppata dall'Istituto generale del restauro e si inserisce in un percorso già attivato da altre regioni italiane.