Davide Rampello, da quattro anni alla guida del "tempio" milanese di architettura e design, spiega le ragioni del successo e si difende dall'accusa di organizzare solo mostre da botteghino: "L'intellettualismo è mortifero: noi offriamo alla gente la possibilità di tare esperienze" Milano A Davide Rampello, da quattro anni alla guida della Triennale di Milano, un mento va assoluta-mente riconosciuto. Quello di aver ripopolato questo luogo, simbolo del design e dell'architettura milanese, che era diventato, negli ultimi anni, abba-stanza polveroso. La Triennale di Rampello, è diventata uno dei punti di incontro preferiti dai milanesi, soprat-tutto nei week end. Con la scusa di ve-dere una mostra, giovani e famiglie, passano interi pomeriggi nello storico edificio di Viale Alemagna. Grazie anche al fatto che il palazzo è stato illu-minato bene, sono stati dati servizi di qualità: ristorante, libreria, bibiioteca, bar all'aperto. Nel 2000 si registrava un'affluenza annuale di 36 mila persone, passate a 360 mila nel 2004 e oltre 450 mila l'anno scorso. Qualcuno obietta che il suo è un gioco facile. Richiamerebbe un numero cosi alto di visitatori perché fa "mostre da botteghino". Facile riempire la Triennale con mostre di Andy Warhol o Keith Haring. E lui risponde: «Cerco di non far albergare in Triennale l'intellettualismo che è mortifero». Rincalza: «Sono contro la stereotipia cul-turale, i luoghi comuni délia cultura. La mia idea è di fare "azioni colte". Va offerta alla gente la possibilità di fare delle esperienze. Questo è un luogo dove la gente si incontra, viene a sentire con-certi e a vedere mostre». E spiega cosa intende, parlando dell'operazione fat-ta con Kantor, autore de "La Classe Morta". «In occasione del trentennale della rappresentazione della sua opéea al Teatro dell'Arte, abbiamo messo in scena il testo qui in Triennale, con og-getti originali del teatro di Cracovia». Questo per dire che anche i terni più im-pegnativi si possono "rappresentare" in modo facile. E poi spiega di essere affascinato dalla cultura metropolita-na, fatta di forme e linguaggi artistici che si sono diffusi dappertutto, dai clip musicali al Parte. Un ciclo che, partito in Triennale due anni fa con la mostra di Wahrol, di Haring e dei graffiti me-tropolitani rappresentati in questi gior-ni nella mostra "Beautiful losers", culminera a settembre con la monografica su Basquiat. Identico l'approccio di Rampello per le due settimane, in corso, dedicate all'esperienza del carcere. «La cosa originale è che si tratta di un tema molto importante, che normal-mente viene affrontato con convegni di specialisti e in ambiti istituzionali spiega Rampello mentre noi abbiamo messo in scena il corridoio di un carcere con 14 celle, ognuna delle qua-li rappresenta un tema visto dall'ottica di chi è dietro le sbarre, dai figli al ses-so. L'abbiamo messo in scena teatral-mente perché la gente abbia un'espe-rienza emotiva di un certo tipo. Ci sono rappresentazioni fatte dai carcerati di Bollate, Opéra, San Vittore, accom-pagnate ogni giorno da convegni, film e concerti. Insomma tutte le arti, dai cinéma alla fotografîa alla musica, ruo-tano intorno al tema del carcere». For-se, perô, in Triennale, c'è troppa arte e cultura di strada, ma poca promozione dei giovani designer, cosi come si era ripromesso Rampello all'inizio del suo mandato. «lntanto risponde abbiamo restituito ai giovani questo luogo, dove non entravano più. Oggi su 100 visitatori, 72 sono giovani dai di-ciotto ai quarant'anni. E' diventato un punto di riferimento». O puô anche essere che la Triennale stia riempiendo un vuoto, quello dei musei milanesi d'arte contemporanea. «La Triennale spiega Rampello ha una voca-zione su architettura e design, ma es-sendo il palazzo delle arti ha anche una vocazione per tutto quello che è con-temporaneità. Da poco abbiamo acqui-sito la collezione di design di Alessandro Pedretti e dopo il Salone del Mobile partiranno i lavori per il mu-seo del design che termineran-no nella primavera dell'anno prossimo». Rampello racconta come sarà il Museo del design: «Di-namico e flessibile con oggetti inseriti sempre in un conteste Ci sarà la nostra collezione e quelle che ci stanno donando molli collezionisti». E per spiegare che il design rimane un interesse centrale per la Triennale, spiega che hanno anche aperto al pubblico l'archivio di Castiglioni in Foro Buonaparte 13, attraverso un accordo con la famiglia del designer a cui vengono dati 150 mila euro per tenerlo aperto. «Se non l'avessimo fatto con ogni l'avrebbero comprata degli stranieri» ribadisce e spiega che stanno lavorando sull'architettura con mostre che saranno di scena a maggio e giugno. Ma, se la Triennale si muove, Milano, in générale sembra essere ab-bastanza dormiente. «Milano sta vivendo un momento di grande cambia-mento risponde Rampello Per chi, come me, è all'interno delle azioni culturali questo fermento è visibile, mabisognafarlopercepireaicittadini. Comunicare il cambiamento è anche uno dei mandati di chi agisce nel la cultura. 11 contributo che dà la Triennale è un segnale di questo cambiamento». Ma la Triennale po-trebbe esser solo una felice ec-cezione. «C'è anche il cambiamento dell'assetto urbanistico con l'arrivo di tanti cantieri rincalza il présidente Poi ci sono anche tante iniziative. 11 punto è che a Milano manca una regia». E mancano anche gli uomini giusti? «Ci sono ma non fanno rete, non si mettono in relazione. 11 domani dipen-derà, indipendentemente da chi vinca le elezioni da uomini di impegno e passione. Ci vuole tempo e generosità per innescare dei cambiamenti. Ci vogliono dei giovani, ma è anche vero che i giovani devono avère coraggio. C'è "Vivere Milano", per esempio, il movimento dei trentenni che ha fatto anche una lista civica per le prossime elezioni comunali di Milano, un gesto simbolico ma che signi-fica voglia di innovare. Ecco, ideal-mente voterei loro».
Davide Rampello: "La mia Triennale contro i luoghi comuni"
Davide Rampello, presidente della Triennale di Milano, spiega le ragioni del successo della sua istituzione e si difende dall'accusa di organizzare solo mostre da botteghino. Secondo Rampello, la Triennale offre alla gente la possibilità di fare esperienze e di incontrare altri, piuttosto che solo guardare mostre. Ha ripopolato il luogo con mostre di artisti come Andy Warhol e Keith Haring, e ha anche aperto l'archivio di Castiglioni. Rampello si difende anche dall'accusa di non promuovere i giovani designer, e afferma che la Triennale è diventata un punto di riferimento per i giovani.
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