Una grande notizia non ha avuto la risonanza che meritava. Il Presidente del Consiglio ha annunciato di voler acquistare privatamente la collezione Torlonia per donarla allo Stato, ossia al popolo italiano, ossia a Roma. Il costo dell'operazione sarebbe di circa 240 miliardi di vecchie lire. Il massimo del commento ufficiale è venuto dall'assessore capitolino al Patrimonio, Claudio Minelli, il quale ha detto tiepidamente: «Se fosse vero sarebbe una buona notizia». Altro che buona notizia! In realtà sarebbe un evento di risonanza planetaria. Quella conservata (ossia nascosta) dai Torlonia è la più grande collezione privata di opere antiche greche e romane che ci sia al mondo. Si tratta di oltre settecento sculture, molte delle quali sono autentici capolavori. E nessuno attualmente le può vedere! Questa situazione incredibile, incivile, deriva da un contenzioso che dura da mezzo secolo, e nel quale è difficoltoso inoltrarsi. Sembra che i Torlonia mettano la loro collezione sul piatto di una trattativa con il Comune di Roma comprendente vari interessi urbanistici e immobiliari: fra l'altro l'imponente ma fatiscente ex Conservatorio a loro intitolato sulle pendici del Gianicolo, e i vasti terreni di Villa Albani dove essi vorrebbero costruire. Si capisce che la transazione è molto complicata, per diversi interessi, per diversi ostacoli, per diversi veti incrociati e pur giustificati. Ma è indecente che finora ci sia andata di mezzo la visibilità di una straordinaria collezione d'arte che idealmente fa parte del patrimonio dell'umanità. Infatti, quando sarà finalmente esposta al pubblico farà non soltanto la gioia dei romani e dei turisti, sarà anche un dono prezioso per gli studiosi di antichità di tutto il mondo. Se manterrà la promessa, Berlusconi si collocherà, nella storia dell'arte, a un livello ancora più alto di Sisto IV che conquistò una gloria imperitura quando nel 1471 donò al popolo romano i bronzi lateranensi la testa colossale di Costantino, la famosa Lupa, la statua equestre di Marco Aurelio, il piccolo ma raffinatissimo Cavaspina fondando così sul Campidoglio il primo museo del globo. Fu un gesto magnifico, anche per il suo valore simbolico, ma che al Papa non costò praticamente niente, mentre la cifra di cui si parla oggi è molto alta per le tasche di un unico mecenate privato, anche se teoricamente un tesoro come quello dei Torlonia non ha prezzo. Voglio dire che il gestogenerosissimo di Berlusconi passerà alla storia ancor di più e a maggior ragione del dono di Sisto IV. Oltretutto quelle erano opere, sebbene incomparabili, che si contavano sulle dita di una mano, mentre queste si contano a centinaia. Già si discute, opportunamente, sul luogo adeguato dove sarà esposta la raccolta una volta svincolata. Finora non mi sembra che siano emerse proposte convincenti; non sarà un problema di facile soluzione, ma per ora è secondario: una sede degna e agibile prima o poi si troverà certamente. Piuttosto vorrei approfittare dell'occasione per insinuare un suggerimento: perché non comprendere nel negoziato, che spero sia in corso, la destinazione di Villa Albani, anch'essa un gioiello di Roma oggi nascosto, anch'essa proprietà dei Torlonia? Non dico che Berlusconi debba esporsi a un altro gravoso esborso; ma potrebbe forse ottenere che con limiti rispettosi, magari con visite guidate, sia possibile visitarla. Ma non guardiamo troppo lontano. A questo punto Berlusconi ha il dovere di farci sapere se il suo è stato un proposito passeggero oppure fattivo a tempi stretti. Un'altra delusione sarebbe troppa amara, anche se sono sicuro che molti delusi sarebbero felici del flop.