FIESOLE è testimone da qualche tempo di un dibattito che ha riguardato prima Piazza Mino e il suo rifacimento, ora il recupero dell'area Garibaldi. Ciò mi spinge a intervenire a proposito di quegli aspetti su cui ritengo non sia stata fatta sufficiente chiarezza. E' ben noto come sul rapporto con i contesti e le preesistenze, ampio sia il dibattito, varie e diversificate, anche profondamente, le strategie di relazione e intervento, con connotazioni molto caratterizzate cresciute nell'ambito europeo, ove si registra comunque una maggiore disponibilità alla presenza del linguaggio contemporaneo in forma di architettura, necessario e legittimo soprattutto quando trattasi di operare un «rammendo» in una «smagliatura» del tessuto urbano ereditato. E', questo, il caso di ogni intervento, di una qualsiasi operazione di risposta a stati di necessità maturatisi nei nostri contesti così ricchi di stratificazioni precedenti il nostro tempo. Più che altrove, da noi accade che ogni proposizione in termini di progetto, anche prudente e oculata, susciti le più ampie reazioni di rifiuto. Ma più che correggere eventuali errori e trascuratezze, queste aprioristicamente rifiutano qualsiasi modifica alle abitudini di percezione di un ambiente cristallizzatosi nel tempo. Per chi reagisce negativamente a ogni proposta di adeguamento strutturale, tutto dovrebbe sempre rimanere immutato, anche in presenza di demolizioni avvenute e mai risanate. Tutto dovrebbe essere, sempre, museificato, conservato com'è. Il problema è che questi organismi urbani, queste città, sono vive oggi, e si evolvono e maturano problemi ed esigenze, non essendo né una Pompei né un'Ebla, ma organismi pulsanti, e vitali. Ed eccoci giunti al punto: conservare, imbalsamato, il passato, o dare risposte, adeguate, alle questioni urbane che da tempo aspettano soluzioni. E, se sì, come proporsi in termini linguistici contemporanei, come affrontare il problema? Con corrette e diligenti risposte a norme, vincoli, e disponibilità fornite dall'urbanistica odierna, cioè spesso contrattata, e utilizzare quindi gli investimenti privati, oppure, in contesti particolarmente delicati in cui la presenza del passato è così forte e di qualità, aspirare alla disponibilità e al talento dei migliori progettisti, tali da poter influenzare con il loro prestigio commissioni e norme al fine di un risultato degno della grandezza del passato? Forse che con i prudenti, diplomatici e titubanti funzionari di oggi, che a malapena autorizzano la pensilina, smontabile, di Isozaki, si permetterebbe oggi quel capolavoro di Scarpa Co. dentro i sacri Uffizi, opera che pure provocò qualche smantellamento? O la Stazione di Firenze, che causò il taglio e la cancellazione di interi isolati, che subì all'epoca fortissime critiche, e che è ora monumento nazionale ? Il progetto dei Grandi Uffizi viene ora proposto con corretti e diligenti adeguamenti, nella assenza di una personalità contemporanea adeguata a dialogare con la grandezza del passato. Quando avremo uno Scarpa ancora agli Uffizi? E abbiamo invece bloccato la pensilina, reversibile, del grande maestro giapponese. La storia poi di questi giorni, dell'area "Garibaldi" a Fiesole è ancora una volta emblematica. Un sindaco del recente passato, all'atto della demolizione degli edifici insistenti su quell'area, adiacente alla piazza centrale di Fiesole, chiamò Michelucci, maestro anziano e prestigiosissimo che avrebbe potuto col suo progetto, convincere titubanti commissari a interpretare spirito e non lettera della norma, ma mancarono tempo e denari. Sono passati vent'anni e la questione riemerge con insolita chiarezza: ora che si son trovati i denari per «rammendare» questo brano di tessuto urbano, meglio proporre un'accorta e diligente trascrizione dei vincoli in termini di progetto, in modo da donare alla città spazi pubblici e privati, vitae qualità urbana nel giro di due anni, oppure aspettare l'arrivo del maestro taumaturgo, degno di dialogare col prestigioso passato, visto che il pur longevo maestro pistoiese-fiesolano ora non c'è più? Nel frattempo, rumoreggiano i comitati dei bei tempi andati che, si sa, non tornano più, e riprende la consuetudine (già iniziata) sulla verifica della consistenza dei reperti archeologici, consunto strumento di temporeggiamento e dilazione tipicamente italiano, e fiorentino, già utilizzato per ritardare la pensilina di Isozaki, così come a suo tempo usato a far stare a pancia aperta piazza Signoria per dieci anni. Il recupero di questa parte di Fiesole oggi ha progetto, denari per eseguirlo, commissioni ed esperti per il controllo della qualità dell'architettura e degli spazi pubblici: ogni temporeggiamento nelle autorizzazioni farebbe perdere ancora una volta il treno di una accettabile contemporaneità