Tra i reperti archeologici, antiche maioliche dei monaci Erano nascosti dalla terra, ma i lavori di restaura li hanno fatti tornare alla luce. Sono i tesori della Badia di Settimo, che rappresenta uno dei punti di riferimento della cultura europea dei Me-dioevo. Maioliche finemen-te dipinte, con i simboli dei monaci e sacri. Ma anche stoviglie con più di mille anni e un pettine da barba di osso, ritrovato nel refettorio dell'abate. Oggetti della quotidianità, ma di un valore storico assoluto. L'ab-bazia millenaria è divisa in due parti, una in mano priva-ta l'altra della curia. Ed è grazie all'ostinata deter-minazione dei parroco, Don Carlo Maurizi, che in questi anni, la parte 'pubblica' è tornata a splendere dopo un lun-go lavoro di restaura. L'abba-zia prima cluniacense, poi gestita daî monaci cistercen-si arrivati da San Galgano. è stata nel medioevo un punto obbligato di passaggio per i pellegrini in viaggio verso Roma e da Roma sulla rotta per Santiago de Compostela. Grandi i personaggi che vi ruotarono intorno. Nel 1294 il procuratore délia Badia era ser Petraccolo di San Pa-renzo dell'Incisa, il notaio pa-dre di Petrarca. Agli inizi dei 1300 la reputa-zione dei frati di Settimo era tanto solida che la Repubbli-ca fiorentina accordò loro protezione, e si avvalse anche della loro opéra, ed loro esperienza. Nel 1308, un incarico di grande prestigio venne assegnato ai conversi della Badia: la custodia dei sigillo della Repubblica, ossia il segno che rappresentava giuri-dicamente. in tutte le sue ma-nifestazioni di volontà, l'au-torità dello Stato. I monaci divennero i pagato-ri delle maestranze durante la costruzione dei Palazzo della Signoria, delle mura a Porta San Gallo e a Sant'Ambrogio. Per un certo periodo ad un converso della Badia fu addi-rittura affidato il compito di far da guardiano ai leoni che Firenze, quali simboli dei suo prestigio e della sua gran-dezza allevava in carne ed ossa. Oggi è il momento di restitui-re il complesso alla collettivî-tà, per valorizzare un monu-mento unico per integrità, fa-scino, e ricchezza di tesori. Per il momento, nonostante l'interessamento di molti, non sembra esserci stato al-cun passo concreto verso un' auspicata riqualificazione delle due parti, che trasformi la struttura in un museo straor-dinario e accessibile al pub-blico. Anche il ministro Bottiglione, arrivato in visita aveva auspicato la riunificazione delle due parti. Sono in molti a sperarlo, anche se concretamente nessu-no si è mai fatto avanti. L'obîettîvo è trovare le siner-gie giuste e fare dell'edificio sacro un grande luogo di cul-to, ma anche un punto di ec-cellenza per la promozione culturale e il turismo.