La vendita secca di un luogo-simbolo qual era ormai, per i sostenitori della tutela, Villa Astaldi, tutt'uno con l'attività nazionale di Italia Nostra, ha colpito e colpisce pesantemente. Sono da tanto tempo un suo tesserato. Non solo: in questi ultimi anni anni durissimi, con Sos continui per il Bel Paese ho lavorato con Desideria Pasolini dall'Onda e con Gaia Pallottino (e con me esponenti del Wwf o della Bianchi Bandinella) con grande passione e concordia unitaria. La crisi apertasi al vertice dell'associazione fondata da Umberto Zanotti Bianco nell'anno del suo 50 e nel pieno di un'attività serrata di convegni, di studi e di interventi polemici ha aperto una falla grave nel peggiore dei momenti possibili. Nei fatti abbiamo perso un punto di riferimento strategico. Purtroppo, dimessisi alcuni consiglieri quali Gianfranco Amendola, Vezio De Lucia, Arturo Osio, ecc. e la stessa presidente Desideria Pasolini, fondatrice di Italia Nostra nel 1955, solidali col segretario generale Gaia Pallottino, la voce nazionale dell'associazione si è fatta oggettivamente rada e flebile. La ragione della crisi, ed ora della vendita di Villa Astaldi, edificata da Foschini nel '29 e ristrutturata da Mario Ridolfi. con arredi di autentica qualità? La situazione debitoria della sede centrale. Il presidente, Carlo Ripa di Meana, subentrato in seguito a dimissioni e surroghe, ha indicato nell'ultimo Bollettino in oltre un milione di euro il disavanzo al 31 ottobre 2005. Senza distinguere, peraltro, fra debiti a breve (meno di 300 mila euro), a medio e a lungo termine e senza porvi a fronte i crediti (320 mila euro). Nel Bollettino - cosa mai vista in Italia Nostra che pure ha avuto le sue polemiche interne - il neo-presidente ha attaccato quello uscente, in carica dal '98, accusandolo di avere con altri «abbandonato la barca». Riesce difficile immaginare l'intrepida Desideria che abbandona. In realtà, in una dettagliata risposta ella ha spiegato con chiarezza come avesse proposto un piano di risanamento dei debiti reali (li esporrà ora il bilancio consuntivo di marzo) con un mutuo chiro-grafario senza ipoteca che avrebbe trasformato a lungo termine l'indebitamento. Negata alla sessantina di sezioni che hanno protestato un'assemblea congressuale straordinaria anche su questo nodo cruciale, il nuovo vertice ha proceduto al preliminare di vendita della villa: 700 mila euro. Prezzo finale, quasi 13 milioni. Una misura estrema è diventata una decisione veloce. Non ci volevano maghi della finanza per idearla. Così se ne va il luogo-simbolo di Italia Nostra e di tante nobili battaglie.