Evento singolare, almeno per il Sud: il capoluogo lucano si dota di uno spazio espositivo e di una fondazione. Tutto per iniziativa privata:Nino Tricarico mette a disposizione la sua collezione. E si comincia con una mostra a più temi. Da Treccani a Guerriccbio, da Picasso a Melotti Un evento singolare, almeno per il Sud, è stato celebrato la settimana scorsa a Potenza: l'apertura di un piccolo ma «vero», e stimolante, museo privato di arte contemporanea. «Privato» nel senso che esso nasce per iniziativa della associazione «Il Museo e la Città» fondata da Nino Tricarico, il noto artista che a Potenza vive ed opera, con una esperienza che da molti anni è volta a linguaggi non consueti nell'ambito lucano, di segno non figurativo, con apertura anche ad installazioni «povere». E sulla collezione di oltre 400 opere da lui messa insieme nel corso della sua vita (per via di acquisti, scambi, doni, prestiti), si è costituito il Museo. Ha sede su un piano di un edificio moderno alla periferia della città, una serie di ambienti per complessivi 600 metri quadri, attigui all'atelier in cui lavora Tricarico: per cui il suo studio è come il cuore pulsante del museo. Un museo «vivente» perché fondato su un progetto di iniziative in progress, al cui avvio ha fornito un contributo determinante la Regione Basilicata. Infatti grazie ad un corso di formazione regionale finanziato con fondi POR, un gruppo di 15 giovani laureati ha studiato e attuato i criteri di catalogazione, conservazione ed esposizione delle opere, anche sulla base di una ricognizione teorica, storica e pratica dell'arte del Novecento e dei suoi linguaggi. Otto di loro sono ora rimasti a fare da guide e gestori, per così dire, della mostra con la quale «Il Museo e la Città» ha iniziato l'attività. L'idea portante è quella di presentare la collezione per tappe successive nel corso dei primi due anni, con mostre a tema, per le quali un nucleo di opere in possesso del Museo sarà esposto insieme ad altre reperite o richieste in prestito per integrare, arricchire, articolare la documentazione. Scelta intelligente non solo per ragioni pratiche - lo spazio non consente di esporre più di una cinquantina di pezzi significativi - ma anche perché con questa formula il Museo si propone come centro attivatore di cultura sul territorio. 0gni rassegna dovrebbe essere accompagnata da incontri, conferenze, laboratori, proiezioni, animazioni. La mostra di apertura - visitabile sino a maggio - da una prima idea di come si è andata formando la raccolta, e di come vorrà operare il mini - museo, che per ora si identifica con il nome e il logo della Associazione, la quale sta per tramutarsi in Fondazione. Il percorso si snoda, appunto, per temi. C'è una stanza - omaggio a Ernesto Treccani, il celebre artista lombardo con cui Tricarico ha avuto un lungo sodalizio, tanto da avere acquisito di lui ben 84 opere. In mostra ci sono solo una inconsueta scultura espressionista del 1948, un grande telero quasi astratto del 1973 e un paio di altri quadri. Una seconda stanza è dedicata alla «nuova figurazione»: dipinti dì Gianquinto, Calabria, Zigaina, Basaglia, Carotenuto e del sommo lucano, Luigi Guerricchio (anche di lui il Museo possiede un cospicuo gruppo di opere). «Grandi firme» che esplicano ad alto livello la cultura del segno sia figurale che astrattivo del Novecento si raccolgono - sia pure quasi tutti con delle grafiche - nello spazio seguente: Picasso e Mirò, Greco e Manzù, Capogrossi e Scanavino, Corneille. La sala più ampia è riservata ad esperienze di area astratta-informale, quelle a cui si rifà lo stesso Tricarico (qui presenta anche una grande installazione, una porta-finestra di un vecchio stazzo contadino in cui s'inscrive un vetro istoriato). Ed ecco Melotti con una litografia non datata, Accardi con un acrilico del 2005, e due noti artisti originari della vicina Campania, Enzo Esposito e Gerardo Di Fiore. Sono 54 gli autori rappresentati in questa prima puntata, sui 180 che figurano negli elenchi della collezione. Dalla selezione si deducono comunque gli interessi culturali, le affinità e le curiosità su cui si è stratificato il palinsesto di Tricarico, anche con tutti i suoi limiti. Un'altra spia è il volume pubblicato per l'occasione, che non è propriamente un catalogo: presenta riproduzioni a colori di opere di 65 artisti in ordine alfabetico con le relative schede biografiche, e richiama i criteri che hanno dato vita all'iniziativa. Aperta ovviamente innanzi tutto al territorio lucano, ai suoi operatori (in progetto un archivio degli artisti della regione). Generosamente disposta - se non verrà meno il sostegno della Regione e dell'ambiente - ad ulteriori aperture verso una contemporaneità che, in Italia e nel mondo, nuove e ben diverse strade è andata aprendo e percorrendo nell'ultimo mezzo secolo. Il confronto (già avviato con i giovani del corso) potrà continuare in corso d'opera, e negli incontri previsti per giugno, quando sarà più chiaro il futuro di questa coraggiosa avventura. «Il Museo e la Città» è aperto a Potenza, via della Chimica 115, sino a tutto maggio. Orari: dal lunedì al venerdì 10-13 e 16.30-19.30, sabato e domenica su appuntamento. Ingresso libero. Info: 0971.22586,329 9515842.