Hanno spalmato tre palate di ghiaia e una di cemento, la calce s'è legata ai mattoni, i grumi si sono fissati sui lati, e vediamo se qualcuno entra a prendere una birra. Non si può, nella piazza della montagna di sale e dell'Italia capovolta. Il domani, il rilancio, lo sviluppo. I progetti, l'arte, la cultura. Gli studi, gli architetti, gli urbanisti. Una birra, lì, addirittura. Civico numero 17, i ristoratori dovevano capire dal numero come finiva. Con un muro alzato dal prefetto sull'ingresso di un pub battezzato da4 giorni anche dalle istituzionicome il segno della svolta che avanza al Plebiscito, la piazza appartenuta agli Angioini primache ad altri, il campus oppidi delle loro esercitazioni militari. Un muro dove nasce la storia di Napoli, Pizzofalcone, l'antica Palepoli, metafora di precetti obliqui e regole incerte, del sì vabbè vediamo, della città immobile che piange e fornica. Un monumento agli accordi firmati e rivisti, ai piani malfermi, i tempi incalcolabili, ai «non ne sapevo nulla» della classe dirigente. Ognuno porta il suo mattone, another brick in the wall, cantavano i Pink Floyd col coro della Islington Green School. Il salotto, il nuovo simbolo, l'antico Largo di Palazzo concesso alle stelle del rock e ai capi del G7. I turisti arrivano per vedere un muro. Passano, e ne trovano due. Quello di Sol LeWitt, l'artista del Connecticut e del minima!. Il muro duro, puro e immacolato, al centro della piazza ancora per una settimana. L'altro, il muro brutto, sporco e cattivo, quello alzato da Profili, resterà chissà per quanto. Un muro che sarebbe giudicato un orrore da qualunque soprintendente, eppure l'hanno piazzato lì a pochi passi da una basilica dell'Ottocento, per turare un buco di 20 metri quadri pagato 20 mila euro all'anno. Una saletta con interni in legno o quasi, due sgabelli e quattro seggiolini, le statuette di Pulcinella e padre Pio piazzate dietro il bancone. I festoni di Carnevale, biancazzurri, sono rimasti al soffitto. Perché con quel muro sull'ingresso secondario, i titolari hanno scelto di tener chiuso pure il principale, in piazza Carolina. «Finché non lo smantellano, non riapriamo». Dovevano lavorarci due ragazzi. Dovevano. Ma quando al secondo piano del palazzo di fronte, nella stanza del prefetto, sono arrivate voci di ragazzi in strada, e poi le ombre di sedie e tavolini, ecco il blitz. Vai a sapere che tavolini, sedie e ombrellone sono del bar accanto, il "Caffè dei Freschi", regolarmente autorizzato, sebbene non abbia l'ingresso in piazza ma solo un fi-nestrone, da cui si sporgono comunque mani servizievoli verso i clienti. Tra i quali, ovvio, c'è chi chiede birra. Intanto, lavorano gli avvocati. Ieri mattina è partito il procedimento civile con la richiesta di risarcimento danni, in serata il professor Abbamonte dava gli ultimi ritocchi al ricorso da presentare al Tar. Lungo quello stesso colonnato affacciano pure un archivio fotografico, l'ufficio informazioni comunale e l'ufficio relazioni con il pubblico della stessa prefettura. Una vetrata elegante e una grata in ferro, schiacciata verso il basso e stretta intorno a due mostri metallici che pompano aria calda o fredda, due condizionatori, certamente a norma. Per celebrare l'apertura del pub, lungo gli scalini impregnati della piaz-za una mano anonima ha scritto «ex orinatoio comunale». L'entusiasmo di un ottimista. Poteva pure risparmiarsi l'ex. La lurida funzione sociale non si è estinta. Anche il muro del prefetto è pieno di vita. Di firme e di storie nascoste. Hanno scritto "munnezza" in alto a sinistra, forse sarcasmo, no dark sarcasm in the classroom, cos'è quest'umorismo nero. The wall. Le istituzioni si riuniscono e ne riparlano venerdì: cercano un accordo per la distribuzione degli spazi al Plebiscito, dove avrà una sede la libreria Treves. Sul colonnato che non cambia mai e che «sembra un camposanto» (Spinosa), la statua di Ruggiero il Normanno stringe spada e scettro. I suoi baffi cascanti si sono avvelenati coi gas dei pullman parcheggiati per decenni lì davanti, il nobile capolinea prima che arrivasse il "Rinascimento ", un esercizio di memoria. Lì posa lo sguardo Federico II di Svevia, l'aquila sull'elmo, la croce sul petto, e stupisce finanche il suono d'una campana, qualcosa dunque si muove. Per il resto dei giorni il monumento a Carlo V avrà gli occhi al cielo e l'indice verso il basso, Carlo d'Angiò il mantello abbottonato fino al collo, Alfonso d'Aragona il gonnellino al ginocchio, Carlo III gli stivali e Murat i gambali corti. Tutti immobili. Come Pizzofalcone, coi suoi lazzari e i suoi dottori, nei vicoli otturati di buio e di immondizia.
Napoli. Il muro di piazza Plebiscito. Un monumento della nostra classe dirigente
La piazza del Plebiscito a Napoli è stata chiusa al pubblico per lavori di ristrutturazione. I lavori, iniziati il 4 luglio, hanno portato all'installazione di un muro di cemento e ghiaia, e la chiusura del pub "Caffè dei Freschi" e del bar "Caffè dei Freschi". I lavori sono stati autorizzati dalla prefettura, che ha anche installato un muro di solito utilizzato per la sicurezza, ma che è stato utilizzato anche per turare un buco di 20 metri quadri pagato 20 mila euro all'anno. La chiusura del pub e del bar ha causato la delusione dei clienti, che hanno scritto "munnezza" sul muro del prefetto.
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