Concessione prorogata di fatto: il ministero investito del caso CAGLIARI. Rompicapo giuridico sulle biglietterie del museo archeologico e della pinacoteca. L'ufficio legale del ministero dei beni culturali e l'avvocatura dello Stato saranno investiti della delicata vicenda nata attorno all'appalto unico per la gestione della biglietteria e dei cosiddetti servizi aggiuntivi (come il bookshop), vinto nel 2001, scaduto nel gennaio 2005 e prorogato nei fatti dalla soprintendenza archeologica. La proroga si è sostanziata nonostante una direttiva ministeriale chiedesse di non allungare le concessioni dei servizi oltre i sei mesi perché così stabiliva una norma europea. La questione è delicata perché ci sono «interessi costituiti» ma si respira anche una certa insoddisfazione sull'attività garantita finora. La società aveva vinto l'appalto sbaragliando concorrenti rinomate con una proposta autonoma: di investire 250 mila euro circa in attività di promozione pubblicitaria dei due musei. Secondo i funzionari delle soprintendenze, però, nel tempo questo impegno non è stato consistente come ci si aspettava. I dati sulle visite ai musei dimostrano che un po' di promozione in più forse non guasterebbe. Nel 2005 i due musei hanno incassato una cifra lorda di 74 mila euro: lorda perché al concessionario va decurtata del 12 per cento, il canone annuo pattuito col ministero. I biglietti gratuiti (sopra i 65 anni, sotto i 18 in tutta Italia e, a Cagliari, anche fra i 18 e i 25 anni di età), se pagati avrebbero fruttato 27 mila euro. Insomma, per il concessionario non si parla di grossi guadagni (considerato che deve pagare il personale ed è successo nel 2003 che gli stipendi siano arrivati in ritardo), e secondo le soprintendenze c'è ancora molto da fare per promuovere le visite in due musei che presentano pezzi unici. In altri musei d'Italia ad ingrossare i guadagni c'è il pacchetto dei servizi aggiuntivi: oltre alla biglietteria e alla rivendita di libri e gadget, ci sono il guardaroba, la caffetteria e le pulizie. Qui no. Alla soprintendenza regionale non nascondono di coltivare progetti di più vasto respiro. L'intenzione del soprintendente tornato di recente in Sardegna, Paolo Scarpellini, sarebbe quella di pianificare un sistema per ricondurre all'unicità la gestione dei servizi aggiuntivi. Anche con un appalto unico per l'intera isola, ad esempio, che coinvolga tutti i musei nazionali. E. tema non è semplice da affrontare anche per un altro motivo, più interno e più spinoso. La soprintendenza ai beni archeologici di Cagliari continua a rivendicare un'autonomia nelle decisioni che, sulla carta della legge, dal 2004, non dovrebbe esistere più. Non si tratta di obbedire ad ordini calati dall'alto e quindi di non voler accettare forme di costrizione culturale e tecnica, bensì di accettare che le scelte vadano proposte e, come si usa dire, condivise a forza di argomenti e di discussioni. Secondo la legge sulla soprintendenza regionale quel che mancava nella gestione del patrimonio monumentale italiano era il coordinamento. Secondo la soprintendenza archeologica di Cagliari non mancava nulla.