CANOSA - E' entrata silenziosa in una cattedrale gremita di gente, quella di San Sabino a Canosa, arrivata da tutta la citta per ammirare le porte bronzee finalmente restaurate del mausoleo di Boemondo d'Altavilla e sentire il discorso di Vittorio Sgarbi Eppure si è sentita ieri sera la protesta dei lavoratori del ministero dei Beni culturali degli istituti periferici della Puglia (Soprintendenza per i beni architettonici delle province di Bari e Foggia, Soprintendenza per il Patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico per le province di Bari e Foggia. Soprintendenza archeologica di Taranto, Sba, Biblioteca nazionaie, Archivi di Stato, Soprintendenza archivistica), ufficialmente in agitazione dall'8 febbraio contro i tagli imposti dalla legge finanziaria al settore del pubblico impiego e in particolare ai bilanci delle strutture del ministero per i Beni culturali già sottoposte a continue e gravissime riduzioni di risorse finanziane e di personale. Ieri sera, in apertura della tre giorni dedicata al convegno su «Canosa Ricerche storione 2006», organizzata dalla Fondazione archeologica canosina, dalla Soprintendenza al Patrimonio storico-artistico ed etnoantropologico di Bari e Foggia e da quella ai Beni archeologici per la Puglia, dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione, la cui inaugurazione è stata dedicata proprio alla presentazione delle maestose porte, prima di relazionare sul restauro, Fabrizio Vona, il direttore del laboratorio di restauro della Soprintendenza per il Patrimonio storico-artistico, ha dato lettura del documento ufficiale della protesta: quello redatto l'8 febbraio durante la riunione della Fp-Cgil di Bari, ma condiviso da tutti gli uffici pugliesi del ministero e anche di altri operatori del pubblico impiego - assistenti sociali, ispettori del lavoro e di quelli fiscali - che si vedrebbero eliminate le indennità di trasferta. Proprio ieri pomeriggio, del resto, si è svolta una riunione a Taranto, alla direzione centrale della Soprintendènza per i Beni archeologici, da dove il soprintendente Giuseppe Andreassi aveva ribadito qualche giorno fa «le forti preoccupazioni di fronte alle incalzanti riforme del ministero in atto già dal 2002». Andreassi aveva ricordato che già l'anno precedente «si era avuta la definizione delle nuove più ristrette direzioni generali». «L'ultimo atto del governo -ha ricordato Vona, dando lettura del documento - è stato l'inserimento nell'articolo unico della Finanziaria di un comma che ha soppresso l'indennità di trasferta a tutti i dipendenti pubblici, modificando unilateralmente il contratto collettivo nazionale di lavoro. In queste condizioni non è più possibile garantire la funzione di salvaguardia e tutela del patrimonio artistico e culturale della nazione. Questo colpo rappresenta l'ultima tappa di un processo di svuotamento delle strutture pubbliche che ha il suo fulcro nel blocco delle assunzioni e del turn-over». Per il settore dei Beni culturali il taglio previsto in Finanziaria è del 60 per cento: non ci saranno soldi per pagare le missioni, comprese quelle dell'anno già passato. «Così che - spiega Vona - oltre al 2005 scoperto, c'è un 2006 da affrontare completamente senza soldi». Insomma, una paralisi annunciata, di fronte alla quale gli operatori dei vari uffici hanno già messo in atto la sospensione di ogni attività. In attesa che qualcosa possa cambiare. Ed è questo l'auspicio espresso dallo stesso Vona, che ha concluso la lettura del documento «nella speranza di avere la possibilità per il futuro di continuare ad operare in questo sènso e avere altre opportunità come questa». «Una protesta condivisibile - ha sottolineato, prima dell'inizio della presentazione, Filomena Maria Sardella, soprintendente al Patrimonio storico-artistico ed etnoantropologico - fermo restando che siamo molto attenti ai fondi destinati ai restauri». Non è mancato in proposito nemmeno il commento di Vittorio Sgarbi, polemico anche nei confronti degli sprechi commessi in nome dei beni culturali. E ha citato ad esempio i 20 milioni di euro spesi in Italia per spostare l'obelisco di Axum o i quattro milióni per spolverare il Mosè di Michelangelo: cifre che stridono fortemente se raffrontate con i soli 12mila euro spesi per restaurare le porte bronzee del mausoleo di Boemondo. «Ecco se i soldi vengono male - dice - meglio tagliare».