NEFERTITI potrebbe uscire da uno dei coloratissimi sarcofagi appena scoperti, Cleopatra è probabilmente pronta a spuntare dal tempio di Osiride che le vanghe stanno violando e Cheope è impegnato a ingannare l'ultimo robot che cerca la camera segreta della sua sterminata piramide. Intanto Tutankhamon si è fatto fare una TAC di controllo e Ramses II, che non si scompone dal museo del Cairo, ha appena restituito una serie di ritratti in forma di statue colossali di granito rosso, da cinque tonnellate e oltre. Al momento non risulta che abbia lanciato maledizioni contro gli archeologi-profanatori impegnati in un desolato sobborgo della capitale, l'antica Heliopolis. Dice Rainer Stadelman, direttore dell'Istituto archeologico tedesco del Cairo, che nella terra dei faraoni basta sollevare qualche granello di sabbia e vengono subito alla luce meraviglie, addirittura eccessive. David O'Connor, professore di archeologia alla New York University, sostiene che da Alessandria d'Egitto al confine con il Sudan nove metri quadrati di terra ogni 10 restano inesplorati e, quindi, consegnati al mondo di fantasie sfrenate. Zahi Hawass, segretario del Consiglio delle Antichità del Cairo, aggiunge che forze umane e risorse finanziarie non saranno mai sufficienti per scavare tutto lo scavabile e contemporaneamente salvare i monumenti, le città e le necropoli già esposte alle offese del sole e dei turisti. L'Egitto è troppo, anche senza gli influssi delle famose maledizioni. L'immortalità è stata l'indiscutibile conquista dei dominatori dell'Alto e del Basso Egitto, dall'eccellentissimo Aha (prima dinastia, all'incirca 3 mila anni prima di Cristo) fino all'altrettanto illustre Amyrtaios (28a dinastia, intorno all'anno 399) e oltre, Cleopatra compresa. Tutti questi sovrani, fanatici nel farsi ritrarre con bastone ricurvo e flagello, più l'Ureos in testa, il cobra che rappresenta l'occhio del dio solare, e sulla spalla il falco Horus, figlio di Iside e Osiride, sono morti solo per resuscitare in continuazione e tormentare ogni epoca e ogni popolo, da Erodoto a Napoleone a Christian Jacques. Nefertiti è l'ultimo stupefacente esempio. A lei, famosa per il collo affusolato e il naso perfetto, il XXI secolo delle top model chirurgicamente corrette è sembrato il momento giusto per riapparire. Ad annunciarla è l'egiziano Hawass il primo archeologo non occidentale a essere diventato una star accademica e mediatica, anche più ingombrante e onnipresente di quanto furono ai loro tempi Heinrich Schliemann e Howard Carter. Si è dichiarato certo, o quasi, che la celeberrima regina, moglie dell'altrettanto famoso, ma molto discusso, Akhenaton (il monoteista sfortunato che cancellò tutte le divinità, sostituendole con l'unico dio-Sole), stia per saltare fuori da uno dei cinque sarcofagi appena trovati in una tomba nella Valle dei Re, la prima a presentarsi intatta dai tempi di quella di Tutankhamon, quasi un secolo fa, nel 1922. «Nessuno poteva essere seppellito in questa zona tranne i re e pochi parenti fortunati e dignitari di rango altissimo - ha spiegato -. Quindi, queste mummie della 18a dinastia, e perciò del periodo tra il 1567 e il 1320 a.C, sono di personaggi di prima grandezza». Probabilmente - aggiunge - si sono salvate per l'iniziativa di alcuni sacerdoti, che le sottrassero ai saccheggi dei secoli successivi. Ci vorrà un po' per decifrare iscrizioni, scannerizzare corpi e entare i test del Dna, e nel frattempo il sensitivo Hawass si è convinto che Cleopatra non possa resistere alla tentazione di rubare la scena a Nefertiti e di materializzarsi al più presto. Racconta: «Non avrei mai immaginato di mettermi davvero sulle sue tracce. Ma adesso abbiamo cominciato gli scavi in un grande tempio vicino ad Alessandria d'Egitto, a Taposiris Magna, e molti indizi fanno ritenere che possa essere sepolta lì, nello stesso santuario scelto per il marito Antonio, al quale sopravvisse 11 giorni». Il luogo sarebbe una camera ipogea, già individuata ma non ancora aperta, all'interno di un recinto di quasi 100 metri per 100 che non ha mai smesso di essere distrutto e ricostruito nei secoli, finendo per ospitare anche una chiesa paleocristiana, un labirinto di celle monastiche e un disordinato cimitero di poveri mortali, i quali - com'è evidente - non avrebbero mai potuto accedere al segreto dei faraoni. L'immortale Cheope (sempre più spesso ribattezzato Khufu) è il più imprendibile di tutti. Uno dei papiri conservati al museo del Cairo racconta come avesse passato settimane a consultare i libri segreti del dio della scrittura Thoth per progettare con un team di ingegneri-sacerdoti le architetture interne della sua piramide a Giza e l'impresa è stata un capolavoro ineguagliato: incastrato nei 2 milioni 300 mila blocchi di granito e calcare un altro mondo di camere vere eipotetiche, corridoi funzionali e passaggi illusori non smette di sfidare l'intelligenza degli archeologi e scatenare l'immaginazione dei cosiddetti «piramidioti», innamorati di presunte discendenze aliene e atlantidee. Ora un nuovo robot, il terzo di una serie, busserà a due porte sigillate, vicino alla Camera della Regina, e proverà a immergersi nella dimensione sconosciuta dell'unica meraviglia del mondo antico ancora sopravvissuta. Khufu è là dietro, immerso nello splendore di un tesoro incalcolabilmente più splendido di quello del re-ragazzino Tutankhamon? Hawass non lo esclude. Il ritmo delle scoperte non fa che aumentare e comincia a spaventare lo stesso Hawass, mentre a Kom al-Ahmar emerge una necropoli tutta «nuova», nella valle delle mummie d'oro di Bahariya si svela la tomba di Shepsu-Khonsu, a Saqqara prosegue la missione per la piramide perduta di Meri Kara, ad Alessandria d'Egitto il mare restituisce pezzo dopo pezzo la metropoli di Alessandro Magno e un team di archeologi si è calato nei sotterranei del celebre museo del Cairo e, smuovendo sabbia e polveri accumulate in un secolo di abbandono, recupera reperti mai catalogati e ricostruisce mille storie, da quella del palazzo di Merenptah a quella dei sacerdoti di Amon. Il passato resuscita anche in cantina e lancia una maledizione invincibile: l'Egitto non potrà mai liberarsi dei suoi incantesimi.