I musei comunali vanno bene, anzi benissimo. Da tre anni a questa parte aumentano costantemente il numero dei visitatori e gli incassi. Nel 2003 i biglietti sono stati 468mila, nel 2004 sono cresciuti a 512mila e lo scorso anno a 604mila. Gli incassi sono andati di pari passo: da 1,7 milioni a 2 e adesso 2,3. Così, quando ieri mattina il sindaco Leonardo Domenici, insieme con gli assessori alla cultura Simone Siliani e al bilancio Tea Albini ha annunciato la chiusura di alcuni musei per risparmiare 150mila euro sulle spese per il personale di vigilanza, in diversi hanno sgranato gli occhi. Chiuderanno «Firenze com'era» ogni giovedì venerdì e domenica, la Fondazione Romano di Santo Spirito tutti i giorni salvo il sabato. Santa Maria Novella ogni domenica a partire da agosto quando sarà finita la mostra su Leon Battista Alberti e la Donazione Leoser (che è al mezzanino di Palazzo Vecchio) pei tre mesi all'anno. «Salvaguardiamo Palazzo Vecchio e la Cappella Brancacci annuncia Siliani - che hanno il maggior numero di visitatori, 11 sabato, comunque, tutti i musei restano aperti e l'ultimo sabato del mese sono gratis per i fiorentini». Il sindaco ha spiegato la manovra con i tagli alla spesa imposti dalla finanziaria di Berlusconi. «Questa è una denuncia e un appello ha esordito . La denuncia è per gli effetti nefasti della legge, che ci hanno costretto a ridurre le risorse della cultura, l'appello è perché abbiamo bisogno di risorse da soggetti privati: con 150mila euro potremmo garantire le aperture». Ma possibile che si debbano chiudere proprio i musei, il biglietto da visita della città, per una somma che rappresenta appena lo 0,03 per cento del bilancio di Palazzo Vecchio? «Abbiamo spalmato i tagli su tutte le risorse disponibili - dice Tea Albini , che non sono i 528 milioni del bilancio ma poco più di cento perché dobbiamo escludere gli stipendi, i contratti in essere, l'indebitamento. Per esempio sono stati tagliati 2,5 milioni di euro di utenze: riscaldamento, energia elettrica, telefoni. Abbiamo fatto delle scelte, tutte le scuole sono a norma. Ma non abbiamo potuto escludere la cultura». La chiusura dei musei farà risparmiare 10.400 ore di lavoro dei custodi, i periodi di apertura delle gallerie calano del 24 per cento. Non sono toccati dal piano di risparmi i due musei principali, e cioè Palazzo Vecchio (che ha avuto 421 mila presenze) e la Cappella Brancacci (116mila), che ricevono l'89 per cento dei visitatori. Al resto toccano le briciole: in settembre, mese di boom, nel museo di Santo Spirito non sono entrate più di 20 persone al giorno e 40 a «Firenze com'era». Perché così pochi turisti in gallerie che all'estero farebbero la fortuna di una città? «Perché occorre far promozione anche per ì musei. E qui conclude Simone Siliani non ci sono soldi. Ma una soddisfazione c'è: globalmente aumentiamo i biglietti. Siamo in controtendenza rispetto a musei statali».
Musei chiusi per risparmiare
I musei comunali di Firenze hanno registrato un aumento costante dei visitatori e degli incassi negli ultimi tre anni. Nel 2003, i biglietti sono stati 468mila, nel 2004 sono cresciuti a 512mila e lo scorso anno a 604mila. Gli incassi sono aumentati di pari passo, da 1,7 milioni a 2 e adesso 2,3. Tuttavia, il sindaco Leonardo Domenici ha annunciato la chiusura di alcuni musei per risparmiare 150mila euro sulle spese per il personale di vigilanza. I musei che chiuderanno sono quelli che non hanno un grande numero di visitatori, come Firenze com'era, la Fondazione Romano di Santo Spirito e Santa Maria Novella.
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