UN EQUIVOCO. La birreria sotto il colonnato di piazza Plebiscito aveva ottenuto tutti i permessi per aprire solo a causa di un equivoco. E per rimediare all'errore la prefettura, ente "padrone di casa", ha tirato su un bel muro, lasciando libero soltanto il secondo ingresso, su piazza Carolina. Quello, appunto, che ha dato luogo all'equivoco. Nella richiesta, vista e approvata da Comune, Prefettura e Soprintendenza ai Beni architettonici, infatti, era indicata l'apertura di una birreria "su piazza Carolina". Il fatto che il locale disponesse di un varco anche sul colonnato, ripristinato dai gestori al momento di aprire bottega, non è stato preso in considerazione da nessuno. Ora si torna all'ipotesi di una decisione collegiale di Prefettura, Comune e Soprintendenza, un coordinamento su come strutturare il "risanamento" del colonnato. «Non ci avrei messo una birreria interviene, chiamato in causa da Repubblica, il soprintendente al Polo Museale Nicola Spinosa -. Vada per i luoghi di ristoro, ma compatibili con un relax adatto a luoghi di studio e di riflessione. Penso a librerie come Treves, che va d'accordo con l'archivio Parisio di Stefano Fittipaldi, a librerie d'arte. Ora la piazza è un camposanto, ma una birreria non gioverebbe alla pulizia, che lascia molto a desiderare. La gestione degli spazi sotto il colonnato la darei a Maurizio Marinella, invece che quella del parco naturalistico di Vivara; lui saprebbe come conciliare le cravatte, che so, con il té, che si adatta molto di più al Plebiscito». Il collega di Spinosa, Enrico Guglielmo, dal cui ufficio è uscito il consenso per la birreria (sempre per l'equivoco di cui sopra), è sostanzialmente d'accordo: «Non sono contrario alle birrerie, ma vanno considerate le conseguenze dell'impianto di un'attività. Le bevande in lattina o bottiglia lasciano un segno tangibile. Il caffè in tazza, invece, torna al banco e non viene abbandonato sulla piazza. Ci vuole per questo un piano complessivo». Guglielmo rilancia mettendo nuova carne al fuoco: sotto l'aula della chiesa di San Francesco di Paola, aperta solo poche ore alla settimana, c'è una grande sala circolare, oltre venti metri di diametro, 400 metri quadrati circa di spazio, per la quale la soprintendenza ha ipotizzato una destinazione a museo per l'alto artigianato della città (forse forte di una vicinanza importante, quella della collezione dell'istituto d'arte Palizzi), e ha già avuto sul tema una corrispondenza con gli assessori Furfaro e Di Lello, per un finanziamento attraverso i fondi dei Pit Campania. È già nel cassetto di Guglielmo un progetto particolareggiato di Luigi Picone per attivare lo spazio espositivo «e creare così un'attrazione primaria per i turisti spiega il soprintendente ancor prima dipensare all'animazione del colonnato, che verrebbe di conseguenza». Anche l'archivio fotografico Parisio, consumabile da tutti a partire dal mese di luglio, propone l'utilizzo dell'ala meridionale del colonnato (a sinistra della chiesa) per mostre fotografiche, anche di giovani. Ora che la discussione si riapre, non si potrà fare a meno di parlarne.