La Casa della Cultura compie sessant'anni. Fu fondata il 16 marzo 1946 con discorso di apertura di Ferruccio Parri, presidente del Consiglio della Liberazione che divenne il primo presidente, e del filosofo Antonio Banfi, suo vice. Tra i fondatori c'era anche il critico Raffaele De Grada, che sarà presente alle celebrazioni, suddivise in due incontri: il 9 e il 16 maggio, alle 17. Chiusa nel '48 e riaperta nel '51 grazie a Rossana Rossanda, la Casa della Cultura ha fondato il suo prestigio sugli intellettuali che l'hanno animata e sul metodo dell'analisi critica che l'ha caratterizzata e che è, all'oggi, il metodo culturale che riveste meno appeal rispetto alla cultura intesa come evento o come conoscenza accademica, ma che è, al contempo, il più da riscoprire. Caratterizzata da autonomia e libertà di discussione, «la Casa della Cultura è sempre stata a difesa della cultura laica e progressista», come ricorda ancora oggi l'attuale direttore, Ferruccio Capelli. E come dicono gli stessi nomi che sono passati di lì: Enzo Paci, Elio Vittorini, Franco Fortini, Cesare Musatti, Paolo Grassi, Giorgio Strehler, Ludovico Geymonat, Riccardo Bauer, Salvatore Quasimodo... E, per quanto riguarda gli stranieri, i pensatori della sinistra e dell'esistenzialismo quali Jean Paul Sartre, Gyorgy Lukacs e Bertold Brecht fino a Jacques Le Goff, Edgar Morin, Jurgen Habermas, Elya Prigogine. A fine marzo è atteso il linguista Tsvetan Todorov. Negli anni Settanta la Casa della Cultura di via Borgogna fu assaltata da gruppi di estrema destra, i «sanbabilini», e difesa con tenacia dai suoi frequentatori: «D'altronde stare lì, a due passi da piazza San Babila, storico ritrovo della "Milano nera", non è mai stato facile per la Casa della Cultura, il luogo d'incontro del dibattito laico, (meglio di sinistra)», ricorda Capelli. Per l'ex direttore, Sergio Scalpelli, «gli anni Ottanta sono da annoverare tra quelli più felici nella vita della sala di via Borgogna. E ciò coincise con il risveglio di Milano: non ci sarebbe stata una stagione felice della Casa della Cultura se non avesse coinciso con la rifioritura di Milano». E se è vero che, insiste l'attuale direttore «siamo una finestra per interpretare i cambiamenti del mondo», il laboratorio-Milano non è mai stato dimenticato. Esiste alla Casa della Cultura un Milano-Lab, che si pone l'obiettivo di «dare voce e visibilità alle forze nuove della città attraverso l'ascolto per costruire un'identità possibile e condivisa per la Milano di domani». Ma il peccato è che dai laboratori milanesi, sia questo, sia quello legato a «Globus et Locus» di Bassetti (con il periodico «Milania») o quello laico di centrodestra legato alla Biblioteca di via Senato (con il settimanale «II Domenicale») la «politica ufficiale» non si serve adeguatamente per formare la nuova classe dirigente. Di contro risalta però l'alto profilo dei protagonisti dei dibattiti alla Casa di via Borgogna: Fulvio Papi, Salvatore Veca, Carlo Sini, Giulio Giorello, Salvatore Natoli, Massimo Cacciari, Umberto Eco, Vincenzo Consolo, Vittorio Gregotti, Gae Aulenti, Guido Rossi, Michele Salvati, Alberto Martinelli, Guido Martinotti, Valerio Onida... Ora, dice Capelli, «al centro della nostra attività ci sono analisi e ricerca sulle grandi trasformazioni che segnano questo passaggio di secolo. Daremo un grande impulso alla riflessione sulle nuove frontiere della ricerca scientifica e tecnologica e ci proponiamo di potenziare la nostra rete di relazioni internazionali».
Marzo '46, nasce la Casa della cultura
La Casa della Cultura di Milano compie sessant'anni. Fondata il 16 marzo 1946, è stata chiusa nel 1948 e riaperta nel 1951 grazie a Rossana Rossanda. La struttura è stata caratterizzata da autonomia e libertà di discussione, difendendo la cultura laica e progressista. Tra i suoi frequentatori notevoli ci sono stati intellettuali come Enzo Paci, Elio Vittorini, Franco Fortini e Giorgio Strehler. Negli anni Settanta la Casa della Cultura fu assaltata da gruppi di estrema destra, ma fu difesa dai suoi frequentatori. Gli anni Ottanta sono stati considerati tra i più felici nella vita della struttura, coincidendo con il risveglio di Milano.
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