TUTTI al capezzale di un malato cronico: il patrimonio artistico e architettonico italiano minacciato dall'inquinamento atmosferico. Se ne è parlato ieri al Ministero dei Beni Culturali nell'ambito di un convegno organizzato dall'Apat (Agenzia per la protezione dell'Ambiente e per i Servizi Tecnici). A far gli onori di casa il ministro Rocco Buttiglione: «Il nostro compito è trattenere l'azione del tempo, preservare la bellezza». Il 60 del patrimonio artistico mondiale è in Italia: l'Istituto Centrale per il restauro, nella Carta del Rischio ha censito più di 57.000 beni artistici esposti all'aperto sul territorio nazionale. Tra le problematiche emerse l'accelerazione, negli ultimi decenni, del processo di degrado dei monumenti a causa dell'inquinamento atmosferico (soprattutto combustioni) e la mancanza nella legislazione italiana di norme che individuano «valori massimi» di inquinamento accettabile per la salvaguardia delle opere d'arte. I limiti riguardano esclusivamente la salute umana o in certi casi l'ecosistema. «Bisognerebbe intervenire sull'inquinamento - ha poi detto Roberto Cecchi, direttore generale dei Beni architettonici e paesaggistici - Noi lavoriamo sugli effetti che produce». In Italia s'è affermata una cultura del restauro «che punta alla conservazione dell'area artistica nella sua interezza. In Francia, invece, il restauro è analogico». «C'è però un problema oggettivo - ha proseguito Buttiglione - noi lavoriamo con risorse limitate. Bisogna fare il meglio con quello che abbiamo a disposizione. E ampliare il lavoro coinvolgendo le Regioni e i Comuni perchè il restauro è condizionato anche dalla tipologia dei materiali locali». Il ministro ha fatto l'esempio della pietra leccese: «Il tufo del Salento è facile da pulire però è delicato ed usurabile» E ha, poi, citato i risultati di uno studio sperimentale condotto dall'Istituto Centrale del restauro e dall'Apat a Roma e Milano: i monumenti meneghini risultano più anneriti rispetto a quelli romani a causa del clima. «A Roma gli interventi di ripulitura durano 50 anni, a Milano solo tre: c'è un'emergenza lombarda, vanno coinvolti gli organi regionali». E il ministro dell'Ambiente Altero Matteoli: «I Comuni italiani ricchi di opere d'arte hanno bisogno di più aiuti». E tornando alle cause del degrado emergono anche le responsabilità di un certo turismo di massa: «All'interno del Cenacolo di Milano c'era un'inquinamento dieci volte più alto dell'esterno a causa dei pullman in sosta che vomitavano turisti (soprattutto giapponesi). È stata creata una cintura di protezione intorno all'edificio. I valori si sono normalizzati» ha ricordato l'arch. Cecchi. Non tutto il male viene per nuocere: «Nella Basilica di San Marco a Venezia le manate dei turisti sulle colonne hanno depositato uno strato di grasso che, come nel Medioevo, ha protetto la pietra».