ROMA Profondi ritocchi per il Codice dei beni culturali e del paesaggio, che ha fatto il suo debutto a maggio 2004. Sul fronte dei monumenti viene meglio definito il profilo delle attività di valorizzazione, soprattutto quando entrano in campo i privati. Sul versante paesaggio, invece, vengono introdotti maggiori vincoli nella predisposizione dei piani paesaggistici, con un più diretto intervento da parte dello Stato. Le modifiche saranno sottoposte oggi all'approvazione definitiva del Consiglio dei ministri, che aveva dato il via libera preliminare a novembre. Nel frattempo sono stati effettuati i passaggi parlamentari ed è stato acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni, che sulla parte relativa ai beni culturali ha avuto poco da ridire, mentre ha bocciato gli interventi sul paesaggio. Il ministero ha recepito solo in parte le osservazioni delle amministrazioni locali e sulla parte più controversa quella dei piani paesaggistici ha deciso di tirare dritto. I beni culturali. Il Codice è stato rivisto in diversi punti. Le modifiche più consistenti riguardano, però, il silenzio-assenso e la gestione dei monumenti. Il silenzio-assenso (previsto nella procedura di riconoscimento di interesse culturale di un bene, procedura propedeutica, in caso di risposta negativa, alla vendita del bene) viene definitivamente espunto dal Codice. Al suo posto è stata adottata una formulazione più soft: si dice semplicemente che le soprintendenze devono effettuare la verifica di interesse culturale entro 120 giorni. Più articolata la modifica relativa alla valorizzazione dei monumenti, che interessa gli articoli 112 e 115 del Codice. Da un lato si prevede che lo Stato, le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali possano stipulare accordi per definire strategie di valorizzazione dei siti culturali e possano costituire appositi soggetti giuridici. Anche se le modalità di costituzione dei soggetti giuridici, che saranno partecipati dal ministero, sono affidate a un prossimo decreto. L'articolo 115, invece, disciplina in modo nuovo la possibilità di affidare a terzi l'attività di valorizzazione attraverso il contratto di servizio, nel quale sono, tra l'altro, indicati i livelli di qualità dei servizi e la professionalità degli addetti. È un ulteriore passo avanti verso una più puntuale definizione del ruolo dei privati nella gestione dei luoghi d'arte. Al riguardo, viene meglio specificato che alla valorizzazione può essere collegata la concessione in uso degli spazi necessari per svolgere l'attività. Il paesaggio. Anche su questa parte del Codice gli interventi correttivi sono diversi, ma quello che ha suscitato maggiori attriti tra Stato e Regioni ha riguardato la predisposizione dei piani paesaggistici. Il ministero, infatti, si è riappropriato di un potere che nell'attuale versione del Codice non c'è, ovvero il fatto che il parere del soprintendente circa gli interventi da eseguire in aree protette diventi vincolante. Novità che alle Regioni non è piaciuta.
Contratto di servizio per gestire l'arte
Il Codice dei beni culturali e del paesaggio ha subito profondi ritocchi, che sono stati approvati dal Consiglio dei ministri. Le modifiche più significative riguardano la valorizzazione dei monumenti, con l'introduzione di accordi tra lo Stato, le Regioni e gli enti pubblici territoriali per definire strategie di valorizzazione. Inoltre, è stato introdotto un nuovo articolo che disciplina la possibilità di affidare a terzi l'attività di valorizzazione attraverso contratti di servizio. Il paesaggio ha subito modifiche, con l'introduzione di vincoli più stretti nella predisposizione dei piani paesaggistici, che diventeranno vincolanti. Le Regioni hanno espresso alcune riserve, in particolare sulla parte relativa ai piani paesaggistici.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo