Singolari vicende nel backstage di una mostra in allestimento a Brescia e dedicata a Turner Chi non ha mai sognato di intrufolarsi nel backstage di una sfilata, dietro le quinte di un teatro o su di un set cinematografico? Un "pass" per queste zone riservate è cosa per pochi fortunati. Allo stesso modo, gli appassionati d'arte sono raramente ammessi ad assistere al "making of ' di una mostra. Ecco perché abbiamo deciso di raccontarvi come sta prendendo forma in questi mesi la mostra evento dell'autunno - inverno 2006-2007 "Turner e gli impressionisti. La grande storia del paesaggio moderno in Europa" che si aprirà al Museo di Santa Giulia a Brescia il 28 ottobre venturo. Abbiamo seguito - una decina di giornalisti di televisione e carta stampata - l'organizzatore della rassegna bresciana Marco Goldin in un viaggio che ha toccato i grandi musei degli Stati Uniti cui appartengono i pezzi che comporranno le nove sezioni della mostra. In quattro giorni abbiamo ricostruito i percorsi artistici che l'esposizione seguirà, incontrato i più importanti curatori americani, invaso con i nostri taccuini gallerie chiuse al pubblico e rubato qualche segreto agli addetti ai lavori. E abbiamo anche scoperto che la National Gallery di Washington progetta un "gemellaggio" artistico con Brescia. Che non c'è bisogno di indossare giacca e cravatta per ottenere prestiti miliardari. Che la maggior parte degli storici dell'arte americani parla l'italiano (ma solo se ne ha voglia) e sogna di migrare nel nostro Paese raggiunta l'età della pensione. La prima tappa è Washington. La National Gallery, magnifica nella sua alternanza di sale espositive e grandi serre colme di piante e fiori, è un museo "difficile": fa parte di quel circuito di "big" che concedono prestiti solo ai loro pari. Pochissimi al mondo: Louvre, d'Orsay, Metropolitan di New York. Se fosse una persona diremmo che la National «se la tira» e il suo Senior Curator della Pittura Europea, Philip Conisbee, si comporta di conseguenza: parla perfettamente italiano, ma non con noi. Ci dedica quattro minuti del suo inglese americanizzato poi fila (la moglie di Kofi Annan lo attende per una visita riservata). Ci vorrà tutta la diplomazia di Goldin per farlo sciogliere un po'. PRESTITI RARI Noi intanto scopriamo che il nostro tempismo è perfetto: ha appena inaugurato la mostra monografica "Cézanne in Provenza" (aperta fino al 29 giugno). È uno dei nostri obiettivi, perché tre dei quadri esposti verranno in Italia: una "Strada che sale" del 1867, la "Veduta di Estaque a mezzodì" del 1876-79, la "Casa di Bellevue" del 1890. Tre esempi del vedutismo dell'artista di Aix-en-Provence, di cui si celebra quest'anno il centenario della morte. Non sono prestiti semplici, e con interesse seguiamo Goldin mentre "ripassa" con attenzione il reparto Impressionisti del museo, estrae un bloc-notes dalla sua tracolla di tela e lo riempie con una piccola "lista della spesa": sono alcuni dei pezzi che spera di portare in mostra ad ottobre. Quando, dopo una riunione-lampo, esce sorridente dall'ufficio di Mr Conisbee, capiamo che le cose si mettono bene. Questa è la prima volta che la National di Washington concede delle opere a Brescia. Per ottenerle, il curatore italiano ha proposto uno scambio: Washington possiede già un buon numero di artisti bresciani e lombardi, l'idea è di ricreare qui un'intera sala della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia con capolavori del Romanino, Vincenzo Foppa, Giambattista Moroni, Moretto da Brescia - ed ottenere per la mostra bresciana artisti come Turner, Monet, Cézanne. D'ora innanzi ci divertiamo a pensare a questo enorme museo come alla "Brescional Gallery". Il giorno successivo siamo a Baltimora, città del clam chowder, deliziosa zuppa di granchio. Qui ci attende una particolarissima coppia di storici dell'arte: Bill e Sona Johnston. PORTIAMO A CASA SISLEY Il primo è Curatore della Pittura Europea per il Walters Art Museum e sala dopo sala le luci si accendono solo per noi, illuminando una collezione che corre dall'Egitto pre-dinastico al XX secolo - passando naturalmente per gli Impressionisti. Mr. Johnston è molto cortese: ha vissuto a Brescia da ragazzo, sogna di tornare in Italia tra qualche anno in pianta stabile e ricorda ancora molto del suo italiano di allora. Dopo la visita ci porta a mangiare sushi in un ristorante giapponese, e il breve percorso a piedi basta a Goldin per ottenere un prestito eccezionale: la Walters concederà per la mostra bresciana un grande paesaggio di Sisley con la Senna. La tappa successiva è altrettanto esclusiva (e fortunata): il Baltimore Museum of Art, il più grande museo del Maryland. Ci accoglie Sona Johnston, una longilinea sessantenne che guarda caso è la moglie di Bill, e sequestra il nostro curatore lasciandoci vagare per le sale guidati dallo storico dell'arte Oliver Shell, che naturalmente parla italiano (si è laureato con una tesi su Carrà). Ci sentiamo come a casa, e Goldin gonfia il suo carniere con un acquarello di Turner. Ma non c'è tempo per brindare: i ritmi di quello che tutti si divertono a chiamare "il Re Mida delle mostre" sono serratissimi, un altro aereo ci aspetta. La notte di San Valentino arriviamo in una New York completamente imbiancata. L'emergenza è passata, ma la mattina scavalchiamo enormi cumuli di neve per arrivare sino al Metropolitan (da quest'anno per la prima volta tra i prestatori delle mostre bresciane) e al Moma. Abbiamo il privilegio di entrare in esclusiva in un vero tempio della pittura europea nel cuore della Grande Mela: la galleria Wildenstein, proprietà di una famiglia di mercanti d'arte che da cinque generazioni accumula tesori d'arte antica. Per le loro mani è passato un Leonardo, tra i loro gioielli c'è un Giotto inedito che si spera di portare presto in Italia. È però la sezione impressionista della collezione ad attirarci qui, e ad accoglierci c'è il vicepresidente Nanne Dekking, che è olandese ma passa l'estate nella sua magione in Versilia, e ci guida tra i velluti rossi mentre alle nostre spalle si richiudono i lucchetti. Siamo in una piccola Fort Rnox ad un passo daParkAvenue. QUADRI MAI ESPOSTI Da questa raccolta arriveranno a Brescia quadri mai esposti al pubblico prima d'ora: una veduta del Pantheon di Corot, un grande paesaggio di Frederic Bazille ("una vera rarità"), un Guillaumin, due Monet (una "Foresta" e una "Senna ghiacciata"), due paesaggi di Sisley e uno di Pissarro. Poche strade più in là c'è la galleria Salander O' Reilly, cui Goldin strappa otto tele, da Valenciennes a Rousseau, da Gorot a Gourbet, mentre la Mallet concede due splendidi Turner dipinti durante uno dei soggiorni del pittore inglese a Venezia: "Andando al ballo" e "Tornando dal Ballo", che apriranno una sezione tutta dedicata alle vedute di città. Lasciamo New York a meno di ventiquattr'ore dall'arrivo con un Goldin quasi "sazio" e lo stupore dell'accoglienza ricevuta. L'Upper East Side non solo parla italiano e fa le vacanze in Toscana, ma conosce la nostra arte contemporanea e va in brodo di giuggiole a sentir nominare Maurizio Cattelan. PEZZI INESTIMABILI L'ultima tappa, forse la più fruttuosa ai fini dei prestiti, è Boston. Il Museum of Fine Arts è già un ottimo partner per le mostre bresciane: è da qui che provengono le 60 opere di Jean Francois Millet in mostra a Santa Giulia ancora per un mese. Il secondo anno di collaborazione frutta a Goldin ben diciassette pezzi di incredibile pregio: Constable, Pissarro, Cézanne, Degas, Gauguin e Renoir. Più due chicche che valgono sui quaranta milioni di dollari ognuna: la "Cattedrale di Rouen", dipinta da Monet nel 1894 e un suo "Covone" autunnale che andrà ad accostarsi al suo gemello invernale innevato, in arrivo da Canberra. Al momento di rientrare in Italia, il "bottino" di quattro giorni di trasferta conta più di trenta quadri. Alla faccia di chi sostiene che l'Impressionismo sia inflazionato, la mostra bresciana su Turner e l'Impressionismo di paesaggio conta già 45.000 prenotazioni. E mancano ancora otto mesi all'apertura.