Allarme degli studiosi: a Milano le statue sono molto più "fragili" che a Roma Il ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione: «Un intervento di ripulitura nella metropoli lombarda è destinato a durare tre anni, il restauro su un'opera della capitale dura, invece, circa 50 anni» ROMA - "Smog", parola coniata recentemente e, ormai, di uso comune, nasce nel secolo scorso dall'unione tra "smoke e fog" per indicare un fenomeno attuale che, oltre ai danni causati sull'uomo, minaccia anche le opere monumentali. Un problema che riguarda in particolare l'Italia, il cui patrimonio artistico costituisce il 60 di quello mondiale, di cui circa 57 mila beni si trovano all'aperto, soggetti al degrado naturale e a quello dovuto all'inquinamento atmosferico, che rappresenta un danno irreversibile poiché i monumenti, al contrario dell'uomo, non possiedono sistemi di autorigenerazione. E al contrario dell'essere umano, i monumenti non godono di valori di soglia specifici che limitino gli effetti deleteri dell'inquinamento. A questo proposito, ieri, il Ministero per i Beni e le Attività culturali, ha presentato i risultati degli studi svolti dall'Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici (APAT) e l'Istituto Centrale per il Restauro (ICR), allo scopo di studiare gli effetti degli inquinanti e dei fattori ambientali sui beni di interesse storico-artistico. Questa problematica diventa fondamentale quando si inserisce in una corrente di pensiero italiana, secondo la quale il monumento deve essere conservato nella sua integrità materica, mantenendo la struttura originale e non procedendo per la sostituzione. In questo senso, la giornata ha presentato i risultati riguardanti le città di Roma e Milano, al fine di quantificare il danno subito dai beni culturali italiani, a causa dell'inquinamento atmosferico. Dai dati rilevati, i campioni milanesi risultano essere più "anneriti" di quelli romani: in un anno, la brillanza (variazione del grado di bianco) diminuisce a Milano del 34, a Roma del 2. Il fenomeno si spiega anche dalle condizioni climatiche: il depositato capitolino comprende componenti di colorazione più chiara, derivate dall'aerosol marino e polvere silicea; quello lombardo è ricco, invece, di componente carboniosa. Lo "sporcamente" che ne deriva provoca problemi di natura estetica, ma anche reazioni chimiche, che possono degradare l'opera in maniera irreversibile. La conoscenza di questi fattori è necessaria per escogitare le metodologie di intervento più adatte a ogni singolo caso e, per questo, lo studio si allargherà ad altri monumenti (i primi saranno la Piramide Cestia e l'Accademia di Brera), perché quello di difendere il patrimonio artistico del nostro paese, è un dovere sia morale che materiale, che rappresenta l'eccellenza italiana nel mondo. È arrivato dunque il momento di porre rimedio a un atteggiamento sbagliato. «Una politica tutta incentrata sul benessere aveva un senso quando, subito dopo la guerra, il problema principale era quello di dare da mangiare agli italiani e l'ultimo quella , della salvaguardia del monumento - ha dichiarato Altero Matteoli, ministro dell'Ambiente e della Tutela del territorio - . Oggi non si può più proseguire su quella linea e l'adesione al Protocollo di Kyoto mira a lavorare in questo senso: se paesi importanti come gli Stati Uniti e l'Australia non aderiranno, rischiamo però di non raggiungere obbiettivi fondamentali come quelli della salute pubblica e della salvaguardia di monumenti e opere d'arte. E di opere d'arte, l'Italia è ricchissima ed è suo dovere tutelare questo patrimonio diffuso su tutto il territorio, sin nei più piccoli comuni. La scommessa dell'uomo di oggi è quella della salvaguardia dell'ambiente e dell'arte e la cultura antropocentrica che si fonda sulle capacità umane ci farà vincere anche questa sfida». Rocco Buttiglione, ministro per i Beni e le Attività culturali, ha voluto sottolineare, nel suo intervento, l'emergenza milanese e lombarda: dagli studi effettuati, infatti, risulta che un intervento di ripulitura su un monumento milanese è destinato a durare tre anni; la pulitura su un monumento romano dura, invece, circa 50 anni. Per questo, il ministro, ha lanciato un appello per sensibilizzare le autorità milanesi sulla gravita della situazione. «Tutto ciò che nasce merita di morire: questo riguarda anche le opere d'arte, ma la bellezza merita di essere preservata e così i numerosi edifici monumentali italiani che rappresentano un forte elemento identitario. Per difendere quelle opere, però - ha osservato Buttiglione - sono necessari i finanziamenti che oggi, invece, mancano: ecco perché ci stiamo muovendo nella direzione dello studio, al fine di individuare le metodologie di intervento più utili da sostenere economicamente».