Con la pioggia mettono in pericolo statue e monumenti. Da un convegno i rimedi: "Isole pedonali, meno gas e l'uso di pellicole protettive" NERE come una neve infernale, le polveri atmosferiche sono un'offesa alle bellezze della città (oltre che alla salute dei cittadini). Lo si vede sul corpo annerito del magnifico Mosè di largo Santa Susanna, sui marmi secolari del Colosseo o sul travertino del Palazzaccio. Ma per i monumenti di Roma sono nocive anche le polveri "bianche", provenienti dall'aerosol marino. Nitrati, solfati e cloruri si depositano dappertutto. E penetrano le pietre antiche. Degradandole per sempre. L'allarme è stato lanciato ieri dagli esperti dell'Istituto centrale di restauro (Icr) e dell'Agenzia della protezione dell'ambiente (Apat). Organizzata dai ministri Rocco Buttiglione (Beni culturali) e Altero Mattioli (Ambiente), la giornata sugli "Effetti dell'inquinamento atmosferico sui beni d'interesse storico artistico" ha visto la presentazione di una ricerca condotta su Milano e Roma. Prese a modello la pinacote-ca di Brera e la piramide Cestia, si è scoperto che la brillanza (variazione del grado di bianco) nella Capitale è diminuita appena del 2, mentre a Milano del 34. Ma rimane il problema delle polveri. «Cui si aggiunge - spiega Annamaria Giovagnoli.dell'Icr -l'erosione dovuta alla pioggia, sebbene oggi sia meno acida degli anni Sessanta e Settanta». Eppure continua a dilavare i marmi. Come le carni dei dioscuri al Quirinale. Mentre sui Fiumi delle Quattro fontane, protetti dalla pioggia, permangono polvere e croste nere. Roma, del resto, ha un clima che la mette a rischio sporcamento. «È più calda e più umida di Milano» dice Patrizia Bonanni, dell'Apat. «E più umida è la superficie, più cattura polveri atmosferiche». «Non ha senso restaurare, se dopo tre anni i risultati dell'intervento sono annullati dall'inquinamento», è il ragionamento di Buttiglione relativo a Milano ma estendibile agli altri centri (il restauro di un metro quadro di superficie costa 1000-1500 euro). Molti dei 57mila beni artistici italiani esposti all'aperto, si trovano a Roma. E sono in pericolo. I rimedi sono semplici. «Nelle zone critiche, si deve adottare le isole pedonali e abbassare l'emissione di sostanze nocive - sostiene la Giovagnoli - mentre sui monumenti si possono applicare sostanze protettive che, tra l'altro, permettono di rimuovere più facilmente la polvere». Basterebbe una costante, semplice manutenzione. Ma tagli ai budget e richieste degli sponsor permettono solo grandi, rari restauri. Meglio se spettacolari.