Il complesso del Colosseo e del Palatino, un'area di oltre 27 ettari, che attira ogni anno più tre milioni di visitatori paganti (con un aumento notevole dal 2002), s un introito di quasi 25 milioni di euro compresi i servizi aggiuntivi, un polmone economico non indifferente per la Soprintendenza Archeologica di Roma, è stato sottoposto per la prima volta a un monitoraggio completo che ha permesso e permetterà (il completamento fra giugno e luglio), di individuare lo stato di salute di tutta l'area. A presentare in anteprima il progetto e la metodologia seguita insieme al ministro per i Beni Culturali Rocco Buttiglione, al Soprintendente Archeologo di Roma Angelo Bottini, al capo Dipartimento del Ministero Francesco Sicilia, l'incaricato del monitoraggio, il professor Giorgio Croci, lo stesso che ha curato gli interventi nella Basilica di S. Francesco d'Assisi dopo il terremoto e il complesso smontaggio della stele di Axum. Il patrimonio archeologico del Palatino è molto vario per il tempo in cui è stato costruito, per le trasformazioni subite, per la configurazione del colle, per l'influenza dei pendii che hanno alterato la stabilità delle strutture. Una complessità che non impedisce di affrontare il problema con un approccio unitario. Dall'indagine alla programmazione della manutenzione, alla valutazione dei rischi, alle priorità d'intervento. Identificato e studiato il monumento, valutati i rischi e definiti gli interventi immediati e di medio periodo si giunge alla conclusione che per abbassare i picchi di rischio basta 013 della spesa totale, pari a circa 15 milioni di euro sui 130 stimati. Due emergenze recenti, il crollo negli Horti Farnesiani ( un muretto di sostegno dell'800) e la chiusura al pubblico della Domus Aurea, hanno attirato l'attenzione sullo stato di salute del Palatino, da cui l'incarico per una ricognizione globale ad ampio raggio per arrivare a quella che Bottini chiama "manutenzione programmata", cosa che richiede continuità di risorse. Ma dietro non c'è il vuoto. Il monitoraggio assume come punto partenza i progetti già pronti in soprintendenza, perché "non si può chiudere il Palatino" dice Bottini. Cantieri aperti o in via di apertura agli Horti Farnesiani, alla Casa di Augusto e alla Domus Tiberiana, diretti dagli architetti Filetici e Morganti in base ai finanziamenti Arcus e gioco del lotto. "E' un problema che ha radici profonde - continua - ma oggi bisogna avere un metodo per gestire questa situazione, senza far correre rischi al patrimonio e ai cittadini". Il Palatino e il complesso dell'area centrale (la Legio X) rappresentano il cuore dell'offerta turistica romana, la nostra Acropoli", ricorda Bottini, che si è assunto l'impegno di migliorare la situazione del Colosseo (che non ha problemi di statica) per ciò che riguarda la fruizione del pubblico, di ampliare l'offerta nel Palatino con l'obiettivo finale di aprire la casa di Augusto e di permettere entro 1 anno nell'area del Foro la visita di S. Maria Antiqua e dell'oratorio dei Quaranta Martiri. Un lavoro su vari fronti dunque, per l'ampliamento dell'offerta da un lato, per l'individuazione e la riduzione del rischio dall'altro, tenendo conto che "non esiste il rischio zero". Usa una terminologia medica "anamnesi, diagnosi, terapia" Croci che si occupa del rischio fisico delle strutture (vi rientrano anche le indagini sulle fondazioni, sui terreni, sullo smaltiménto delle acque) e individua otto zone, sciorinando una serie di mappe colorate, tabelle e diagrammi che mettono in evidenza rischi, interventi e costi. Il Palatino è in "cattivo stato di salute" perché molte aree sono chiuse, altre puntellate, altre poco conosciute. E porta degli esempi. In situazioni di rischio la galleria della Casa di Augusto, la Domus tiberiana, gli Orti Farnesiani, i Palazzi Imperiali, le Arcate Severiane, le sostruzioni di S. Teodoro e la Vigna Barberini in cui le strutture sono diventate muri di sostegno. Ma anche la non conoscenza è un rischio che saranno le indagini a quantificare. E qui entrano in gioco i fondi, sempre insufficienti e dati col contagocce, quanti ci sono e quanti ci vorrebbero. 4 milioni di euro stanziati nell'ultima finanziaria per il dipartimento di archeologia, per un totale di 60 milioni di euro in 15 anni. Ma si stima che occorrerebbero 130 milioni di euro in 10 anni "una cifra che l'Italia si può permettere", dice il Ministro Buttiglione per il quale il "problema della conservazione non è solo questione di risorse", ma anche di spenderle utilmente secondo gerarchie e livelli di rischio. Pensa che in futuro sia necessaria una legge speciale per Roma il professor Andrea Carandini che approva il progetto, "non un intervento globale, ma ragionevole che si basa su finanziamenti erogabili", auspicando che in certe aree si torni a far pagare il biglietto, magari migliorando l'offerta. Il discorso scivola ovviamente sulla Domus Aurea, il detonatore di una bomba innescata da tempo, chiusa non per un rischio strutturale, ma per una caduta del tasso di sicurezza. Un errore non aver provveduto alla copertura di Colle Oppio. "Le case si riparano dal tetto" dice Carandini che propone una soluzione drastica: eliminare con una ruspa il "fradiciume" soprastante, coprire con grandi teloni provvisori e indagare il primo piano. "C'è il progetto di rimuovere gran parte dei giardini sopra la Domus Aurea, ma il problema dell'impermeabilizzazione non è facile ", dice Croci perplesso di fronte all'ipotesi dei teloni.
Il Palatino ai raggi x
Il complesso del Colosseo e del Palatino, un'area di oltre 27 ettari, è stato sottoposto a un monitoraggio completo per individuare lo stato di salute di tutta l'area. Il monitoraggio ha permesso di identificare lo stato di salute di tutta l'area e di definire gli interventi immediati e di medio periodo. Il patrimonio archeologico del Palatino è molto vario e complesso, con trasformazioni subite e configurazione del colle che hanno alterato la stabilità delle strutture. Il monitoraggio ha identificato otto zone di rischio, tra cui la galleria della Casa di Augusto, la Domus tiberiana, gli Orti Farnesiani e le Arcate Severiane.
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