Un racconto lungo cinquemila anni, e per messaggeri l'arte e la bellezza. Partono per la Cina con il ruolo di ambasciatrici della nostra cultura oltre duecento opere, selezionate tra le più significative e importanti custodite nei musei siciliani. La mostra si chiama "Continente Sicilia: 5 mila anni di storia", e si inaugurerà il 28 aprile al National Museum di Pechino, che si affaccia su piazza Tien An Men, luogo simbolo della rivolta dei giovani cinesi. Sotteso al progetto culturale, il desiderio di annodare nuove iniziative tra Sicilia e Cina, specie sul piano economico e degli scambi; alla conferenza stampa di presentazione del progetto, infatti, dietro il tavolo dei relatori c'era anche Antonino La Spina, siciliano di Aidone e direttore dell'Istituto Internazionale per il commercio estero di Pechino. «Questa iniziativa è straordinaria dice La Spina perché fa conoscere la nostra arte e invoglia in questo modo i turisti a venire in Sicilia». Il target individuato è quello del ceto benestante da portare nell'Isola: basti pensare che solamente Pechino conta 25 milioni di abitanti e fra questi ci sono i nuovi miliardari pronti a investire e a concedersi vacanze di lusso, o quantomeno a lasciarsi guidare da nuove suggestioni. A raccontare la Sicilia, presenti oltre venti giornalisti della stampa cinese salutati dal presidente dell'Ordine dei giornalisti siciliani, Franco Nicastro delegazione ospite dell'assessorato e dell'Ice: la permanenza nell'Isola sarà un modo per conoscere la Sicilia vista da vicino, tra bellezze e gastronomia locale. Una mostra di arte siciliana può essere un buon biglietto di presentazione, come dice l'assessore regionale ai Beni culturali, Alessandro Pagano: «Presentiamo la Sicilia come terra dei tesori, dimostrando che il nostro patrimonio d'arte, davvero straordinario, costituisce una marcia in più». Così alcuni tra i pezzi più importanti dei musei siciliani voleranno in Cina e rimarranno lì fino a luglio: nella lista, tra gli altri, ci sono il Kouros di Agrigento, l'Efebo di Mozia, le tre teste d'età romana rinvenute a Pantelleria. E ancora, due gruppi di putti in stucco di Giacomo Serpotta provenienti dal distrutto Oratorio del Ponticello, che verranno riproposti in uno speciale allestimento al National Museum di Pechino, insieme al busto in terracotta di Persefone scoperto a Morgantina, a coralli, preziose stoffe ricamate, maioliche e argenti. Tra le opere che partiranno dal Museo archeologico regionale Salinas, ci sono le Metope di Selinunte, e quindi l'intera sala a esse dedicate, oltre al celebre gruppo scultoreo dell'Ariete e il calco dei graffiti delle grotte dell'Addaura, l'unico esistente e particolarmente fragile. Altri pezzi archeologici di rilievo arriveranno dal Museo Paolo Orsi di Siracusa, mentre dalla Biblioteca regionale arriverà un manoscritto molto importante, copia di uno scritto di Confucio tradotta da un missionario siciliano, che Pagano considera un pò l'opera emblematica del progetto espositivo. L'assessore dice: «Spogliarsi dei pezzi più belli dei nostri musei è intelligenza culturale». Sarà, ma qualche celato e neanche tanto malcontento si percepisce anche da parte di alcuni responsabili dei musei siciliani: il periodo che va da aprile e giunge fino all'estate inoltrata è quello che fa registrare il maggior numero di presenze di turisti nell'Isola, che arrivando qui potrebbero rimanere delusi di non trovare alcune delle opere più celebri delle collezioni siciliane. Quelle per cui hanno scelto la Sicilia, per intenderci, quelle che hanno fatto da traino visivo muovendo la loro curiosità e l'interesse. Per quanto riguarda le garanzie di incolumità relative al trasporto delle opere alcune delle quali particolarmente delicate Pagano rassicura: «Se arrivassero delle relazioni tecniche troppo critiche da parte degli specialisti, le terremo sicuramente in considerazione. E potremmo pensare di sostituire le opere maggiormente delicate». A coordinare il progetto espositivo a Pechino sono stati nominati Francesca Spatafora, responsabile del servizio per i Beni culturali di Palermo, e Vincenzo Abbate, direttore della Galleria regionale di Palazzo Abatellis. La mostra racconterà la Sicilia dalla preistoria al Barocco. Francesca Spatafora spiega le linee della parte espositiva relativa all'archeologia: «Abbiamo pensato, insieme ai responsabili delle soprintendenze siciliane, di dar vita ad un itinerario strutturato per raggruppamenti». Così si inizia con la preistoria e le culture indigene, si procede con greci e fenici, e ancora dall'arcaismo all'ellenismo e la conquista romana della Sicilia. Raggruppate anche le tipologie di produzione: vascolare, metallurgica, ceroplastica e le varie destinazioni d'uso, dalla vita quotidiana alla dimensione sacra. Una parte dell'esposizione è dedicata alle arti decorative e applicate che hanno visto in Sicilia espressioni di grande rilievo. Vincenzo Abbate, direttore dell'Abatellis, dice: «Esporremo sete, argenti e coralli, questi ultimi in particolare legati alla produzione celebre di Trapani, tra il Trecento e il Seicento. Di rilievo sarà anche la sezione dedicata alle maioliche, realizzate tra il Cinquecento e il Seicento a Palermo, Sciacca, Burgio, Collesano e Caltagirone». Ancora stoffe preziose e ricamate d'oro: i manufatti di seta che venivano ricamati a Palermo e Messina erano realizzati nei monasteri e destinati per lo più a riti religiosi. Legati all'ambito sacro sono i celebri marmi mischi diffusi in epoca barocca: anche alcuni esempi di quest'arte voleranno in Cina.