Toni o non torri? Il Velodromo Olimpico e le torri del Ministero delle Finanze, entrambe all'Eur, sono le opere romane più importanti dell'architetto Cesare Ligini. Peccato che non tutti la pensino così. Qualche giorno fa Renato Nkolini, su queste pagine, ha ricordato che per alcuni amministratori e architetti come Renzo Piano le architetture degli anni '60 sono un po' troppo ingombranti, degli errori, ai quali riparare, per esempio, con l'abbattimento e la realizzazione al loro posto di un fabbricato destinato ad ospitare residenze di lusso, come propone l'assessore Claudio Minelli. Secondo Nicolini, dunque, la Dare (Direzione generale per l'Architettura e l'Arte contemporanea) dovrebbe far sentire il proprio dissenso. E a quanto dice la dottoressa Margherita Guccione, la Dare si pronuncerà presto, non sappiamo ancora come, ma sta valutando la questione. «Non sono convinta del fatto che sia giusto abbattere le torri di Ligini - spiega la Guccione, direttore del Servizio Architettura e Urbanistica della Darc - Ma neppure si può dire "non tocchiamo nulla", altrimenti saremmo accusati di essere contrari alla contemporaneità. Esamineremo con attenzione il progetto in questi giorni e valuteremo la situazione, il punto è che concretamente la Dare non può fare nulla, se non esprimere un parere». Che però sarebbe già qualcosa, visto che si tratterebbe di una presa di posizione importante. «Non esistono tutele dirette della Dare, che però può valutare quali opere meritano di essere conservate e quali invece devono subire delle trasformazioni. Questo significa, che anche nel caso in cui ci pronunciassimo contro rabattimento, non avremmo gli strumenti per impedirlo».