«Da un'intuizione del Segretario un pool per formare professionalità all'altezza delle sfide tecnologiche» Protagonista in prima persona del progetto Manifattura Tabacchi è l'assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Ettore. A. Albertoni. Qual è stato il ruolo del suo assessorato nella realizzazione di questo imponente intervento, che, ricordiamolo, è nato da un'intuizione di Umberto Bossi, sostenuto da Formigoni e da Tremonti? «Il progetto è un Accordo di programma, un'operazione abbastanza complessa. Tenuto conto che storicamente cinema e televisione sono nati a Milano, oggi, nonostante il peso notevole che la città mantiene nell'ambito editoriale, della ricerca avanzata, delle tecnologie e dell'attività televisiva, la stessa non ha una struttura di formazione di professionalità e di mestieri adeguati alle esigenze del settore cinematografico, della fiction, del cinema d'animazione, di quello pubblicitario e industriale. L'idea è quella di realizzare una sede didattica appunto all'ex Manifattura tabacchi, 90 mila metri quadrati circa, dove un tempo lavoravano 6-7 mila persone. Una parte di quest'area, circa 16 mila metri quadrati, è stata data in comodato per 99 anni alla Regione Lombardia per realizzare una struttura di formazione». Voi avete dunque concretamente impostato il programma dell'operazione «Esattamente. Abbiamo curato tra l'altro tutta la parte legata ai rapporti romani, alla concessione, e di questo siamo molto grati a Bossi, a Tremonti e all'Agenzia dèi Demanio, che hanno sostenuto la nostra richiesta. Anche il Comune di Milano è intervenuto, a livello di riqualificazione urbanistica dell'intero comprensorio, che avrà poi varie destinazioni residenziali e commerciali, considerato che siamo al confine da un Iato con Cinisello e dall'altro con Sesto San Giovanni. L'Accordo di programma, una volta sottoscritto, è stato dotato di un finanziamento di circa 8'milioni di euro, quasi tutto coperto dalla Regione. Un'altra parte del programma è relativa al fatto che dobbiamo realizzare in un secondo edificio, dietro quello che da su viale Fulvio Testi, la sezione relativa alla cineteca, alle raccolte della Regione, l'archivio sul patrimonio di voci, dialetti, canti tradizionali, un patrimonio oggi non fruibile». Siamo dunque in presenza di una volontà di agire concretamente per modificare il tessuto culturale come quello economico della nostre regione. «Tenga conto che il mìo assessorato, nel quinquennio 2000-2005, su Milano città e provincia ha erogato 109 milioni di euro. Sono complessivamente 907 interventi. Di questi, 83 milioni in città su 703 interventi. Da tenere presente che la spesa complessiva per tutta la Lombardia è di 238 milioni. Altro che l'assessore leghista che spende solo in feste celtiche e in campagne per i dialetti! Tra l'altro, questo Accordo di programma è uno dei 10 che abbiamo a Milano. Su questo aspetto, il 2 marzo organizziamo un incontro con Formigoni, Albertini, Penati e il ministro .BLLL-tiglione per informare sul significato di queste 703 operazioni realizzate in città». Quali caratteristiche presenta l'intervento culturale a Milano? «Mentre la spesa complessiva del mio settore per il 57 è tutta strutturale, quindi sono interventi del genere restauro, riuso funzionale, su Milano città invece il rapporto si rovescia. Qui registriamo una spesa che per il 58 riguarda le attività. Solo per la Scala il Piccolo Teatro e i Pomeriggi Musicali abbiamo in bilancio uno stanziamento che è pari a 26 milioni e 606 mila euro. Teniamo poi conto che a poca distanza dalla Manifattura Tabacchi sorge da un lato la ex Pirelli che è diventata università Bicocca, e, a Sesto San Giovanni, in base a un altro Accordo di programma appena messo a punto con il Comune, e che partirà credo a giugno, è previsto il recupero del famoso carro-ponte della Breda, la struttura che serviva a spostare le locomotive, e che diventerà un'arena all'aperto per spettacoli, e a fianco il Museo della grande industria». A questo punto riprende vigore anche il progetto della Rai a Milano e a Torino? «Certo. Bisogna infatti considerare che noi non staremo fermi. I tempi per la costruzione del polo formativo sono di due anni. Ma nel frattempo l'attività è in corso: abbiamo una convenzione triennale, già fatta, con il Centro sperimentale di cinematografia di Roma, presieduto da Alberarli, che è la più vecchia scuola cinematografica del mondo, dalla quale sono usciti personaggi del livello di Michelangelo Antonioni, con una spesa di 1 milione ranno per formare 16 professionalità come registi, sceneggiatori e digitale applicato alla cinematografia. Quest'anno poi parte una serie di corsi che verranno svolti a Busto Arsizio. nell'ambito del Busto Ar-sizio Film Festival, e che riguarderà un bacino di migliaia di studenti interessati alla formazione professionale nel campo cinematografico, radiofonico ma soprattutto televisivo: attori, doppiatori, fonici, tecnici vari».