Padre Antonio Giordano, priore di San Domenico Maggiore, ieri ha visto con soddisfazione famiglie e gruppi di turisti scoprire per la prima volta una meraviglia come la sala degli arredi sacri, con i corredi funebri dei re aragonesi, attirati per una domenica dalla parola magica: gratis. È uno fra i mille tesori che Napoli e la Campania custodisce e che, per due giorni, è stato messo in vetrina con il cartellino; oggi non si paga. Venite gente, ed è stato un successo. Nel capoluogo ed in giro per la regione, nonostante la bassa stagione turistica. Un successo doppio vista la casuale sovrapposizione di due momenti distinti ma tutti e due basati sulla filosofia dei monumenti porte aperte, evidentemente gradita: l'apertura gratuita di siti e complessi del Fondo efidici di culto del Viminale (proprietario di una fetta importante di patrimonio artistico italiano, amministrato dal prefetto Francesco La Motta); e la Festa dell'Arte, promossa dall'assessorato al turismo e beni culturali, affidato a Marco Di Lello. Due perle del Fec, come San Domenico Maggiore ed il complesso museale di Santa Chiara, hanno fatto numeri insoliti a febbraio (ottocento visitatori a Santa Chiara alle 16 di ieri dice padre Reale dell'associazione Oltre il Chiostro). I trenta monumenti «offerti» nell'ambito della quarta Festa dell'Arte organizzata dalla Regione, sono stati visitati in tutto da 41.000 persone (alle 16,30 di ieri, prima della chiusura). Il dieci per cento in più che lo scorso anno. Se Pompei l'ha fatta da padrona, con quasi settemila ingressi, la Reggia di Caserta ha fatto 4.038 ed il tutto esaurito per i «Percorsi di luce» guidati dalla voce di Giancarlo Giannini. Il Museo archeologico di Napoli, ieri dedicato ai più piccoli, intrattenuti con giochi a tema non banali e con la possibilità di capire e fissare le idee, ha mantenuto le sue promesse: alla chiusura, per l'assessorato al Turismo, non può aver fatto meno di cinquemila visitatori laureandosi così come uno dei siti più attraenti. Più che soddisfacente il bilancio per i siti archeologici flegrei, miglior risultato rispetto alle affluenze dello scorso anno che sono risultate il doppio: 3.187 visitatori contro i 1572 del 2005. Un'occasione per toccare con mano, tra l'altro, l'avanzamento del progetto «Campi Flegrei», finanziato con fondi europei. Tutto merito del cartellino «gratis»? Anche fosse, padre Antonio, dall'osservatorio di San Domenico Maggiore, non si scandalizza. «Ne vorremmo più spesso di queste occasioni. Dalle presenze a Messa, oggi, ho visto che riavvicinano questa chiesa alla città». San Domenico, Santa Chiara: c'era una terza cittadella dello spirito e della cultura che si sperava addirittura di ri-inaugurare ieri, dopo un delicatissimo restauro. Contrariamente a quanto annunciato, però, la chiesa di San Gregorio Armeno, o Santa Patrizia, non era ancora pronta e ieri è rimasta chiusa. L'appuntamento, se tutto andrà come deve e dopo una serie di obbligatori rinvii, è per aprile o maggio. Maggio che preannuncia almeno due riaperture importanti, tutte e due ai Decumani. Quella, probabile di San Gregorio Armeno. E quella della cappella del Crocifisso a San Domenico Maggiore, con l'icona di Cristo che dette, a voce, la sua autorizzazione al trattato sull'Eucarestia appena concluso da San Tommaso d'Aquino che a San Domenico viveva. Manca solo un impianto illuminazione che non «cuocia» i marmi restaurati ed esalti, tra le altre cose, il presepe del '500 del Belverte, anche questo restaurato.