CRONACA di Cagliari CAGLIARI. Il Comune ha avuto torto a non togliere le tribune di legno dall'anfiteatro romano quando le due soprintendenze gliel'avevano chiesto, con un'ordinanza, ormai 5 anni fa. E' la sentenza del Tar che, finalmente, dice una parola chiara nell'intricata vicenda amministrativa nata sullo sfondo della brutalizzazione del più importante reperto della Roma imperiale giunto fino a noi. Una parola attesa dal vasto movimento di cittadini di varia estrazione che, per alcuni mesi prima dell'estate 2000 e per almeno un anno dopo, in varie occasioni, avevano espresso il più profondo dissenso contro la scelta del Comune (proprietario dell'anfiteatro) di coprire di tribune di legno le gradinate di pietra per destinarle agli spettacoli estivi dell'Ente lirico. L'opera non era piaciuta ai patiti di archeologia ma neppure ai cultori di musica perché l'acustica (dissero) era pessima. La sentenza risale a venerdì scorso. Arriva dopo un lungo silenzio sul destino dell'anfiteatro, silenzio mai rotto dalle soprintendenze e in rare occasioni dal Comune che, evidentemente senza rinunciare al giudizio del Tar e chissà con quale speranza, nel frattempo l'anno scorso aveva votato in consiglio municipale il trasferimento delle tribune in altro luogo, forse Sant'Elia vicino allo stadio, forse San Bartolomeo in area militare. Nella primavera del 2000, appena diventò chiaro che cosa stava succedendo nel cantiere dell'anfiteatro in viale Fra Ignazio, cominciò a montare un'ondata di sdegno: il monumento, conosciuto dagli studiosi di archeologia romana perché uno dei pochi per metà scavato nella roccia e per metà costruito con pietre, era stato completamente ricoperto da tavolati di legno che, per tenerli stabili visto che dovevano accogliere centinaia di spettatori, erano stati infissi nella roccia scavata dai romani nel secondo secolo dopo Cristo. Si mobilitò il mondo accademico sardo e nazionale, nacquero comitati, arrivarono esperti, venne il ministro dei beni culturali (era Giovanna Melandri) e il verdetto generale fu: orribile scelta sul piano archeologico e su quello paesistico. Una bocciatura giusta e inappellabile per le due soprintendenze che, invece, avevano dato il consenso all'opera. In particolare gli strali furono per la soprintendenza archeologica che, si disse e si scrisse, aveva espresso il parere favorevole per la copertura del monumento e ottenuto il finanziamento per un libro sull'anfiteatro curato dallo stesso soprintendente. La soprintendenza archeologica tentò di giustificarsi col fatto che, secondo il progetto presentato, la copertura doveva essere provvisoria, da tenere il tempo necessario per la stagione estiva dei concerti dell'Ente lirico. La giustificazione incendiò ancora di più la polemica perché l'intervento tutto sembrava tranne che provvisorio (visto che le tribune erano saldamente incardinate nella roccia). Comunque, finita l'estate, quando l'opinione pubblica stava a guardare se le soprintendenze avrebbero mantenuto fede all'impegno di chiedere lo smantellamento delle tribune, i due soprintendenti scrissero l'ingiunzione di sgombero al Comune. E qui si scatenò la reazione dell'amministrazione Delogu: ricorso al Tar contro la decisione dei due enti di tutela. Il Comune sosteneva infatti di non poter togliere le tribune perché la legge con la quale avevano finanziato l'opera prevedeva (ed era vero) che i manufatti destinati allo spettacolo dovessero restare lì per almeno 5 anni. Un altro schiaffo per le soprintendenze cui i detrattori dell'intervento avevano detto che mai avrebbero dovuto autorizzare quel progetto. Intanto il tempo passava, dal Comune era arrivata la proposta di una conciliazione, forse anche questa sembrava una strada opportuna per la soprintendenza, ma le associazioni ambientaliste durante questi anni hanno stigmatizzato spesso il fatto che, alla fine, il tempo stava passando, il Comune teneva fermo il suo proposito di non togliere nulla prima dei cinque anni e le soprintendenze, nella realtà, sembravano abdicare al loro ruolo di tutori del patrimonio monumentale. L'oggi, con la sentenza del Tar, sembra dar ragione a chi invitava le soprintendenze ad agire con maggiore determinazione. Resta da vedere se il Comune si affretterà a liberare il monumento. Ma per i difensori dell'anfiteatro c'è un nuovo problema: esiste un progetto per ristrutturare il monumento danneggiato? E c'è un'entità pronta a tirar fuori i soldi necessari? O almeno ad andarli a chiedere con tutta la sollecitudine necessaria? La lunga attesa ricomincia.
Cagliari. Tar via le tribune di legno dall'anfiteatro. Il Comune perde la causa contro l'ingiunzione dei soprintendenti
Il Comune di Cagliari ha avuto torto a non togliere le tribune di legno dall'anfiteatro romano quando le due soprintendenze gliel'avevano chiesto. La sentenza del Tar conferma che la copertura delle tribune di legno con pietre scavate dai romani nel secondo secolo dopo Cristo è stata una scelta sbagliata sia dal punto di vista archeologico che paesistico. La sentenza risale a venerdì scorso e arriva dopo un lungo silenzio sul destino dell'anfiteatro. La polemica è stata molto forte, con il mondo accademico sardo e nazionale che si è mobilitato contro la scelta del Comune.
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