In un tempio portato alla luce enormi statue di Ramsete II Si crede sia il faraone di cui parla il Vecchio testamento a proposito di Mosè Statue del peso fino a 5 tonnellate, che sono ritenute essere di uno dei più grandi faraoni dell'Antico Egitto, Ramsete II, sono state trovate a nord-est del Cairo, sotto un mercatino dell'usato nelle immediate vicinanze del Cairo, scavato nella roccia scistica verde nel sottosuolo di Ein Shams (il cui nome, tradotto, suona come «occhio del sole»): è un sobborgo costruito sulla antica città che i greci denominarono Heliopolis, ossia la «città del Sole», celebrata per le sue scuole di teologia e di filosofia Lo ha annunciato ieri con una certa solennità il Supremo Consiglio delle antichità d'Egitto. Ramsete II, che ebbe oltre 100 figli, regnò sull'Egitto dal 1304 al 1237 a.C, e diede impulso a una grande espansione militare, durante la quale ha tra l'altro fatto erigere statue e templi a se stesso in tutto il Paese. Si crede che sia il faraone di cui parla il Vecchio Testamento a proposito della storia di Mosè. «Sono state rinvenute - ha detto Zahi Hawass del Consiglio - molte parti di statue di granito rosso, di cui la più grande aveva le fattezze di Ramsete IL La statua ha bisogno di restauro e pesa tra le quattro e cinque tonnellate». Sono state trovate anche una testa regale del peso di due-tre tonnellate e una statua seduta, alta poco più di cinque metri, su un lato della quale c'erano cartigli di Ramsete II. I reperti si trovavano in un tempo dedicato al sole nella regione di Eliopoli, nota nei tempi antichi come centro del culto del dio sole e dove venne inventato un calendario basato sull'anno solare. Il tempio, con all'interno le statue di granito rosa, è stato portato alla luce sotto un mercato del giovedì a Ain-Chams (ex Eliopoli, secondo ilnomeattribuito alla città dai greci), ieri un sobborgo del Cairo. In questo sito erano già state scoperte due pregevoli tombe della 26ma dinastia. Intanto, i Faraoni parleranno italiano: la traduzione dalla grammatica di egittologia, finora in francese e in inglese, testo sacro di accademici, storici e studiosi dell' antica civiltà Egizia, il "Cours d'Egyptien Hieroglyphique" di Pierre Grandet e Bernard Mathieu, Kheops edizioni,sarà in edicola in autunno grazie a Patrizia Piacentini e Christian Orsenigo dell'Università di Milano e dalla casa editrice torinese Ananke. In uscita in autunno, comprende anche un dizionario italiano-egizio ed egizio-italiano, con la lista completa dei geroglifici. È la prima pubblicazione di questo genere in italiano. Tutankamon è andato a sciacquare i panni in Arno, e-semplifica l'editore Carlo Ruo Redda e il risultato è stata una maxi-opera di 876 pagine, divisa in 56 lezioni, con circa 2000 esempi corredati di vocaboli ed esercizi. Il lavoro di traduzione è stato sulla lingua dotta, tramandata dalla casta sacerdotale, del Medio Regno, non certo quella tuttora criptica, a causa delle consistenti contaminazioni subite, della Bassa Nubia, dei Faraoni neri. I geroglifici non sono più un mistero, ma rimane la difficoltà a renderli in tutta la loro intensità espressiva nelle lingue moderne. Il volume parte dall'identificazione dei vari simboli, degli idiogrammi che, a seconda del contesto, assumono significati diversi. Il trasferimento da una struttura grammaticale ad un'altra non è meccanica. Il traduttore è andato oltre al testo francese per risalire all'idioma originale, attingendo dal pensiero filosofico degli antichi Egizi, quelle coordinate indispensabili a rendere al meglio il contenuto della parola, il suo substrato religioso, il pensiero umoristico di cui quella civiltà era dotata.