OPERE PUBBLICHE Pronto il decreto dei Beni culturali con cui si definiscono le professionalità che potranno firmare il via libera ai lavori Dopo i primi esperimenti sulla linea ad Alta velocità, si sblocca ora la verifica d'impatto archeologico per tutte le opere pubbliche. L'impasse che aveva provocato il ritardo nell'attuazione della legge istitutiva, legata all'individuazione degli archeologi competenti a effettuare le verifiche, è ormai superata. Il decreto dei Beni culturali è pronto. Il provvedimento individua sei specializzazioni con il potere di firma delle relazioni necessarie prima di dare avvio ai lavori pubblici: preistoria e protostoria; archeologia classica; cristiano medioevale; fenicio punica; topografia antica; metodologia della ricerca archeologica. Restano fuori l'archeologia orientale e quella egiziana. Dopo l'ok del Consiglio di Stato allo schema di Dm, ora il provvedimento è sul tavolo del ministro Rocco Buttialione per l'ultimo passaggio, prima della pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale». Entrata in vigore più di sei mesi fa, il 27 giugno scorso, la nuova procedura da praticare per realizzare opere pubbliche in zone di interesse archeologico è rimasta inattuata per quattro mesi, in attesa che fosse pronto l'elenco ufficiale di archeologi abilitati a raccogliere, elaborare e validare l'indagine archeologica sul tracciato dello scavo da eseguire. La verifica. In base a quanto prevede l'articolo 2-quater del Dl 632005, la nuova procedura per ve-rificare l'impatto archeologico preventivo di un'opera su un determinato territorio si articola in tre fasi. La prima avviene durante la progettazione preliminare e si esegue attraverso carotaggi, studi geofisici e chimici e saggi archeologici. La seconda si svolge nell'ambito della progettazione definitiva ed esecutiva, tramite l'esecuzione di'sondaggi e di scavi più estesi. Alla fine alle Soprintendenze spetta il compito di redigere la relazione finale, che può portare a tre conclusioni diverse: non servono altre indagini; si deve procedere alla musealizzazione; c'è un bene archeologico che va mantenuto in sito. Questa procedura non fa saltare la tutela ordinaria. Se si ritrova una sorpresa archeologica imprevista, i lavori si fermano sempre e comunque, anche se è stata disposta l'archeologia preventiva. L'elenco di archeologi. D procedimento di iscrizione sarà molto semplice e snello, assicurano dall'ufficio legislativo del ministero dei Beni culturali. Per segnarsi basterà un'autocertificazione, inviata tramite raccomandata con ricevuta di ritorno o posta elettronica certificata. I fac-simile per la domanda saranno pubblicati in «Gazzetta» o reperibili sul sito del ministero dei Beni culturali. La conclusione del procedimento avverrà con il meccanismo del silenzio-assenso. Il decreto non fisserà tariffe: saranno le stazioni appaltanti a mettersi d'accordo con gli archeologi sull'entità del compenso. Restano completamente esclusi dal provvedimento i geologi, nonostante questi ultimi siano assimilati agli archeologi dal Dpr 5541999 per svolgere le indagini geologiche e archeo-logiche preliminari. Le linee guida. Perché la disciplina sull'archeologia preventiva sia del tutto completa e chiara mancano ancora le linee guida, da adottare in base a quanto disposto dall'articolo 2-quater, comma 6, con un decreto del ministero dei Beni culturali, di concerto con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, che nel giro dei prossimi due mesi assicuri all'archeologia preventiva «speditezza, efficienza ed efficacia». «Un provvedimento atteso anche dalle Università», sottolinea Francesco D'Andria, professore di archeologia alla scuola di specializzazione dì Lecce, «per rendere più chiari i rapporti tra Soprintendenze, stazioni appaltanti e Atenei». Le reazioni. Positiva nei confronti dell'istituzionalizzazione della verifica archeologica preventiva la reazione delle Soprintendenze, dove iniziano ad arrivare le prime domande di iscrizione all'elenco degli archeologi. Di solito sono firmate da singoli professionisti. L'atteggiamento finora mantenuto dalle Soprintendenze in attesa dei provvedimenti attuativi è quello di raccoglierle e archiviarle, aspettando ulteriori istruzioni da parte del ministero dei Beni culturali. Incerta, invece, la posizione in merito alla nuova procedura degli archeologi che lavorano nei cantieri, che, da un lato, vedono l'archeologia preventiva come un'occasione per aumentare la dignità del mestiere, da cavalcare fino in fondo per arrivare ad avere un ordine professionale a cui iscriversi. Dall'altro, temono che i dipartimenti universitari taglino fuori singoli e società. Per questo le associazioni professionali di archeologi si stanno organizzando. Al momento, ce ne sono due a vocazione nazionale: la Cia (Confederazione nazionale archeologi) e l'Alia (Associazione nazionale archeologi), ma entrambe contano solo poche centinaia di iscritti. Per evitare che la forte domanda di archeologi che deriverà dall'effettiva entrata in vigore dell'archeologia preventiva venga assorbita dagli stranieri, dovrebbero fare in fretta. «Nei nostri cantieri di scavo - sottolinea D'Andria la ricerca archeologica è sovente sviluppata facendo ricorso ad archeologi stranieri, spesso di provenienza anglosassone».
Scatta l'obbligo di verifica archeologica
Il decreto dei Beni culturali è pronto per definire le professionalità che potranno firmare il via libera ai lavori pubblici in zone di interesse archeologico. L'elenco di archeologi competenti è stato individuato, con sei specializzazioni: preistoria e protostoria, archeologia classica, cristiano medioevale, fenicio punica, topografia antica e metodologia della ricerca archeologica. I geologi non sono inclusi nel provvedimento. La verifica d'impatto archeologico preventivo si articola in tre fasi: progettazione preliminare, progettazione definitiva ed esecutiva. La procedura non fa saltare la tutela ordinaria e i lavori si fermano sempre in caso di sorpresa archeologica imprevista.
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