C'era una volta Vigna Falzacappa. Nessuno sapeva niente di quel podere privato, chissà quando inglobato in villa Torlonia. Fino a qualche giorno fa, fino a che gli scavi per l'ampliamento del Macro, l'ex stabilimento della Birra Peroni che il Comune ha trasformato in Galleria comunale d'arte moderna e contemporanea, non hanno portato alla luce una fontana a semicerchio, che risale alla seconda metà dell'1800. Non si tratta di un ritrovamento eccezionale, precisano gli archeologi, ma piuttosto di un'ulteriore conferma di come la città sia venuta su demolendo e ricostruendo, spesso proprio usando quanto appena demolito. E come spesso avviene, Roma torna a galla, nel continuo intrecciarsi dei suoi strati. «Siamo alla fine di via Nizza, all'angolo con viale Regina Margherita - spiega Marina Piranomonte, della Soprintendenza archeologica di Roma - La fontana, è larga 10 metri per 5 mentre l'alzata è di 20 centimetri. È in nucleo cementizio e non dovrebbe essere di particolare valore. Da una prima indagine abbiamo capito che il manufatto si trovava all'interno di una villa o vigna che nei catasti urbani del 1820-1860 risulta come Vigna Falzacappa mentre non appare nelle piante del 1600. Successivamente sarà stata inglobata in villa Torlonia e poi distrutta». Sapeva la soprintendenza archeologica che andando a scavare avrebbero di certo trovato qualcosa. «Ma non pensavamo a una struttura ottocentesca. Ora continueremo a indagare nella stessa zona, con l'accordo della direzione dei lavori di ampliamento del Macro, a cura dell'architetto Alessandro Di Silvestre». La chiusura del cantiere è prevista entro l'anno e prevede tre nuove sale espositive, un parcheggio con 150 posti auto, una terrazza pubblica praticabile anche negli orari di chiusura del museo. Il nuovo ingresso sarà su via Nizza, con il volume vetrato sospeso dell'art café e il giardino di aylanthus altissima. «Quando fu presentato il progetto vincitore, dell'architetto Odile Decqu, chiedemmo i tradizionali sondaggi archeologici - continua la Piranomonte - Già sapevamo che lì sotto c'erano cavità di tufo, sapevo anche dalla storia del quartiere che probabilmente via Nizza era un percorso antico, in discesa da porta Salaria. Chiedemmo quindi di usare tutte le cautele archeologiche del caso, sono stati fatti tanti carotaggi, pensavamo di trovare tutte distruzioni. Infatti sono venuti alla luce una serie di interri legati a distruzioni moderne, quando a fine '800, furono demolite ville patrizie, orti seicenteschi, e colmato con questi detriti impropri il livello del pendio, per costruire per esempio anche l'ex stabilimento della Birra Peroni. E' la storia edilizia romana dell'ultimo secolo: fatta di distruzioni e riempimenti. Invece siamo scesi e abbiamo trovato anche la fontana». «I Falzacappa erano una famiglia di benestanti romani, - aggiunge Susanna Le Pera, della Sovrintendenza ai beni culturali del Comune - un suo membro era il redattore della carta del censo, documento dell'epoca noto chi si occupa di cartografia. Si tratta di un giardino della seconda metà dell'800, con una fontanella semicircolare e un piccolo basamento al centro, già noto ai tecnici della nostra sovintendenza perché documentato in un aggiornamento del catasto gregoriano. E' emerso anche un viottolo, che arriva verticalmente sul fronte della fontana, sul fondo di un'antica valletta». Gli scavi continuano, Roma potrebbe sempre stupire.