Un emendamento all 'Ars divide neo assunti e funzionari anziani DA UN anno lavorano gomito a gomito negli stessi uffici della Regione, guardandosi in cagnesco. Sono i 600 funzionari direttivi da vent'anni al lavoro alla Regione e i 100 vincitori del concorso pubblico per dirigenti tecnici, bandito dai Beni culturali nel 2000. Questi ultimi, quasi un anno fa, hanno fatto il loro ingresso in sovrintendenze, archivi e musei d'ogni parte della Sicilia inquadrati non più come dirigenti di terza fascia, come prevedeva il concorso, ma come funzionari direttivi, un livello più basso rispetto alle aspettative professionali e al trattamento economico: anziché 3.500 euro ne guadagnano 1.200. Adesso, gli uni e gli altri, stanno sulle spine perché all'Ars è in discussione, all'interno della norma sul riordino del paesaggio, un emendamento sul personale. L'emendamento, sponsorizzato da diversi politici, tra cui Salvo Fleres (Forza Italia) e Nino Dina (Udc), tenta di sanare la posizione dei vincitori del concorso riconoscendo la qualifica prevista di dirigente. Una manovra non ben digerita dai 600 funzionari direttivi, in maggioranza laureati, che di contro attendono dall'Ars il recepimento della norma nazionale sulla vice dirigenza, figura già esistente altrove e diventata legge dello Stato nel 2002 ma ancora sconosciuta in Sicilia. Nell'attesa di diventare dirigenti o di strappare il posto al sole da vice dirigente, i due fronti si tengono sott'occhio. I funzionari direttivi "storici" temono però di essere sorpassati dai nuovi arrivati. «Siamo una categoria dimenticata e svenduta a beneficio di consulenti esterni, attaché della politica e dei vincitori di concorso appena assunti», ha protestato Virginia Dessy, presidente dell'associazione funzionari direttivi laureati della Regione. I funzionari chiedono, di contro, l'istituzione del posto di vicedirigente, dove quelli con la laurea e con l'anzianità di servizio potrebbero transitare in massa. «L'emendamento per i vincitori del concorso dei Beni culturali è stato già bocciato dal commissario dello Stato», ricorda la Dessy, che ai titoli esibiti dai vincitori oppone il curriculum dei funzionari direttivi da decenni «asse portante degli uffici», gente che opera sul campo «con altissima professionalità». La replica dei vicini di stanza allaRegione non si è fatta attendere. «La nostra non è una promozione, non si tratta di un avanzamento di carriera. È un atto di giustizia dicono i vincitori del concorso Che questa non diventi una guerra dei poveri. Non abbiamo nulla contro gli avanzamenti di carriera degli altri. Noi, ci teniamo a precisarlo, non contestiamo i loro diritti. Sono due battaglie parallele. Il nostro obiettivo è uno solo: avere quello ci spetta, il posto che abbiamo vinto, esibendo specializzazioni, dottorati, pubblicazioni e tutti i titoli richiesti, in qualche caso anche due lauree». Guerra o non guerra, chi vincerà la partita? Maria Serena Rizzo, archeologa alla Soprintendenza di Agrigento, confida in una positiva risoluzione. E ragiona: «La norma che ci riguarda cerca di sanare la strana situazione nella quale ci trovi amo. Pur avendo vinto un concorso pubblico per dirigenti tecnici, regolarmente bandito dall'assessorato Beni culturali, non siamo stati assunti come dirigenti, ma come funzionari direttivi, alla luce di un parere dell'ufficio legislativo e legale della Regione. Parere non incontrovertibile, come dimostra la recentissima sentenza del pretore del lavoro di Messina, che ha accolto il ricorso di alcuni dei vincitori del concorso». I vincitori del concorso ci tengono a sottolinearlo: quella loro e quella dei funzionari direttivi "storici" sono due posizioni e situazioni del tutto diverse, in nessun modo in conflitto. «Mi auguro sinceramenteaggiunge la Rizzo, ma il pensiero è condiviso da tanti altri che i funzionari direttivi possano vedere riconosciuta e premiata la professionalità acquisita». A patto, naturalmente, che questo non ostacoli l'inquadramento dei vincitori del concorso. Dei 300 posti messi a concorso ancora è ferma l'assunzione dei circa 200 ingegneri e architetti. Dopo due mesi dalla pubblicazione del bando, la Regione approvò la legge 10 del 2000, rimescolando le carte sull'inquadramento del personale ma salvando (articolo 5 comma 3) i concorsi già banditi. «Purtroppo dicono gli interessatinon è stato così. Siamo stati assunti come DI anziché D3. Molti hanno rinunciato al posto. Chi ha accettato, ha fatto ricorso. Aspettiamo giustizia».