Carlo Ripa di Meana ha aperto ieri mattina l'Assemblea Straordinaria Nazionale dei soci di Italia Nostra: la prima dopo la spaccatura del 29 maggio scorso quando i tre vice- presidenti presentarono un allarmato documento sullo stato dei conti, proponendo che l'allora Segretario Generale, Gaia Pallottino, rinunciasse all'incarico amministrativo, ed al suggerimento seguirono le inaspettate dimissioni di alcuni consiglieri - ne restavano 15 - e della Presidente, Desideria Pasolini dall'Onda. L'attuale Presidente, eletto pro-tempore il 23 luglio, ha introdotto l'Assemblea con un intervento soft. Ha evitato di sottolineare con la brutalità delle cifre l'inevitabilità della scelta di vendere Villa Astaldi. Ha deciso invece di attenersi all'ordine del giorno, anticipando la piattaforma delle proposte al Parlamento che uscirà delle urne il 9 e il 10 aprile. Non senza civetterie letterarie, per polemizzare contro le Grandi Opere proclamate dall'attuale governo. Ha richiamato quindi la necessità di una modifica dello Statuto dell'Associazione, «che si riferisce ad un'Italia che non c'è più»; ed ha ricordato che dalla prossima denuncia dei redditi si potrà scegliere di devolvere il 5 per mille al no-profit e alla ricerca, spiegando che Italia Nostra può esserne destinataria. Ha infine offerto il microfono a Desideria Pasolini Dall'Onda. Le sue parole hanno dato per un momento l'illusione che la ferita nell'Associazione potesse considerarsi rimarginata. Desideria ha ribadito che non si candiderà il 28 aprile - data fissata per l'elezione di un nuovo Presidente - «per lasciare spazio ai giovani», e soltanto pochi minuti prima di concludere ha annunciato a Ripa di Meana: «Ti ho scritto una lettera personale, in cui ti metto a conoscenza di alcuni elementi che forse non conosci, a proposito di cifre».