Scoperta l'ara del liberto Tito Flavio LA TELECOM stava installando dei cavi a ridosso della via Nomentana, in località Salvatoretto a Fonte Nuova. E' così venuta alla luce un'ara funeraria di marmo lunense bianca. Un antico altare di epoca romana databile all'epoca dei Flavi, tra il primo e il quarto secolo d.C. Imponente per le dimensioni (potrebbe essere la più grande rinvenuta), l'ara è alta 170 centimetri e apparteneva a Tito Flavio Delfico, «un liberto - spiega l'archeologo Eugenio Moscetti, ispettore della Soprintendenza archeologica del Lazio e direttore dell'Antiquarium di Guidonia, che si occupa del ritrovamento - della corte imperiale, che ricopriva le importanti cariche di Tabularius e procuratore del fisco alessandrino. L'ara è decorata con un bel pulvino rovinato con due figure panneggiate che sostengono una ghirlanda. La base è costituita da uno zoccolo modanato. Il lato destro conserva la ciotola umbilicata mentre l'urceus del lato sinistro non è visibile perché è stato danneggiato dalla benna della ruspa». «L'ara, rinvenuta nell'antica Nomentanum - aggiunge l'archeologa Benedetta Adembri, direttrice di Villa Adriana, dove l'ara è stata trasportata per essere pulita e studiata - sicuramente è riferibile a una villa della zona». I ricchi romani, infatti, avevano ai confini della propria residenza una zona destinata alla necropoli. Un proprio cimitero, insomma. In precedenza altri operai avevano immesso tubi e cavi a ridosso dell'ara senza segnalarla. Stavolta per agevolare il passaggio dei cavi l'hanno spaccata con una ruspa. «Insieme a dei colleghi - ha detto Moscetti- stiamo provvedendo al recupero di pezzi di marmo e della bellissima iscrizione. Dopodichè la ricomporremo nel Museo di Villa Adriana».