UNA danzatrice che si muove leggera contro uno sfondo rosso pompeiano, in un volteggiare di gonne. È l'ultimo tesoro tornato alla luce nel complesso della Crypta Balbi. L'affresco, della fine del II secolo, è stato trovata meno di un mese fa durante i lavori di scavo del mitreo, un ambiente che era collocato nelle vicinanze dell'esedra che chiudeva il portico del teatro Balbo. Ancora da restaurare, l'affresco è stato scoperto sotto un cumulo di terra e recuperato con mille cure. Ora è appoggiato su un tavolo di uno dei camper del cantiere, protetto da un sottile foglio di carta. Forse sarà esposto l'8 e il 9 aprile proprio nel mitreo che sarà aperto al pubblico, in anteprima, durante la settimana della cultura. È questa una delle zone scavate più di recente del grande complesso archeologico, e chi vi scenderà, passate le due colonne che ne decoravano l'entrata, potrà fare un tuffo nei secoli e vedere in sezione lo spaccato delle civiltà che si sono sovrapposte dall'epoca imperiale fino al medioevo: sarà come affondare un coltello nella storia. La Crypta Balbi è un museo molto particolare: tra tutti i musei romani è quello più attento a ricostruire, attraverso gli scavi, i mutamenti che si sono succeduti nella città, studiandone gli strati che si sono accumulati negli anni. Ha a disposizione un patrimonio enorme da scavare: un intero isolato al centro di Roma, racchiuso travia delle Botteghe Oscure, via Caetani, via dei Delfini e vicolo dei Polacchi, 7.000 mq con un patrimonio edilizio di 40 mila metri cubi, che fino a qualche decennio fa era un cumulo di macerie. La costanza della Soprintendenza archeologica di Roma ne ha fatto una miniera di reperti e un laboratorio. Al mitreo si potrà accedere allungando il percorso che oggi i visitatori fanno per raggiungere l'esedra, scendendo nella parte più bassa dell'edificio, che è di due piani. Il piccolo tempio dedicato al dio Mitra, tra il II e il III secolo, era stato nascostoera un culto segreto negli ambienti che, all'epoca del teatro, I secolo, erano dei magazzini. L'affresco appena rinvenuto era una parte della decorazione delle pareti del tempio. Ma dopo qualche tempo il tempio di Mitra fu abbandonato, e, quasi contemporaneamente, lo stato del grande complesso del teatro, conia cavea, il portico el'esedra, cominciò a deteriorarsi: probabilmente i romani dell'epoca non avevano più i mezzi per curare la manutenzione di edifici così vasti e importanti. Verso il V secolo questi spazi diventano praticamente una discarica, anche se molti dei fabbricati sono ancora usati, come stalle oppure come rifugi. Sulle pareti che ora vengono riportate alla luce si susseguono, dopo gli affreschi del mitreo, altre pitture di minor pregio di qualche dimora patrizia, annerite dal fumo di bivacchi di chi viveva qui in tempi successivi: pentole, stoviglie, ossi di animali coprono i pavimenti. Ma alcune delle stoviglie sono di provenienza nord africana. Testimoniano che per molto tempo, anche quando la città e i suoi edifici erano degradati, le mercanzie continuarono ad affluire a Roma da tutto il bacino del Mediterraneo. Ricchi o meno che fossero, i romani si ar-rangiavano:lo scavo ha portato alla luce un' antica fontana riutilizzata verso il VII secolo come abbeveratoio perle bestie e poco lontano dal punto in cui è stata trovata la danzatrice una grande calcara serviva a fare la calce con gli antichi marmi che si accumulavano tra i detriti. La colonna e il capitello trovati nello scavo, restaurati, saranno ricollocati nel luogo dove stavano anticamente, assieme all'altra colonna gemella che da anni orna l'ingresso del Museo. Una grande scala, chiusa da un muro che forse è stato costruito quando era diventata pericolante, sale a un secondo piano al quale, per ora, non si può arrivare. Chi entra nello scavo si imbatte, al termine di alcuni corridoi, in porte completamente chiuse dai detriti e dalla terra. Sono porte che, aperte, porterebbero in altre stanze che attendono di essere scoperte. Un dedalo di ambienti ancora tutto da sondare, all'interno dei quali possono essere imprigionate altre danzatrici, altri tesori.
Crypta Balbi, affiorano tempio e affresco del II secolo: scoperta la danzatrice di Mitra.
Un affresco del II secolo è stato scoperto durante i lavori di scavo del mitreo, un ambiente situato nelle vicinanze dell'esedra del teatro Balbo a Roma. L'affresco, che rappresenta una danzatrice, è stato trovato sotto un cumulo di terra e sta essere restaurato. Il mitreo è un ambiente che era collocato nelle vicinanze dell'esedra e del portico del teatro Balbo, e contiene reperti archeologici di epoca imperiale e medievale. La Crypta Balbi è un museo che si trova all'interno del complesso archeologico e è noto per la sua attenzione alla ricostruzione della storia di Roma attraverso gli scavi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo