«I1 cantiere è Maxxi ma i soldi sono Mini»: il titolo de l'Unità del 22 gennaio 2005 era ottimista. Perché ora i soldi non ci sono più e il cantiere del Museo delle Arti del XXI secolo di via Guido Reni rischia di fermarsi. I 10 milioni di euro che erano destinati al finanziamento della prosecuzione dei lavori (che procedevano già a ri lento e che avevano fatto slittare la consegna del museo alla seconda metà del 2007) sono stati cancellati (eufemisticamente è stato stralciato l'articolo 33) dal decreto legge sulla pubblica amministrazione (10 gennaio 2006, n.4), licenziato dalla Camera e che lunedì sarà al Senato. E così il Museo progettato dall'architetto anglo-iraniana Zaha Hadid segnerà un'altra battuta di arresto. PREOCCUPATO.«Sono molto, molto preoccupato, non so che pensare» afferma sconsolato Pio Baldi, direttore generale per l'Architettura e l'Arte Contemporanea del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, direzione che ha il compito di seguire passo per passo il progetto. Ha appena saputo del taglio di 10 milioni di euro necessari per far andare avanti il cantiere: «Questa è un'opera pubblica imponente ed è impensabile che possa fermarsi. Anche perché - continua Baldi - un cantiere come quello del Maxxi se si ferma costa allo Stato 300.000 euro al giorno, senza contare il contenzioso che si può aprire con le imprese. Altro che risparmio, questa è una vera e propria diseconomia. Il Maxxi - conclude - non si può fermare, questi soldi bisogna trovarli». «L'approvazione del decreto legge sulla pubblica amministrazione - ha dichiarato in un comunicato Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil del ministero - reca un grave danno ai Beni Culturali» e alla città di Roma che si vede privata di un'opera così importante, e «il ministro Buttiglione viene meno ad un preciso impegno che aveva assunto nel corso di una sua visita al cantiere». La visita in questione era avvenuta il 21 dicembre del 2005, subito prima di una conferenza stampa, presente Zaha Hadid, in cui l'architetto non aveva nascosto la sua preoccupazione, dopo aver constatato che i lavori procedevano ancora troppo lentamente (si è realizzato appena il 25-30 dell'opera). Anzi aveva mostrato suoi analoghi progetti in Germania, partiti insieme a questo romano del Maxxi e già portati a compimento. Il ministro dei Beni Culturali Buttiglione, dopo aver ironizzato sull'efficienza dei tedeschi («vedremo alla fine chi sarà più bravo») e aver giocato a scaricabarile con un rappresentante del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (a cui spetta la realizzazione pratica dell'opera), che a sua volta se l'era presa con i tagli della Finanziaria di Tremonti, si era impegnato a trovarli i soldi per far proseguire i lavori. E qualche giorno dopo erano spuntati fuori i 10 milioni di euro (ora nuovamente tagliati): appena una boccata di ossigeno, però, per un progetto costoso e delicato che, alla fine dei lavori (?) totalizzerà oltre 80 milioni di euro, mentre ad oggi ne sono stati messi a disposizione soltanto 22. Il Maxxi è un progetto complesso e delicato che ha richiesto l'applicazione di sofisticate tecniche di gettata, utilizzando speciali casseforme e casseri venuti dalla Germania e la realizzazione, da parte del consorzio di imprese Navarra e Cerasi, di una centrale di betonaggio a ridosso del cantiere per produrre il particolare tipo di cemento richiesto. E così, mentre l'Ara Pacis di Meier, dopo tante polemiche, sembra giungere in dirittura di arrivo, mentre il Centro Congressi di Fuksas all'Eur sembra essersi sbloccato dall'impasse (vedi l'intervista a Fuksas in altra parte del giornale), il Maxxi della Hadid corre seri rischi di fermarsi. E di togliere a Roma una delle opere di architettura contemporanea su cui aveva puntato.
300mila euro al giorno per il cantiere fermo
Il cantiere del Museo delle Arti del XXI secolo di Roma, progettato da Zaha Hadid, rischia di fermarsi a causa del taglio dei 10 milioni di euro destinati al finanziamento della prosecuzione dei lavori. Il decreto legge sulla pubblica amministrazione, approvato dalla Camera, ha cancellato l'articolo 33 che prevedeva il finanziamento del progetto. Il direttore generale per l'Architettura e l'Arte Contemporanea del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Pio Baldi, è preoccupato e sostiene che il progetto non può fermarsi. Il taglio dei soldi costerà allo Stato 300.000 euro al giorno e potrebbe aprire un contenzioso con le imprese.
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