Ma in Comune l'operazione-salvataggio è stoppata e rinviata conpolemiche IL PROGETTO Unire l'ex carcere e l'ex convento di S. Biagio in un unico polo dedicato a cultura, archivi, biblioteche. È questo lo spirito che anima l'ambizioso progetto da circa 20 milioni di euro per il recupero e la trasformazione di uno degli angoli dimenticati del centro storico cittadino. Nel polo potrebbero trovare posto l'Archivio di Stato, la sezione separata dell'archivio storico comunale e anche di altre istituzioni locali. Complessivamente alle scaffalature saranno riservati quasi 22 chilometri lineari, mentre 6 mila metri quadrati saranno riservati a deposito archivistico. Si prevede inoltre la creazione di sale per la consultazione, laboratori, sale per conferenze, di un auditorium e di una piazza nel vecchio cortile dedicato all'ora d'aria dei detenuti nel vecchio carcere, in passato spazio occupato dagli orti di S. Biagio. Il progetto preliminare, concluso nel 2001, prevede anche un'apertura delia piazza sulle rive del Bacchiglione e l'utilizzo anche della proprietà comunale: la più antica, preziosa e fragile. San Biagio rischia di crollare, ma l'operazione salvataggio non va in porto e slitta alle calende greche. I primi cedimenti sono eia stati registrati e segnalati dall'Archivio di Stato alla Sovrintendenza: il livello di allerta degli esperti è alle stelle, ma in Comune è ancora tutto bloccato. Mercoledì sul tavolo della Giunta si è avvitato per l'ennesima volta uno dei nodi più intricati del centro storico: il recupero dell'ex convento di S. Biagio, in riva al Bacchiglione, agganciato all'ex carcere. La proprietà dell'area è divisa in due: la parte più antica e pregiata appartiene al Comune, quella più moderna delle prigioni, è invece del demanio. Da tempo è stato presentato un progetto per trasferire nell'area la sede dell'Archivio di Stato, oggi alloggiato a Casale, e per creare intorno un polo culturale, bibliotecario, archivistico con annessi servizi come piccoli punti di ristorazione, copisterie, librerie, tabaccherie. Perché il disegno prenda forma, però, serve un donnio intervento da parte del Comune: la collaborazione per la parte di proprietà comunale e soprattutto la variante urbanistica, che trasformi la destinazione d'uso dell'area. Ed è qui che si innestano le frizioni polemiche di questa settimana. Dopo una lunga gestazione tecnica, infatti, l'assessore all'Urbanistica Marco Zocca ha presentato la delibera. In oase alla variante, verrebbe creato un polo archivistico di prevalente interesse pubblico, con un'oasi verde e una passeggiata lungo il Bacchiglione per collegare la zona di Ponte Pusterla con quella di Ponte Novo. L'idea non è nuova. C'era già stata una direttiva di Giunta. Su questi binari si era incamminato anche un ordine del giorno approvato nell'ottobre scorso dal consiglio comunale a larga maggioranza, con l'intento di «salvare S. Biagio, restituendo alla città un patrimonio storico-artistico unico». Il documento votato impegnava la Giunta ad attivarsi presso il ministero dei Beni culturali per sollecitare lo stanziamento di fondi e a giungere entro breve termine alla completa messa a disposizione dell'intera area, liberando i locali attualmente occupati sul retro da un'associazione, da un'impresa artigianale e il parcheggio nella fu chiesa. Nonostante le premesso mercoledì in Giunta Zocca ha dovuto incassare uno stop che congela la variante e rinvia l'operazione a data da destinarsi. Secondo alcuni assessori, infatti, la via della rivita-lizzazione del centro storico e dell'area passa attraverso altri canali, potenziando l'appeal commerciale del polo, ricavando ristoranti e negozi. In questo senso si sarebbe espressa ad esempio Carla Ancora, assessore ai Lavori pubblici. Di fronte all'impasse, è stata presa la decisione, avvallata anche dal sindaco Enrico Hiillweck, di prendersi un altro po' di tempo per riflettere sul da farsi e sulla migliore destinazione d'uso. «La variante è il frutto di un ottimo lavoro - si difende Zocca - e poi non dimentichiamoci che sulla proprietà comunale gravano pesanti vincoli: non ci si può fare un centro commerciale, tanto per essere chiari». Va poi valutato il peso delle attività commerciali: secondarie rispetto al contesto culturale, o primarie con un contorno bibliotecario-archivistico? C'è anche da fare i conti con una legge regionale che ammette soltanto varianti di interesse pubblico finché non verrà adottato il Piano di assetto territoriale. E intanto il tempo passa, «e l'ex convento rischia di crollare», avverte Zocca. L'amarezza condisce le parole di Giovanni Marcadella, direttore dell'Archivio di Stato, che più di tutti si sta battendo per il recupero di S. Biagio: «Stiamo per dare il via allo scavo archeologico, poi saremo pronti per il progetto definitivo: i solai per il progetto ci sono, aspettiamo solo le decisioni del Comune. Non c'è molto tempo: ci sono già stati crolli nella parte demaniale, per i quali abbiamo interessato la Sovrintendenza. Ma ci sono tracce di crolli anche nella parte comunale, dove però non possiamo accedere. Bisogna agire».
Primi crolli a San Biagio. È allarme
Il progetto di recupero e trasformazione dell'ex convento di S. Biagio in un polo culturale, bibliotecario e archivistico è stato fermato e rinviato a data da destinarsi. Il progetto, che prevede la creazione di sale per la consultazione, laboratori, sale per conferenze e un auditorium, è stato presentato nel 2001, ma non è stato ancora approvato. La proprietà dell'area è divisa in due: la parte più antica e pregiata appartiene al Comune, mentre la parte più moderna delle prigioni è del demanio. Il Comune ha presentato una variante urbanistica per trasformare la destinazione d'uso dell'area, ma la decisione è stata bloccata.
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