Modica. Alla conferenza internazionale sui siti archeologici la Libia grande assente per le tensioni con l'Italia Modica. I mosaici raccontano che nel Mediterraneo per secoli popoli con culture diverse hanno parlato lo stesso linguaggio. Un patrimonio che può e deve essere meglio valorizzato, agendo su due livelli: la valorizzazione e la gestione. Presupposto indispensabile per la ripresa di quel dialogo che ultimamente sembra compromesso. E non solo dalle reazioni del mondo islamico alle vignette satiriche su Maometto, ma anche dalla vittoria elettorale di Hamas in Palestina. Di tutto ciò si è discusso nella prima giornata della «conferenza internazionale sulla valorizzazione dei siti archeologici», cominciata ieri a Modica, con la partecipazione di delegazioni di Egitto, Giordania, Israele, Tunisia, Anp, Cipro, Francia, Malta e Algeria. Grande assente la Libia, a causa delle tensioni con l'Italia. Proprio in un momento così difficile nei rapporti tra Occidente e Paesi islamici, il mondo della cultura e dell'imprenditoria assumono un ruolo determinante. «C'è necessita di dialogo per comprendere meglio le ragioni degli altri - ha detto il sottosegretario agli Esteri, Giuseppe Drago - sul pregiudizio vogliamo fare prevalere il dialogo. Per favorire una migliore cooperazione economica e commerciale, oggi bisogna utilizzare la cultura come strumento di crescita. Abbiamo scelto - ha aggiunto Drago - i mosaici perché nel Mediterraneo sono numerosi i siti archeologici che abbiamo immaginato come tessere musive che uniscono i popoli nel tempo e nella storia». Anche il ministero per le Attività culturali, come ha sottolineato il sottosegretario Nicola Bono, è impegnato sul fronte del dialogo coi Paesi della sponda Sud: «Questo si può fare attraverso i percorsi che la cultura ci insegna, essendo l'elemento fondamentale col quale si può costruire un rapporto di collaborazione. L'iniziativa è positiva, noi stiamo facendo una cosa diversa, ma simile negli obiettivi: l'archivio storico multimediale del Mediterraneo che lanceremo a Catania, nel corso di una manifestazione, il 4 e 5 Marzo». Un progetto ambizioso, dunque, che nasce da uno studio della Soprintendente ai Beni culturali di Ragusa, Enza Cilia Platamone, e dell'architetto Carla Maurano grazie a un finanziamento del Por 2000-2006. Un progetto che, come ha sottolineato il direttore generale aggiunto dell'Unesco per la cultura, Mounir Bouchenaki (a giorni diventerà direttore generale dell'Iccrom), «si pone due obiettivi principali: uno tecnico, di tutela e conservazione, e quello di inserire il mosaico nelle politiche di sviluppo del turismo culturale dei Paesi che hanno bisogno di farsi conoscere meglio come la Libia e la Terrasanta». «Possiamo usare - ha aggiunto - l'esperienza italiana sia nel campo tecnico del restauro e della conservazione che nel campo della politica di gestione che è stata sviluppata dall'Italia da qualche anno per i siti che sono sull'elenco del patrimonio mondiale».