L'importanza degli archivi nell'arte contemporanea: ne hanno parlato agli «Incontri del Pan» Dina Carola e Lucia Trisorio , due galleriste storielle che, in modi diversi, con le loro esperienze, in quarant'anni di attività hanno riunito un patrimonio culturale d'inestimabile valore che oggi offrono al pubblico ed agli studiosi, consultabile grazie alla catalo-gazione digitale realizzata dagli esperti del Pan. «Un database con centinaia d'immagini e testi stratificati che - -spiega Marina Vergiani, direttore del dipartimento "Cultura e documentazione" del Pan - s'intrecciano tra loro e rimandano ad altre storie creando una mappa fluida di informazioni per una narrazione a più livelli». Tra le acquisizioni più recenti, i materiali dello Studio Trisorio fondato nel 1974 da Pasquale Trisorio e sua moglie Lucia, che ne ha illustrato la storia attraverso i documenti raccolti già dagli anni '60, quando la loro attività si svolgeva a villa Orlandi ad Anacapri. Il soprintendente archivistico Maria Rosaria de Divitiis ha ricordato la mostra «Le carte dell'arte» con la quale, per la prima volta, Lucia Trisorio ha permesso che l'album di famiglia con testimonianze degli artisti, spesso stranieri, da loro invitati a Napoli - lettere, autografi, cartoline immagini di Ettore Spalletti, Marisa Merz, Joseph Beuys - diventasse bene comune. Dina Carola nella video-intervista ripercorre la vicenda della sua galleria - quando ancora si chiamava Il Centro -, dunque di come negli anni '60-'70 si è evoluto il gusto dei napoletani «dapprima scioccati, con reazioni quasi buffe» quando li invitava a vedere, e a comprare, opere di Fontana, Capogrossi, Dorazio e poi «grati e contenti di aver sostituito quadretti in passepartout con altro genere di opere». Ancora in dubbio se considerarsi collezionista o gallerista, intanto, Carola annuncia l'uscita del catalogo cronologico che registra l'intera attività della sua galleria. «L'archivio d'arte contemporanea - conclude Stefania Zuliani dell'Università di Salerno - è una contraddizione in termini, ma è un paradigma per il fare artistico».