Dai Budda di Bamiyan al ponte di Mostar gli attentati colpiscono luoghi emblematici Maurizio Assalto La cupola d'oro della moschea sciita di Samarra, distrutta ieri dai terroristi sunniti, come i "Budda di Bamiyan colossali testimonianze della civiltà gandhara in Afghanistan, polverizzati a cannonate dai telebani, giusto cinque anni fa, in un sinistro preludio di quel che sarebbe stato quel 2001. Capolavori artistici, ma anche catalizzatori di forti appartenenze, religiose o culturali. Le guerre, più o meno dichiarate, anche quelle striscianti e asimmetriche del terrorismo internazionale, colpiscono gli uomini ma più ancora i simboli, e gli uomini soprattutto in quanto simboli, o in quanto frequentatori di luoghi-simbolo (per restare all'11 settembre: le torri del World Trade Center, svettante immagine della potenza economica americana, il Pentagono sede della potenza militare). Un copione che si ripete. Un tragico dejà-vu, in cui le parti dei buoni e dei cattivi si scambiano di continuo. Nel 1999 era toccato ai monasteri ortodossi del Kosovo, millenarie testimonianze di arte e di fede della minoranza serba devastate dai guerriglieri albanesi dell'Uck (che però stavano difendendo il loro territorio dall'aggressione dei serbi di Milosevic). Nel 1993 era venuto giù il vecchio ponte a schiena d'asino di Mostar, costruito quattro secoli prima dagli ottomani e abbattuto dai croati a colpi di granata in una delle guerre balcaniche che hanno insanguinato lo scorso decennio: un ponte, ossia appunto una struttura nata per congiungere, un simbolo tangibile che solcando la Neretva univa Occidente e Oriente, e senza il quale la Bosnia perdeva la sua ragion d'essere. Oggi come nei tempi più antichi, colpire un simbolo è qualche cosa di più devastante che colpire un singolo uomo (anche l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d'Austria, fu ucciso per quel che rappresentava): è come uno tsunami che amplifica la sua potenza attraverso le masse, con effetti che possono diventare incontrollabili. Dopo l'attentato alla moschea di Samarra, l'Iraq sembra di nuovo sull'orlo della guerra civile. Significa che nel farsi della storia i sentimenti - religiosi, nazionali, identitari - hanno più peso dei fattori materiali, che cioè, in termini marxiani, le sovrastrutture ideologiche hanno più capacità mobilitante delle strutture economiche, e che insomma ancora una volta il materialismo storico ha fallito le sue previsioni? «Ma questo non lo pensa nessuno, nemmeno i più ortodossi!», esclama Luciano Canfora, storico antichista e marxista non pentito. «A determinare la storia sono sempre le interazioni tra fattori economici e cultura, sensibilità, accumulo coscienziale. La moschea di Samarra è stata prescelta perché si sapeva di andare a colpo sicuro». Qualche cosa di simile era accaduto a Atene durante la guerra del Peloponneso: «Una notte vennero decapitate tutte le erme della città, il che indusse molti a credere, irrazionalmente, che si stesse preparando un colpo di Stato. Una provocazione, come si sarebbe detto ai tempi del compagno Stalin. Ne nacque una caccia alle streghe». I simboli religiosi sono quelli che hanno il massimo potere mobilitante. Lo sapeva bene anche Garibaldi, che nel 1860, presa Napoli, si scontrò con l'ostilità del cardinale deciso a non produrre per quell'anno il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro. «L'analogia con i fatti di oggi è evidente», fa notare Canfora: «Il popolo napoletano l'avrebbe preso come un segno dell'ostilità divina al conquistatore, si sarebbe ribellato. Ma l'Eroe dei due mondi ordinò che il miracolo si facesse».
La strage dei luoghi simbolici
L'attentato alla cupola d'oro della moschea sciita di Samarra è un esempio di come i simboli culturali e religiosi siano colpiti dai terroristi. Questo tipo di attacco è stato visto in passato, come ad esempio l'attentato ai Budda di Bamiyan in Afghanistan e il colpo di granata al ponte di Mostar in Bosnia. Questi attacchi hanno un impatto devastante sulla società e possono amplificare la loro potenza attraverso le masse. L'autore sostiene che i sentimenti religiosi, nazionali e identitari hanno più peso delle strutture economiche nella determinazione della storia.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo