Sigilli a Palazzo Fiumetorto. Dopo sessantanni di degrado la magistratura ordina il sequestro dell'edificio costruito nel Cinquecento in piazza San Nicolò all'Albergheria..E Comune: "Subito il recupero". Dopo i bombardamenti dell'ultima guerra crolli in serie e intere parti sventrate. L'assessore Milone "Adesso la bonifica dall'estate il restauro che durerà due anni". CASTELLO D'ACI II settecentesco castelletto del principe d'Aci in corso Pisani a più di un anno di distanza dal sequestro è in fase di recupero VILLA MATTALIANO Al posto della cappella un deposito di materiale edile e rifiuti: alla piana dei Colli sequestro e violazione dei sigilli VILLA LAMPEDUSA Sequestrata per degrado nello scorso ottobre diventerà secondo i proprietari un museo con centro congressi. Una parte sarà abitata PRIMA del recupero, sono arrivati i sigilli. L'odissea di un edificio del Cinquecento, Palazzo Fiumetorto Giallongo, di proprietà del Comune e trasformato in discarica, è culminata ieri nel sequestro, ordinato dalla magistratura. Le cause: degrado e abbandono. Da Palazzo delle Aquile promettono tempi brevi per invertire la rotta: «Domani partirà l'opera di bonifica e saranno chiuse tutte le vie d'accesso. Entro maggio sarà bandita la gara d'appalto per il ripristino dell'edificio e in estate cominceranno i lavori che dureranno circa due anni». Il mese scorso, dopo oltre sei anni di stallo, la giunta comunale ha approvato il progetto esecutivo: Palazzo Fiumetorto diventerà un centro sociale con assistenti, psicologi, alloggi residenziali e botteghe nel cuore del centro storico. Costruito nel Cinquecento e restaurato duecento anni più tardi, Palazzo Fiumetorto, che domina piazza San Nicolò all'Albergheria, è andato incontro nel Novecento a un destino infelice: bombardato durante l'ultima guerra, abbandonato al degrado, con crolli periodici più o meno gravi, intere parti sventrate per fare spazio ad alloggi popolari mai realizzati o trasformate in discarica. Adesso l'edificio che porta anche il nome di Bernardo Giallongo, autore del recupero del 1771, ieri è stato sequestrato dal nucleo Tutela patrimonio artistico della polizia municipale. Un provvedimento disposto dal gip Gioacchino Scaduto, su richiesta del pm Amelia Luise. Del restauro si cominciò a parlare negli anni dell'amministrazione Orlando, autrice nel 1999 del progetto originario. Al Comune si accorsero, però, che per poter usare i fondi europei del Programma operativo plurifondo '94-99 era necessario dimostrare la capacità di spesa e presentare i consuntivi degli appalti portati a termine. Agli inizi del 2000 l'assessorato regionale alla Presidenza ricevette tutti i registri. Per il via libera sembrava mancare poco, ma la possibilità di utilizzare i fondi arrivò solo due anni più tardi. Dopo una lunga permanenza negli uffici regionali e il lungo esame della Corte dei conti, chiamata in causa dalla Presidenza per un parere, arrivò lo stop del Genio civile, tenuto a decidere sulla deroga alle norme sismiche, infine ottenuta. Intanto però, nel 2002, un'ala del palazzo, sventrata negli anni Ottanta per costruirvi alloggi popolari, era crollata: sei persone rimasero ferite, e fra di loro tre bambini di 2, 3 e7anni. Dei tratti architettonici originari oggi resta ben poco: il colore rosa del prospetto, le colonne in marmo, i bassorilievi sulle finestre e il fregio araldico sono vittime del tempo, abbandonate all'incuria. Un mese fa il via libera della giunta comunale al recupero. I lavori, giunti al capolinea burocratico ma ancora lontani dalla messa in cantiere, interesseranno una superficie di 1.579 metri quadrati. L'importo complessivo dell'opera è di tre milioni446 mila euro, mentre la base d'asta sarà di duemilioni393 milaeuro. Il progetto interessa anche le strutture interne, con il rifacimento dei solai e l'eliminazione delle parti non originali. Ma soprattutto il prospetto, con la scalinata e la quinta scenografica, dovrebbe tornare ai fasti delle origini.