IO PENSO CHE... LA VILLA DEL CASALE di Piazza Armerina è una icona della Sicilia, l'immagine dei più alti valori culturali storici e archeologici della nostra Sicilia. Essa è visitata da decine di migliaia di turisti, soprattutto stranieri, attratti da mosaici di rara bellezza, intonaci parietali dipinti, da rivestimenti marmorei policromi e decorazioni a stucco marmorino. La conservazione di tali preziosità sopravvissute agli eventi calamitosi che hanno colpito la Villa intorno agli anni 1000 D.C., ha indotto, circa cinquant'anni fa, l'architetto Minissi a sperimentare un originale sistema di copertura degli ambienti della villa che potesse preservare il complesso delle opere musive, dei dipinti e dall'apparato decorativo presenti tra i resti archeologici della villa romana del casale. Tale sistema di copertura consisteva nella costruzione di tettoie in metacrilato di polimetile (perspex) ritenuto di assoluta trasparenza, impermeabilità, resistenza agli urti, alle rotture e ai danneggiamenti. La soluzione di Francesco Minissi era geniale ed ebbe il consenso entusiasta di critici, esperti e archeologi di valore internazionale quali, tra gli altri, Carlo Ludovico Ragghianti, Bruno Zevi, Cesare Brandi, Luigi Bernabò Brea; Brandi, in particolare, sostenne il progetto Minissi con fermezza, acume dottrinario e irraggiungibile sensibilità critica rivolta al restauro di resti archeologici e alla conservazione di materiali musivi di inestimabile valore. Affermava Brandi, nelle sue note sulla Sicilia, che andava esclusa ogni soluzione di ripristino della villa e doveva evitarsi che muri e immaginarie finestre invece che ad un restauro, portassero ad «un inqualificabile sconcio», un falso architettonico che inglobasse, mortificandoli, i pochi resti architettonici. Minissi realizzò il suo progetto con le coperture in perspex, con la chiusura a vetri di alcuni vani, con la realizzazione di strutture metalliche povere, talvolta poggianti su pavimenti musivi e utilizzando i resti dei muri antichi, completandoli sino all'altezza di circa due metri con muri di «sacrificio», per i camminamenti dei visitatori. Il progetto Minissi ebbe, in verità, nel corso dei decenni passati, più che qualche inconveniente: il surriscaldamento degli ambienti per via dell'effetto serra; il degrado del perspex di copertura; l'ossidazione dei materiali ferrosi adoperati; un certo disordine nei percorsi di visita con saliscendi «dei muri di sacrificio» costringendo i turisti visitatori, anche se anziani e disabili, ad acrobazie; scalette in ferro di grossolano design e camminamenti anche su pedane lignee coprenti pavimentazioni musive. I danni dell'opera di conservazione e preservazione della villa sono stati, negli ultimi anni, raccapriccianti. Per ovviare al degrado che mette in forse la sopravvivenza delle straordinarie testimonianze della villa di Piazza Armerina, è stato predisposto un progetto di oltre 18 milioni euro, dei quali otto milioni destinati alle opere necessarie al rifacimento delle coperture, alla nuova sistemazione dei camminamenti per la visita, all'allontanamento delle acque e alla sicurezza da nuovi atti vandalici. Quattrini benedetti anche se un po' tardivi. Ma qui vengono i guai. Nonostante i guasti e i degradi più sopra succintamente rilevati, nel 1997 la Villa del Casale è stata inserita nel World Heritage List dell'Unesco che si riferisce alla Convenzione Internazionale per la Protezione del Patrimonio Mondiale della Umanità e nel 2004 oltre un centinaio di personalità scientifiche hanno indirizzato all'Unesco un appello perché sia conservata, nei suoi valori e criteri, la copertura prevista dal Minissi quale esempio di architettura contemporanea da riproporre, attraverso l'aggiornamento tecnologico finalizzato al controllo della luminosità e del microclima, per la conservazione di un complesso archeologico e museale dichiarato Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Una copertura con lastre di vetro antisfondamento e atermico, che non lasciano passare i raggi ultravioletti, e dalle colorazioni più opportune, dal nero ai grigi, agli azzurri sino al bianco, poggiate su incavallature e sostegni in acciaio inossidabile, sarebbe stata la soluzione ideale, quella voluta da Minissi, in materiale moderno, tale da assicurale semplicità, chiarezza costruttiva, controllo del microclima e della luce necessaria alla visione corretta dei mosaici e degli altri apparati decorativi. Il progetto disposto dal Centro Regionale per la progettazione e il restauro, al contrario di quanto voluto da Minissi, da Brandi e dalll'Unesco, prevede invece una copertura lignea, protetta da un manto di rame e poggiata su capriate di legno, nonché la ricostruzione dei muri di ambito dell'intera villa, sia pure con pannelli di limitato spessore che comporta una lettura degli apparati musivi con illuminazione artificiale per correggere il falso-antico della penombra data dalla copertura opaca che esige anche complessi sistemi di ventilazione forzata degli ambienti interni della villa. E resta come un macigno il problema della visione dall'esterno della villa, ricostruita oggi ad immagine (presunta) di quella antica che non esiste più. Rischiamo di avere, a restauro completato, un falso gigantesco? Una villa, quasi di cartone, pseudo antica, con una copertura da «fienile» (Brandi), invece che resti archeologici che richiamano all'individuale immaginazione la visione incantata e fascinosa di ruderi romani ricchi di mosaici, protetti e conservati in una scatola di vetro degli anni 2000. professore ordinario di Urbanistica all'Università di Palermo
Villa del Casale, rimediare ai darmi della copertura
La Villa del Casale di Piazza Armerina è un'icona della Sicilia, famosa per i suoi mosaici e decorazioni archeologiche. Nel 1997 è stata inserita nel World Heritage List dell'Unesco. Tuttavia, la copertura originale progettata da Francesco Minissi nel 1970 è stata degradata nel corso degli anni. Per risolvere il problema, è stato predisposto un progetto di oltre 18 milioni di euro per il rifacimento delle coperture, la nuova sistemazione dei camminamenti e la sicurezza. Tuttavia, il progetto proposto dal Centro Regionale per la progettazione e il restauro prevede una copertura lignea, protetta da un manto di rame, che potrebbe alterare la visione dei mosaici e degli altri apparati decorativi.
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