Ogni intervento di riqualificazione dovrà prevedere il 2 di opere creative. Veltroni: «Rivoluzione» ARTE per la città che cambia. Arte come fattore di sviluppo urbano. È stata presentata ieri, in un apposito convegno nella sala della Protomoteca del Campidoglio, la delibera, pronta per l'approvazione in giunta, definita dal sindaco Veltroni e dall'assessore all'Urbanistica, Roberto Morassut, «rivoluzonaria», e non solo per Roma. Ogni progetto di riqualificazione urbanistica, compresi quelli già avviati con gli articoli 11 e gli artìcoli 2, dovranno contenere interventi artistici, in una quota non inferiore al 2 per cento del costo complessivo. Questa norma varrà per tutte le tipologie di opere pubbliche di nuova costruzione e di ristrutturazione edilizia ed urbanistica. Per quanto riguarda, ad esempio gli articoli 11, significa investire circa 10 milioni di euro in opere artistiche. Particolarmente soddisfatto il sindaco Veltroni, che ricorda come «quando mi trovavo al Ministero per i Beni culturali, cercai di introdurre questo meccanismo, strategico per la salvaguardia della qualità e della bellezza delle opere pubbliche, attraverso una formula che consente all'artista di partecipare ai progetti. Questo non significa statalismo -precisa Veltroni - ma trovare la giusta combinazione tra pubblico e privato. Per Roma si tratta di una novità rivoluzionaria con la quale ci si libera finalmente dall'idea che tutto ciò che di bello ci può essere sia stato già fatto. Una visione catastrofica dell'arte contemporanea che può dare al contrario un fortissimo contributo alla qualità dei progetti. Spero che questo provvedimento sia esemplare per i1 resto del Paese, perché l'arte è una risorsa straordinaria». Ad entrare nel particolare della nuova delibera, l'assessore Morassut: «questo provvedimento di fatto rientra in una serie di iniziative, in parte già avviate e che ha come finalità quella per cui l'elemento artistico non rappresenti più un lusso ma una parte essenziale di tutti i progetti urbanistici. Una politica - spiega Morassut - che già è stata avviata, ad esempio con l'ex mattatoio di Testaccio, dove sorgerà la città delle arti e dove avranno sede oltre all'Accademia delle Belle Arti, le sovrintendenze, la scuola di ballo di Testaccio, e vari laboratori dedicati agli artisti». Diverse dunque le novità che verranno introdotte dalla delibera di giunta, che passerà al vaglio del collegio degli assessori probabilmente già dalla seduta di oggi pomeriggio. «Vi è inserita anche una norma importante per il rilancio del tessuto artistico della città, quella cioè sulla destinazione d'uso dei locali dove gli artisti svolgono il proprio lavoro, che spesso poi corrisponde anche alla propria abitazione». La nuova delibera è il risultato di un lungo lavoro svolto da una Commissione ad hoc, composta da Bruno Civello, del Miur, Patrizia Ferri di Miur Afam, Anna Maria Tato del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Gaetano Castelli e Gabriele Simongini dell'Accademia delle Belle Arti di Roma, Daniela Forti della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, Manuela Crescentini dell'Archivio di Arte Contemporanea Crispolti e da Alberto Abruzzese, oltre ovviamente ai tecnici dell'assessorato all'Urbanistica, della Sovrintendenza comunale e dai dipartimenti capitolini interessati. Un lavoro di equipe, insomma, per segnare il futuro di una città, la nostra, in cui l'arte non significa solo «museo» ma il saper ritrovare quell'arte «pubblica» che ci ha dato un prestigioso passato e riproiettarla nel futuro urbanistico della città.