PHILIPPE de Montebello, 70 anni, parigino di nascita ma laureato ad Haryard ed americano dal 1955 è, da 29 anni, l'ottavo direttore nella storia del Metropolitan, forse il più prestigioso museo al mondo; nessuno ha mantenuto così a lungo la carica. L'uomo sa affascinare: le visite al museo, che spesso guida, sono assai appetite dalle signore della buona società di New York. E di certo, sa fare - come usa dire - buon viso a cattivo gioco. «Il traffico clandestino di materiali archeologici, nel passato è esistito; anche se i musei comperavano, sovente, in buona fede: senza sapere l'origine illecita dei reperti. Da qualche tempo, anche quelli americani sono diventati assai più cauti: tutto è cambiato; si acquista in modo assolutamente più accorto». Ma è sempre un mercato assai imponente, non è vero? «Chi parla di 100 milioni, chi perfino di quattro miliardi di dollari all'anno; ma non mi sembrano cifre in cui si possa credere: anzi, le valuto parecchio esagerate». Comunque, un fenomeno da combattere e da stroncare. «Non è certo interesse dei grandi musei coltivarlo. Noi riteniamo che il patrimonio artistico di ogni civiltà vada preservato, ed esposto in modo se possibile contestuale; e quest'accordo dimostra che intendiamo agire a questo scopo: con questo esatto line. Noi ci impegniamo ad acquistare solo con certezza, e secondo criteri assolutamente etici». Il Metropolitan sta rinnovando assai profondamente la propria sezione di archeologia greco-romana. «Ad aprile 2007, inaugureremo altri 8 mila metri quadrati di esposizione; e così, in totale, ne avremo 12 mila». Anche con donazioni in denaro di Shelby White, vedova di Leon Levy; nella loro collezione, ci sono otto importanti pezzi che il nostro Paese rivendica: stessi mercanti e stessi scavi clandestini di quelli ora restituiti. «Di questi reperti, noi ne esponiamo uno, in prestito. Finché saranno rivendicati, non ne esporremo altri. Quello che è nelle nostre vetrine è stato oggetto di discussione con le autorità, gli esperti e i legali italiani; a tutti pare meglio non ritirarlo, non nasconderlo. Ma so che la signora White è disposta, anzi desidera, trovare un modo per risolvere questa vicenda; e credo che questo tema sarà affrontato nel futuro prossimo, cioè tra non molto». L'accordo che lei ha appena firmato rappresenterà un prototipo anche per gli altri musei americani? «E' un accordo importante e vantaggioso. Ci permette di diventare partner di un Paese dove l'archeologia è molto rilevante, come il vostro. Finita la ristrutturazione del museo, assumeremo, con borse di studio, degli archeologi, per poter compiere scavi in Italia. Sono assolutamente certo che anche gli altri musei, americani e non, dovranno tener conto di tutto ciò». .