Archeologia rubataFirmato ieri l'accordo: il celebre "Cratere" tornerà in Italia entro il 2008. «Una svolta nella lotta al traffico clandestino», dice Buttiglione. Intanto il "Met" diventa partner dell'Italia e guarda ai nuovi "prestiti" MAI una resa fu siglata forse con altrettanto fàir play: tutti felici, tutti contenti; Philippe de Montebello, il direttore del Metropolitan Museum di New York, rasenta perfino l'autocritica: «L'accordo corregge gli errori del passato, apre la strada a nuove norme legali ed etiche; un trattato-pilota, che può valere per tutti gli altri musei, americani e non»; il ministro dei Beni culturali, Rocco Buttiglione, è raggiante; «L'Italia ha vinto, il "Met" non ha perso; ci hanno guadagnato la cultura e l'amicizia tra i due Paesi». Dalle 15.51 di ieri, il momento della firma, il celebre Cratere di Eufonio, acquistato nel 1972 dal "Met" per un milione di dollari, altri quattro importanti vasi (due ascritti al Pittore di Dario e a quello di Berlino), e il corredo di 15 argenti ellenistici scavati a Morgantina (pressoché un unicum), sono diventati proprietà del nostro Paese; i vasi torneranno subito (e a spese del "Met"), il Cratere entro il 15 gennaio 2008 e gli argenti entro il 15 gennaio 2010, ma fino ad allora saranno in mostra come un prestito dichiarato del nostro Paese. In cambio il museo diverrà un partner culturale dell'Italia (e una "vetrina" sulla Fifth Avenue per la nostra Penisola): compirà degli scavi da noi, potrà studiare, restaurare ed esporre quanto sarà stato trovato, e provvederemo anche a colmare, con dei prestiti a rotazione, il vuoto rimasto nelle sue vetrine. Il ministro Buttiglione dice: «E' una svolta nella lotta al traffico clandestino»; difficilmente altri musei americani potranno infatti non sottoscrivere un documento analogo (in cui si dichiara che «il museo aborre lo scavo illecito e non secondo i metodi scientifici, ed il furto di reperti»), se non al prezzo di trovarsi esclusi dalle grandi mostre e inclusi in una lista di "cattivi", anche per l'opinione pubblica del loro Paese; un agreement di questo genere non pare lontano nemmeno per Shelby White, amica personale di Clinton, uno dei trustees dei Metropolitan, finanziatrice della nuova ala del museo, nella cui collezione otto sono i pezzi contestati: inoltre, sembra prossimo anche un accordo di cooperazione culturale tra Italia e Svizzera, che potrà stroncare il "mercato nero", visto che proprio la Svizzera ne è sempre una tappa obbligata. Paola Severino, l'avvocato di Roma che assiste il Metropolitan, sottolinea, a ragione, i «grandi contenuti simbolici e innovativi» dell'agreement, gli «scopi comuni» che l'hanno reso possibile, la valenza culturale e anche il significato di prototipo assoluto che esso assume. Con Philippe de Montebello, sotto gli occhi del ministro Bottiglione, firmano i due capi dipartimento interessati, Giuseppe Proietti e Francesco Sicilia; l'avvocato dello Stato Maurizio Fiorilli spiega che «la battaglia è appena agli inizi»; il processo Getty è ancora in corso, «ci sono contatti - dice Buttiglione anche con altri musei, e non solo americani»; i carabinieri (il generale Ugo Zottin e il colonnello Ferdinando Musella) raccontano che tale è stata la massa delle prove raccolte, da aver costretto il "Met" ad arrendersi all'evidenza dell'avvenuto trafugamento: ecco le foto polaroid degli oggetti ancora frantumati e sporchi di terra, freschi reduci dallo scavo clandestino, trovate a Ginevra, nel deposito di Giacomo Medici. Proietti, che è un archeologo ed ha anche diretto gli scavi di Cerveteri prima di assurgere ai vertici ministeriali, spiega, a chi glielo chiede, che «le Greppie di Sant'Angelo, da cui certamente, o quasi, proviene il Cratere di Eufonio, da 30 anni sono demaniali, per prelazione sull'acquisto di due noti adepti al traffico clandestino», lo stesso Medici e Mario Bruno, ormai defunto. Si rincorrono i grandi principi: «Nasce una nuova forma di condivisione del patrimonio storico e artistico», continua Buttiglione; Montebello esprime «ammirazione e gratitudine per il meraviglioso spirito di collaborazione ed amicizia», e al generale Zottin chiede un modellino della "lanterna" che i carabinieri indossano con l'alta uniforme, poiché la stampa americana ha pubblicato una vignetta, in cui appunto un carabiniere lo rincorre. L'occasione è alta e solenne: un primum nella storia delle relazioni tra Paesi e musei e anche tra Stati; ma il clima è sereno e disteso. Eufronio era il massimo vasaio attico; è vissuto tra il 540 e il 470 avanti Cristo; di sue creazioni, ce ne restano non più di una trentina, e tre sono a Villa Giulia. Tra breve, saranno (per fortuna, e dopo tanti sforzi) quattro: con quello che è unanimemente ritenuto uno dei suoi capolavori assoluti. Sopra, uno degli argenti di Morgantina. Accanto, la vignetta sul Vaso di Eufronio pubblicata sul "New York Observer". Sotto, il direttore del Met, Philippe de Montebello (a destra) e il ministro Rocco Buttiglione ieri per la firma dell'accordo